Dopo la vittoria in Australia, la Mercedes si è ripetuta in Malesia con una “passeggiata” a due guidata da Lewis Hamilton.

Agli altri sono rimaste li briciole di un terzo posto, guadagnato dalla Red Bull di Sebastian Vettel – stranamente nel ruolo di inseguitore – e dalla Ferrari di Fernando Alonso, non ancora in grado di reagire alle mosse degli avversari. Assenti ingiustificati i due della McLaren e della Williams.

Velocità o consumo capillare, qual è l’arma della Mercedes? Dopo due gare – a dire il vero – la W05 ha dimostrato di avere entrambe; la Power Unit di Stoccarda infatti garantisce da una parte molta potenza, dall’altra un consumo di carburante davvero ridotto. Per farla breve gli uomini di Berckley hanno compreso sin da subito la rinnovata importanza dei motori e, piuttosto che avventurarsi in esperimenti aerodinamici poco felici, vedasi la Lotus, hanno preferito concentrarsi su di essi. Finora la scommessa sembra pagare.

Dietro tutti vicinissimi, ma esiste un vero rivale? A Melbourne c’era la McLaren, in Malesia la Red Bull – per la prima volta senza l’imbroglio – a dare del filo da torcere alla vettura tedesca, in Bahrain potrebbe esserci addirittura un terzo inseguitore. Se questo elemento di incertezza aumenta lo spettacolo, d’altro canto non aiuta l’economia del mondiale, che non a tutt’ora non possiede nessuno con la continuità dei leader, i quali traggono i propri vantaggi misurandosi con un rivale unico e sempre diverso.

Ferrari F14T: “oggetto non identificato”. Come un corpo sconosciuto nei radar dell’intelligence americano nella Guerra Fredda, così la vettura di Fernando Alonso e Kimi Raikkonen si presenta al Circus. Nei test invernali sembrava quella messa meglio, in Australia ha avuto la scusante dei problemi di natura elettrica, e nell’uscita malese ha fatto vedere qualche segno di recupero, anche se la distanza dai primi sembra aumentare inesorabilmente. Con quale faccia – del diamante – si presenterà in Medio Oriente?

Williams, dove i panni si lavano in casa… Il Gran Premio della Malesia si conferma la prova del 9 per le convivenze tra compagni di squadra. Lo scorso anno toccò alla coppia Vettel-Webber, quest’anno al neonato duo Massa-Bottas. Tra i due sono affiorate le prime tensioni quando, nell’ultimo stint, il finnico risultava più veloce del paulista, il quale non si è spostato disattendendo l’ordine di scuderia, ha conservato la propria posizione a scapito del team-mate (e dei suoi nervi). Avrà preso la chiamata come un pesce d’aprile anticiapto? In effetti Smedley poteva trovare parole diverse dal “Felipe, Valtteri is faster than you”, remake del celebre comando del GP di Germania del 2010.

FIA: Ricciardo, nemico pubblico numero 1. Se a Melbourne la penalità per Daniel Ricciardo era stata sacrosanta, quanto avvenuto a Sepang è al limite della denuncia per accanimento. Non solo l’australiano ha perso un giro ai box, ma è stato anche penalizzato per “unsafe release” – nonostante non avesse nemmeno percorso tutta la pitlane – per poi esser definitivamente eliminato dalle noie tecniche della vettura. Si rasenta pericolosamente il fondo, quando a fine gara gli è stata attribuita un’ulteriore penalizzazione di 10 posizioni per il Bahrain, manco avesse percorso un giro contromano senza casco. Non manca il paradosso: hanno condannanto più volte Ricciardo, senza accorgersi minimamente che – nel secondo pitstop – l’addetto al carrello anteriore non aveva nemmeno la tuta ignifuga.

Insomma, che sia il dominio della Mercedes, o l’incubo FIA, due indizi fanno una prova…

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Andrea Giustini


Stop&Go Communcation

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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2014/04/40949128_124183032014-1024x682.jpg Sepang – Quando due indizi fanno una prova..