Mercedes, Pirelli, Rosberg, ma anche la voglia di rivincita di Shumacher, i problemi della Ferrari, la McLaren fortissima e la Red Bull così così. Sono questi i temi del classico resoconto che la Formula 1 fornisce sul suo sito ufficiale prima di ogni Gran Premio dell’anno.

Uno sguardo di qualche migliaio di battute su come squadre e piloti si presentino in pista, con più o meno gli stessi elementi ogni volta che si torna da qualche parte: la pioggia in Malesia, le alte mura anti-sabbia del Bahrain e via dicendo.

Neanche una parola, come al solito, su quel che accade fuori dalla pista: stavolta, però, immaginarsi l’anteprima del GP del Bahrain senza voler guardare neanche al di là dei box, verso le città, è più ipocrita del solito.

Il Bahrain è un regno guidato dal 1971 dal Re sunnita Hamad bin Isa Al Khalifa, rimasto al potere anche durante l’ultimo anno di violente proteste scattate nel quadro della primavera araba.

Alla richiesta di riforme costituzionali e la voglia di allontanare l’attuale re, lo stesso Al Kahlifa ha risposto con la violenza, chiedendo l’aiuto dell’alleata Arabia Saudita e delle sue forze speciali.

Proprio ieri, Amnesty International ha pubblicato un dettagliato rapporto firmato da Hassiba Hadj Sahraoui, vicedirettore del programma Medio Oriente e Nord Africa dell’associazione che controlla il rispetto dei diritti umani nel mondo: Amnesty rileva ancora l’utilizzo della tortura e di uso eccessivo e non necessario della forza sui manifestanti.

In questa settimana, le autorità hanno arrestato oltre ottanta manifestanti in via “tutelare” per evitare ritorsioni verso il GP: il giornalista Stefano Mancini, autore di un’intervista sulla Stampa a Nabeel Rajab (a capo di un’associazione per i diritti umani del Bahrain) che denunciava ancora violenze, si è visto negare il visto per entrare in Bahrain, poi concesso solo per diretto intervento della FIA.

Solo ieri, una molotov è esplosa nei pressi di un’autovettura che trasportava dal tracciato all’albergo di Manama alcuni membri del team Force India: uno di loro ha chiesto e ottenuto di poter tornare a casa in Inghilterra.

L’auto non era l’obiettivo della protesta, e si trovava lì solo perché rimasta imbottigliata nel traffico: un’ottima idea del perché essere in Bahrain per una gara di F1 oggi, è sbagliato.

Tutte cose che la F1, in questo giovedì pomeriggio di ansia, ha deciso di ignorare in favore del mero evento sportivo: niente è cambiato, rispetto ad un anno fa, quando la data fu cancellata. Il circus stavolta fa sul serio.

Gli orari del fine settimana
Venerdì, 20 Aprile 2011
09:00 – 10:30 Libere 1
13:00 – 14:30 Libere 2

Sabato, 21 Aprile 2011
10:00 – 11.00 Libere 3
13:00 Qualifiche

Domenica, 22 Aprile 2011
14:00 2012 FORMULA 1 GULF AIR BAHRAIN GRAND PRIX

Massimo Caliendo


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2012/04/bah_pre_2012.jpg Sakhir, Preview: quanto è giusto correre in Bahrain