In Medio Oriente vince  e convince Lewis Hamilton davanti a Nico Rosberg e Sergio Perez, a seguito di una gara thriller e piena di sorprese.

Se un mese fa avessimo visto Brian Johnson – storica voce degli AC/DC – sul podio del Bahrain ad intervistare i vincitori, probabilmente avremmo storto il naso visto dal momento che, con l’elettronica sempre più protagonista, sembrerebbe più appropriato un DJ. E invece no. Il front man della band australiana è la giusta ricompensa per quanto ha dimostrato il Circus nella terra degli sceicchi.

Sorpassi, duelli e piloti sguinzagliati sono il giusto mix per una gara eccitante, dove nessuno si è risparmiato colpi spesso al limite del regolamento, ma soprattutto, nessuno si è fermato di fronte alla macchina dello stesso colore. E’ successo a Daniel Ricciardo – nel ruolo di usurpatore – verso Sebastian Vettel, ma anche alla coppia Williams e a quella Mercedes, che si giocava la corsa. I drivers devono aver divertito talmente tanto, che anche i direzione gara hanno deciso di lasciarli fare.

Mercedes, la coppia (prima o poi) scoppia? E’ sempre così per un team dominante con entrambi i piloti: prima si scambiano complimenti reciproci, si danno abbracci e grandi pacche poi, quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare, ed ecco che si nascondono i dati a vicenda, non si parlano e magari si fanno pure i dispetti (Per conferma chiedere a Vettel e Webber). Faranno la stessa fine anche la strana coppia Lewis e Nico? Per ora una sola cosa è chiara: la straripante forma dell’anglo-caraibico, il quale nell’ultimo stint ha annichilito il team-mate, nonostante questo fosse in vantaggio di gomme, dando un grande segnale ai piani alti.

La corsa delle rivincite. Se la ridevano sotto i baffi – anzi – sotto il casco, Sergio Perez e Felipe Massa, ora rispettivamente in Force India e Williams, quando sorpassavano gli ex compagni Jenson Button e Fernando Alonso. Una bella soddisfazione per entrambi, che a fine 2013 sembravano condannati all’anonimato, ora a condannare sono proprio loro.

Brillano le Frecce d’Argento, zoppicano i cavallini.. Prosegue anche in Bahrain la crisi della Ferrari, rallentata non solo dal poco carico, ma anche dall’innegabile lentezza sul dritto. Un problema grave, quando le tue gomme danno il proprio meglio in un giro, e ne trascorri quattro nel tentativo di sorpassare vetture più lente. L’abbandono prematuro del Presidente Montezemolo, la cui “fuga” è stata prontamente intercettata dalle TV, suona come il gesto di un poco coraggioso capitano durante l’ammaraggio della propria nave. Come si fa a cambiare radicalmente, quando si ha forse paura di guardare davvero in faccia alla realtà? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto Alonso “esulta” per una nona piazza.

Magnussen al primo ritiro, Kvyat: Toro Russo. Inevitabile è il confronto tra i due “ragazzini” del Circus Kevin Magnussen e Daniil Kvyat. Il primo ha iniziato forte in Australia terminando subito a podio, il secondo, invece, sta venendo fuori alla distanza. Il danese della McLaren è veloce si, ma sbaglia anche tanto; in meno di 600 km ci ha messo tutto se stesso per rovinare la gara dell’incolpevole Kimi Raikkonen, al contrario, il russo si dimostra più concreto e costante, capace di stare lontano dai guai (gli perdoniamo il contatto nelle qualifiche malesi con Alonso) e spesso davanti al compagno, troppo sfortunato per essere vero.

Insomma con il Gran Premio del Bahrain la nuova Formula Uno ha dimostrato di non essere del tutto sbagliata – come molti pensano – ma soprattutto ha conservato il carattere hard rock, nonostante il sound dei motori assomigli più al sibilo di un mixer da DJ.

E adesso tutti in Cina, sperando che la terra degli imperatori ci regali un altro spettacolo da mille e una notte.

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Andrea Giustini


Stop&Go Communcation

GP del Bahrain: cos’ha da dire la voce “fuori dal coro” di Stop&Go?

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