Stavolta i detrattori della Red Bull avranno qualcosa su cui meditare: a Sepang, in un Gran Premio che sulla carta doveva esasperare i limiti di affidabilità del pacchetto RB6, Sebastian Vettel e Mark Webber hanno tagliato il traguardo indisturbati firmando la prima doppietta stagionale del 2010, palese dimostrazione di forza in grado di far suonare il campanello d’allarme nei box di Ferrari e McLaren.  

La cavalcata solitaria del duo Red Bull, con Vettel sufficientemente scaltro al via tanto da sopravanzare subito il driver Mercedes Nico Rosberg e il compagno di squadra Webber, ha contribuito a mettere un po’ in ombra le performances dello stesso figlio d’arte e del velocissimo Robert Kubica, quarto al volante della Renault dopo l’ottima piazza d’onore conquistata una settimana fa in Australia. Primo risultato utile sistemato in cassaforte per Adrian Sutil, che dopo essere incappato nella malasorte a Sakhir e Melbourne ha ritrovato in Malesia la gioia della top ten concludendo al quinto posto una gara d’attacco.  

E’ riuscita soltanto a metà la furiosa rimonta dell’ex campione del mondo Lewis Hamilton, sesto allo sventolare della bandiera a scacchi nonostante i numerosi sorpassi effettuati. Domenica da segnare sul calendario per il ferrarista Felipe Massa, che pur partendo dietro al compagno di colori Fernando Alonso è riuscito nell’impresa di restare a lungo davanti allo spagnolo salvo poi festeggiare un settimo posto in grado di lanciarlo al comando della classifica generale in vista del Gran Premio della Cina.  

Non convince Jenson Button, che a Sepang ha sbagliato la scelta delle gomme trascorrendo l’ultima parte della corsa a difendersi, peraltro non così efficacemente, dagli assalti di Massa e Alonso. I primi punti iridati ottenuti nel terzo round del campionato premiano la crescita del 20enne Jaime Alguersuari, capace di lasciarsi alle spalle il rookie Nico Hulkenberg, decisamente più reattivo nel confronto con Rubens Barrichello, e il compagno di marca Sebastien Buemi, apparso a tratti impacciato nelle fasi di sorpasso. Week-end sfortunato per Alonso, costretto alla resa per un guasto mentre si trovava in lotta con Button. Il ferrarista sperava di raccogliere qualche punticino, ma lo stop imprevisto gli ha tarpato le ali.  

Soddisfazione contenuta in casa HRT, con Karun Chandhok e Bruno Senna per la prima volta insieme al traguardo sebbene in quindicesima e sedicesima piazza. Meglio ha fatto Lucas Di Grassi, abile nel risparmiare il carburante della Virgin assicurando alla vettura progettata da Nick Wirth il quattordicesimo posto finale a tre giri dal vincitore.  

L’impianto di Sepang ha anche mietuto vittime illustri, con Michael Schumacher e Vitantonio Liuzzi finiti fuori dai giochi per ragioni a loro non imputabili nelle concitate prime fasi della gara. Ancora peggio è andata all’incredulo Pedro de la Rosa, fermato da un problema al motore nel giro di allineamento.  

Chi sale  

Sebastian Vettel (voto 10): La domanda è di quelle destinate a far discutere a lungo. Quanti punti si ritroverebbe oggi in classifica se in Bahrain e in Australia la Red Bull non avesse deciso altrimenti? Non proprio perfetto in qualifica, dove in condizioni climatiche mutevoli Sebastian preferisce non azzardare la mossa (vincente) delle gomme intermedie montate in Q3 dal suo compagno di squadra Mark Webber, ‘Wonder Boy’ recupera con gli interessi al via quando in un sol colpo ha la meglio sia su Nico Rosberg che sul poleman australiano. Da quel momento in poi la gara è virtualmente finita, perché soltanto l’ennesimo inconveniente tecnico avrebbe potuto privare Vettel di una meritatissima vittoria. Fortunatamente per lui a Sepang tutto procede per i binari giusti, indirizzando il tedesco verso la seconda posizione in campionato a pari punti con il ferrarista Fernando Alonso. Impeccabile, certo, ma da qui al ‘season finale’ di Abu Dhabi le due misere lunghezze che ora lo separano dalla vetta della classifica potrebbero rappresentare un ostacolo ai suoi sogni iridati.   

Adrian Sutil (voto 8): Zero punti nei primi due Gran Premi, dieci nel terzo round di Sepang. Dopo un avvio di stagione piuttosto sfavorevole, il driver della Force India riesce grazie al quinto posto conquistato in Malesia a sopravanzare in graduatoria il pur validissimo compagno di squadra Vitantonio Liuzzi, rimasto suo malgrado fermo a quota otto lunghezze in seguito al ritiro patito domenica. Senza dubbio la VJM03 ha tutto da perdere nel confronto con Ferrari, McLaren e Red Bull, ma nelle mani di Sutil e Liuzzi può puntare a qualche exploit spingendosi in un prossimo futuro forse persino sul podio.  

Felipe Massa (voto 7): Scattato come un fulmine dalle retrovie dopo il pasticcio strategico della crew Ferrari nelle qualifiche del sabato, il brasiliano si porta subito al quattordicesimo posto girando su tempi interessanti. Nelle prime fasi, con le gomme a mescola dura, fatica a tenere il ritmo di Lewis Hamilton, ma è saggio nell’impostare la sua gara sulla distanza tanto da avere poi ragione della McLaren di Jenson Button a dodici tornate dalla bandiera a scacchi. La manovra gli consente infatti di tagliare il traguardo in settima posizione ottenendo il bottino di punti sufficiente per presentarsi a Shanghai tra due settimane da leader della classifica.    

Jaime Alguersuari (voto 8): Finalmente è sbocciato. Gettato nella mischia del Mondiale F.1 a 2009 inoltrato su una Toro Rosso che di fatto non conosceva, il giovanissimo spagnolo ha ingoiato rospi in attesa di poter macinare i sospirati chilometri nei test invernali pre-2010. Prese le misure della STR3 a Sakhir e a Melbourne, in Malesia Jaime ha mostrato i muscoli controllando per diversi giri le infinitamente più performanti Ferrari di Felipe Massa e Fernando Alonso. Il nono posto di Alguersuari regala alla scuderia faentina i primi due punti stagionali, mentre il sorriso sfoderato dal solitamente compassato team principal Franz Tost nel momento del duello tra il suo pilota e Nico Hulkenberg dovrebbe mettere in allarme Sebastien Buemi, soltanto undicesimo alla chiusura delle ostilità.  

Chi scende  

Jenson Button (voto 5): Non tutte le ciambelle riescono col buco, o per meglio dire non tutte le strategie azzardate assicurano automaticamente un risultato positivo a chi decide di rischiare. Insabbiatosi in qualifica, il campione del mondo in carica è costretto a rimontare da una poco confortevole diciassettesima piazza, ma lo start con pneumatici a mescola morbida peggiora le cose anziché migliorarle. Dopo 44 passaggi deve cedere la settima posizione all’arrembante Felipe Massa, rinvenuto nel frattempo alle sue spalle, eppure l’impressione è che Fernando Alonso gli avrebbe presto ‘scippato’ anche l’ottava piazza. Alla fine il propulsore Ferrari opta per una soluzione diversa, permettendo a Jenson di accusare un divario minimo (quattro punti) dalla vetta del Mondiale.   

Sebastien Buemi (voto 4,5): Al sabato precede lo spagnolo Jaime Alguersuari, poi in gara si complica la vita da solo senza riuscire a reggere il ritmo del più giovane compagno di squadra. Si prodiga anche in un paio di sorpassi efficaci ai danni di Vitaly Petrov e Rubens Barrichello, ciononostante resta irrimediabilmente fuori dalla zona punti accomodandosi dietro al rookie della Williams Nico Hulkenberg. La Toro Rosso si aspetta da lui un’attitudine da leader, non quella abbastanza rinunciataria adottata a Sepang.  

Rubens Barrichello (voto 4,5): Abile in qualifica nello sfruttare al meglio le gomme in condizioni di aderenza precaria, il veterano ex ferrarista si ‘pianta’ inspiegabilmente al via dovendo così ricostruire da capo la sua gara. Costretto ad inseguire, conclude dodicesimo e vede il suo giovane compagno di colori Nico Hulkenberg guadagnare il primo punto iridato in carriera. Se non fosse partito a rilento, forse le Williams in zona punti sarebbero state due e dalle parti di  Grove avrebbero avuto più motivi per festeggiare.  

Timo Glock (voto 4): Ha esperienza da vendere, avendo disputato due intense stagioni nelle file della Toyota, ma a differenza del meno esperto compagno di scuderia Lucas Di Grassi non riesce nemmeno a vedere la bandiera a scacchi, complice la ‘speronata’ che rifila nelle prime fasi al malcapitato Jarno Trulli nei pressi della curva 9. Forse non sarebbe ugualmente arrivato al traguardo per via dei noti problemi di progettazione del serbatoio Virgin (e pensare che l’anno scorso terminava sul gradino più basso del podio…), eppure a sorprendere è il suo  approccio fin troppo aggressivo adottato nei frangenti iniziali. La VR01 ha bisogno di macinare chilometri, Timo invece rovina tutto dopo due giri, ‘travolto’ dall’ansia di recuperare qualche posizione. Sì, ma per andare dove?  

Ermanno Frassoni


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