Fuori Kimi Raikkonen, dentro Michael Schumacher. Si potrebbe sintetizzare così, in un modo solo in apparenza banale, il primo connotato che subito salta agli occhi degli appassionati intenti a scorrere la lista di iscritti alla 61esima edizione del campionato del mondo di F.1 al via domenica 14 marzo sull’impianto del Bahrain International Circuit, situato alla periferia di Manama, capitale del cosiddetto ‘Regno dei Due Mari’.  

Se il Circus, ormai consapevole di doversi misurare con l’imperante crisi economica complice l’abbandono di Bmw e Toyota maturato al termine del 2009 e il notevole ridimensionamento del programma Renault F.1, controllato attraverso una quota maggioritaria dalla società Genii Capital dell’imprenditore lussemburghese Gerard Lopez, ritrova proprio nell’anno sulla carta più difficile la personalità indiscutibile di un pluricampione del calibro di Schumacher, deciso ad avventurarsi verso una seconda giovinezza agonistica nelle file della Mercedes, bisogna infatti registrare l’addio (momentaneo?) di un altro ex ferrarista di razza, il già citato Raikkonen, fortemente deluso dall’ambiente tanto da arrivare a sbattere la porta in faccia all’opportunità di coltivare le sue chances lontano da Maranello.  

Sul fronte delle squadre, la politica promossa dall’ex presidente FIA Max Mosley volta all’introduzione di nuovi teams nel sistema F.1 ha prodotto gli ingressi di tre realtà inedite, segnatamente Lotus, Hispania e Virgin, più o meno pronte a gettarsi nella fornace della massima serie nonostante le comprensibili incertezze iniziali. Scomparsi dalla popolar tenzone gli americani della USF1, rivelatisi oscuri ‘burattinai’ di un team-fantoccio al quale l’incauta Federazione aveva inspiegabilmente concesso la licenza per partecipare al Mondiale 2010. Nessuno possibilità, quindi, di vedere in Bahrain ventisei monoposto sulla griglia di partenza, dal momento che la pur scalpitante Stefan Grand Prix, formazione serba capitanata da Zoran Stefanovic, non ha ottenuto il via libera dalla FIA per ereditare l’unico posto rimasto vacante.  

Delle ventiquattro vetture attese sulla pista fiancheggiante il deserto di Sakhir, dove i piloti si ritroveranno a combattere contro un clima caldo e secco reso ancora più insopportabile dalla probabile presenza di sabbia portata dal vento mediorientale, a meno di stravolgimenti non preventivabili ben otto possono manifestare velleità di successo. Si tratta, più precisamente, degli alfieri di McLaren, Red Bull, Ferrari e Mercedes, con ben quattro campioni del mondo (Jenson Button, Lewis Hamilton, Fernando Alonso e Michael Schumacher) determinati a far valere le proprie ragioni fin dalla prima sfida stagionale.  

Nel ristretto gruppo dei possibili outsiders va debitamente evidenziato il buono stato di forma esibito sul passo di gara da Williams, Sauber e Force India nelle sessioni di test andate in scena a febbraio tra Valencia, Jerez e Barcellona. Altrettanto meritevole di attenzione la Toro Rosso, che al momento appare in lieve vantaggio nei confronti della Renault per quanto attiene alle performances sul giro secco e al comportamento della vettura in condizioni di lunga distanza.  

Interessante il confronto rigorosamente ‘low profile’ che opporrà le new entry Lotus, Hispania e Virgin, con la ex Campos Meta rilevata in extremis da Jose Ramon Carabante costretta a presentarsi sul tracciato bahrenita, il cui layout è stato ampiamente rivisto grazie all’aggiunta di una sezione, senza nemmeno poter effettuare un seppur minimo shake-down, circostanza questa non certo favorevole agli uomini di Colin Kolles.  

Nell’ambito squisitamente regolamentare, la F.1 del 2010 abolisce come noto i rifornimenti di carburante in gara, consentendo invece la sostituzione degli pneumatici (più stretti quelli anteriori). Qualifiche a serbatoi scarichi, dunque, per un ritorno all’antico almeno nelle intenzioni a beneficio dello spettacolo, anche se i primi dieci del sabato monteranno le stesse coperture utilizzate nella determinante Q3. Per i teams vige inoltre il divieto di impiegare dispositivi che potrebbero velocizzare ulteriormente le operazioni di cambio gomme portando inevitabilmente all’esasperazione le soste ai box.  

Di tutto rispetto la sfida tecnico-sportiva che attende i piloti, chiamati a prendere il via con un quantitativo di benzina pari a circa 180 chili salvo poi dover fare i conti col naturale degrado delle coperture e di conseguenza con la bontà aerodinamica del pacchetto complessivo in attesa di ‘tirare’ giù i tempi nel finale.  

Abolito il sistema di recupero dell’energia cinetica che tanto aveva fatto discutere nel 2009, resta in auge il doppio diffusore ormai adottato dall’intera compagnia in barba al bando dello stesso effettivo però dal 2011. E’ stato completamente snaturato il punteggio, che sembra voler prendere esempio dalla F.Cart di metà anni Novanta con l’attribuzione di 25 punti al vincitore, 18 al secondo classificato e 15 al terzo. Premiata per la prima volta nella storia la top 10, come testimoniano i 12 punti assegnati al quarto, 10 al quinto, 8 al sesto, 6 al settimo, 4 all’ottavo, 2 al nono e 1 al decimo.  

La lunga e perigliosa rincorsa al Mondiale 2010, che terminerà soltanto il 14 novembre col Gran Premio di Abu Dhabi, diciannovesimo appuntamento della stagione, può davvero cominciare, perché gli ingredienti indispensabili per vivere un’annata al cardiopalma sono già serviti nel piatto, abilmente amalgamati da un ‘cuoco’, ovverosia Bernie Ecclestone, finalmente deciso a lasciarsi alle spalle un 2009 denso di polemiche spesso e volentieri fin troppo gratuite. 

Lo stato di forma delle squadre  

McLaren Mercedes  

Ancora prima che il week-end di Sakhir entri nel vivo, la scuderia di Woking fa subito parlare di sé a causa di un’ala posteriore giudicata sospetta dall’occhio indagatore degli uomini Red Bull, evidentemente consapevoli di ritrovarsi sulla propria strada un’avversaria ostica in prospettiva Mondiale. Al di là delle polemiche, in realtà tutte da verificare, nelle scarne prove pre-stagione la nuova MP4-25 ha dimostrato di essere veloce e affidabile, combinazione da non sottovalutare considerate le ragionevoli ambizioni dei teams rivali. Dai test di Barcellona è emerso che in condizioni di qualifica Lewis Hamilton è difficilmente battibile, mentre sotto il profilo del passo di gara Ferrari e Red Bull sembrano possedere quella marcia in più sufficiente per fare la differenza. Il neoacquisto Jenson Button approda in squadra nelle comode vesti di campione del mondo, ma per tenere testa ad un ‘mastino’ del livello di Hamilton dovrà puntare sulla regolarità e sulla precisione di guida. Il team, interamente inglese per quanto attiene alla line-up, appare ben amalgamato, ciononostante se la vettura dovesse essere da prime file la ‘miccia’ tra Hamilton e Button potrebbe rapidamente scoppiare, indipendentemente dai toni patriottici di questi tempi così in voga in McLaren.  

Mercedes  

A Stoccarda i riflettori sono comprensibilmente puntati sul rientrante Michael Schumacher, convinto da patron Ross Brawn a rimettersi in gioco dopo tre anni di digiuno dai Gran Premi. Il poco oculato investimento, affrontato comunque con cognizione di causa dalla ex Brawn Grand Prix, ha già dato i suoi frutti dal punto di vista meramente mediatico, con Nico Rosberg, di sedici anni più giovane rispetto al 41enne pluri-iridato, che contrariamente alle dichiarazioni di facciata nello scorso autunno assaporava un ruolo da prima guida indiscussa. Letteralmente ‘travolto’ dal ‘ciclone’ Schumacher, il figlio del grande Keke dovrà mettere subito le cose in chiaro in pista senza lasciarsi sopraffare dall’ingombrante fardello costituito dalla presenza di un compagno di squadra di tale portata. Del resto il pacchetto MGP W01 promette bene, anche se ulteriori affinamenti arriveranno soltanto nel fine settimana di Sakhir. Nei test la vettura si è ben comportata, Brawn però preferisce invitare alla calma, conscio che tra le quattro ‘big’ la Mercedes sembra pagare qualcosa in termini di prestazioni, forse anche in virtù dell’impegno profuso dal medesimo staff successivamente inglobato nel programma F.1 promosso a fine 2009 dalla Casa della Stella.  

Red Bull Renault  

Squadra che rischia di vincere non si cambia. Il motto, chiaramente adattato, calza a pennello nel caso della compagine di Milton Keynes, assurta a top team nel 2009 grazie all’indovinato progetto RB5 e al talento espresso da Mark Webber e soprattutto Sebastian Vettel. Ormai ‘Wonder Boy’ non si nasconde più, consapevole che il titolo mondiale è l’unico obiettivo possibile e qualsiasi altro risultato rappresenterebbe un passo indietro. Meno ciarliero Webber, convinto della bontà palesata dalla RB6 durante i test ma evidentemente ‘scottato’ dalle poco esaltanti performances da lui fornite nell’ultimo scorcio di 2009. La monoposto ha mostrato un ritmo incoraggiante sul giro secco e un ottimo passo di gara, candidandosi subito come anti-Ferrari. Preoccupa un po’ l’affidabilità, con i due piloti che nelle prove pre-stagione non sono stati immuni da guasti. E’ vero che Vettel e Webber sono chiamati a limare alcuni aspetti del proprio carattere, leggi una talvolta eccessiva irruenza, eppure i loro sforzi risulterebbero inutili in mancanza di una vettura dalla perfetta ‘tenuta’.  

Ferrari 

A Maranello scatta l’ora dei piloti ‘nuovi’. Fernando Alonso è ansioso di scrollarsi di dosso le ultime due stagioni vissute a centro gruppo con una Renault a tratti inguardabile, mentre Felipe Massa si prepara a tornare finalmente in campo dopo il terribile quanto bizzarro incidente occorsogli nelle qualifiche del Gran Premio d’Ungheria 2009 che l’ha costretto a disertare l’asfalto dei circuiti per svariate settimane. La coppia latina promette scintille, com’è giusto che sia considerati gli obiettivi teneramente cullati dalla Ferrari nel corso del lungo inverno. Alonso ha infiammato gli entusiasmi dei tifosi e del suo stesso staff dichiarando di non aver mai guidato prima una monoposto così equilibrata e competitiva del livello della nuova F10, Massa da parte sua ha accolto favorevolmente l’incremento in termini di carico aerodinamico che tanti guai aveva provocato alle Rosse nel 2009. Indicata da più parti come la vettura di riferimento in vista dello start del Mondiale, la F10 accuserà forse il colpo in qualifica nei confronti di McLaren e Red Bull, ma potrà certamente rifarsi in gara visto che sulla lunga distanza nessuno è finora parso in grado di eguagliarne la costanza nei tempi. Alonso e Massa paiono determinati a lavorare nell’interesse della squadra, fattore questo che dovrebbe regalare qualche preoccupazione in più agli strateghi McLaren, notoriamente poco inclini ad imporre disciplina nel team. 

Williams Cosworth  

Ceduto Rosberg alla Mercedes e affossato nei gorghi della Stefan Grand Prix l’inconsistente Nakajima, il team dell’inossidabile patron Frank si affida al veterano Rubens Barrichello, reduce da una stagione comunque memorabile vissuta alla corte della Brawn, e al rookie di sicuro avvenire Nico Hulkenberg, campione in carica della GP2 Main Series intenzionato a farsi valere anche in F.1. Il giovane tedesco originario di Emmerich, seguito sulle piste dall’ormai ex manager di Schumacher Willi Weber, sa di avere l’opportunità di apprendere i segreti del Circus grazie alla preziosa convivenza con Barrichello, che a quasi 38 primavere non pensa ancora ad appendere il casco al fatidico chiodo. Sul fronte tecnico, la FW32 è una monoposto abbastanza convenzionale ma tutto sommato redditizia, come i due piloti hanno saputo dimostrare nell’ultima tornata di test tenutasi a Barcellona. Il ruolo dell’outsider poco si addice ad un team storico del calibro della Williams, ciononostante il duo Barrichello-Hulkenberg porta in squadra il giusto mix di esperienza e freschezza capace in talune circostanze di produrre i suoi frutti. 

Renault 

Tra Enstone e Viry Chatillon è il momento di fare i conti con la stagione della svolta, secondo alcune ‘gole profonde’ del Circus forse l’ultima in forma ufficiale per la Renault. A ‘muovere’ le fila è arrivato Eric Boullier, manager francese di nuova generazione legato alla società Genii di Gerard Lopez, con il solito Bob Bell che si occuperà invece degli aspetti tecnici. La chiusura dell’era Briatore-Symonds è ancora in atto e non sembra essere stata indolore, considerato che lo stesso Boullier dovrà mostrarsi all’altezza del compito senza far rimpiangere la precedente gestione. La line-up dei piloti vede il talentuoso Robert Kubica affiancato dal russo Vitaly Petrov, all’esordio in F.1 dopo una stagione da protagonista vissuta in GP2 Main Series. Se nessuno dubita delle qualità del 25enne polacco, suo malgrado un po’ plafonato in seguito all’esperienza Bmw, Petrov sarà chiamato ad imparare in fretta per posizionarsi sugli standard di quello che resta comunque un grande costruttore impegnato in F.1. Difficile immaginare una Renault in lotta nelle zone nobili della classifica già in Bahrain, più realistico inserirla tra gli antagonisti della pur promettente Toro Rosso a centro gruppo.  

Force India Mercedes  

Nonostante tutte le illazioni che davano la compagine indiana in forte difficoltà finanziaria, la VJM03 ha confermato nei test andati in scena a Barcellona di poter recitare un ruolo di primo piano alle spalle di McLaren, Red Bull, Ferrari e Mercedes. A Sakhir la Force India dovrà molto probabilmente guardarsi da Williams e Sauber, le sue rivali al momento più accreditate stando alle risultanze delle prove pre-stagione. I piloti Adrian Sutil e Vitantonio Liuzzi sono ormai maturi per compiere quei progressi che la squadra pretende da loro, in particolare il tedesco è chiamato a domare la sua spesso eccessiva aggressività mirando soprattutto a portare a casa dei buoni punti. Dopo un 2009 agrodolce, culminato però col rientro alla F.1 attiva sul circuito di Monza, Liuzzi parte finalmente con i galloni da titolare nella speranza di divenire il punto di riferimento della Force India.  

Toro Rosso Ferrari  

I tempi di Sebastian Vettel trionfatore del Gran Premio d’Italia 2008 difficilmente torneranno, eppure l’impressione è che, liberatasi quasi totalmente della ‘sudditanza’ nei confronti della ‘cugina’ Red Bull, la Toro Rosso si prepari ad un 2010 potenzialmente ricco di soddisfazioni, come testimoniano le incoraggianti performances ottenute da Sebastien Buemi e Jaime Alguersuari nei test pre-stagione. La STR5 è una vettura aerodinamicamente interessante, che sarà affidata a due piloti non più alle prime armi e oltretutto impazienti di marcare punti con una certa regolarità.  

Lotus Cosworth 

Chi la dura la vince, si potrebbe dire della nuova realtà in procinto di esordire tra le ‘grandi’ nel Mondiale. Dopo un debutto in sordina, capace di mettere in mostra le carenze del progetto T127 nel confronto sul giro secco che nei primi test la opponeva alla rivale Virgin, il marchio storico della F.1 opportunamente rinvigorito dalle ‘cure’ del malese Tony Fernandes si è preso la sua rivincita nella tornata conclusiva di prove a Barcellona, dove Jarno Trulli ha avuto la meglio su Timo Glock forte di un vantaggio cronometrico quantificabile in circa otto decimi di secondo. Di lottare con le formazioni già consolidate al momento non se ne parla, la Lotus però a dispetto di qualche guaio di gioventù nutre buone possibilità di riuscire a ridimensionare le velleità delle altre debuttanti Hispania e Virgin nella prima parte della stagione. La scelta di Trulli e Kovalainen, piloti esperti abituati a lavorare in squadre top, non fa che mettere ulteriormente in buona luce un team diretto con spiccato acume  imprenditoriale. 

Hispania Cosworth 

Ebbene sì, in Bahrain ci saranno anche loro. Gli spagnoli della ex Campos Meta rilevata in fretta e furia dall’imprenditore Jose Ramon Carabante affronteranno, pur tra mille incertezze economiche, un Mondiale che almeno nelle prime gare si tramuterà per i piloti Bruno Senna e Karun Chandhok in una sorta di sessione di test. Il team, che avrà sede a Murcia e sarà diretto dall’ex team principal di Spyker e Force India Colin Kolles, approderà infatti sul suolo bahrenita senza aver svolto nemmeno lo shake-down, una condizione anomala piuttosto difficile da metabolizzare per due esordienti come Senna e Chandhok. Entrambi hanno dimostrato di poter vincere delle gare in GP2, ma l’impegno che li attende in F.1 necessiterà di un certo rodaggio. Il nipote del compianto Ayrton di fatto non sale su una monoposto da due anni, mentre l’ingaggio del suo compagno di squadra ha soddisfatto Ecclestone per ragioni di passaporto, anche se il verdetto della pista sarà l’unico ad avere voce in capitolo. A favore del duo gioca comunque la premiata ditta Dallara, con l’inappuntabile Casa di Varano de’ Melegari chiamata a fornire il telaio alla Hispania, che spera nel frattempo di attirare l’interesse di nuovi potenziali sponsor.  

BMW Sauber Ferrari 

Dove eravamo rimasti? Ah sì, Gran Premio della Cina 2005, Felipe Massa sesto e Jacques Villeneuve decimo nell’ultima sortita del team svizzero nel Circus prima della cessione alla Bmw. Da allora sono trascorsi quattro anni, intanto a Monaco di Baviera hanno deciso di ‘tagliare’ il programma F.1 ed ecco rispuntare magicamente il nome Sauber, con patron Peter al timone e Monisha Kaltenborn prima donna ad essere nominata Managing Director nella storia dei Gran Premi. Certo, davanti resta il nome Bmw, ma in fondo si tratta solo di un dettaglio che nemmeno infastidisce la Ferrari, chiamata ad occuparsi della fornitura dei propulsori a Hinwil come già avvenuto nel periodo 1997-2005. La C29 ha dato filo da torcere a più di un avversario nei primi test di Valencia e Jerez, salvo poi mostrare un lato ‘umano’ nella sessione di Barcellona, lasciando tuttavia intendere di potersela giocare con Williams e Force India per interpretare il ruolo di quarta o probabilmente quinta forza del Mondiale. Sul fronte dei piloti, Pedro de la Rosa porta in dote la pluriennale esperienza di collaudatore McLaren, il sostegno economico del munifico gruppo bancario Santander e tre anni di lontananza dall’adrenalinica bagarre di un Gran Premio, mentre Kamui Kobayashi, rivelazione su Toyota nelle ultime gare 2009, punta a caricarsi sulle spalle le ambizioni del team. Il giapponese ha dimostrato di essere veloce, ma deve avere l’umiltà di affidarsi ai consigli del compagno di colori in modo da sfruttare appieno il potenziale della Sauber, apparsa consistente anche nelle simulazioni di gara impostate sulla lunga distanza.  

Virgin Cosworth  

Insieme all’Hispania, che però secondo Senna avrebbe un vantaggio prestazionale nei confronti della Virgin, tra le nuove squadre la compagine messa in piedi dall’eclettico Richard Branson dopo la positiva esperienza da ‘main sponsor’ sulla Brawn è quella meno promettente del lotto. Nei test la VR01 ha potuto percorrere pochi chilometri, complici gli onnipresenti problemi di natura idraulica che sono riusciti a rallentare il lavoro del team e gli errori dei piloti Timo Glock e Lucas Di Grassi, non sempre impeccabili sotto questo punto di vista. Ha destato preoccupazione il cedimento strutturale dell’ala anteriore verificatosi sulla Virgin nelle prove di Jerez, anche se nelle ore seguenti l’inconveniente sembra essere stato definitivamente risolto. L’esperto Glock è consapevole che accettando la ‘scommessa’ Virgin metterà in discussione quanto di buono fatto in precedenza, Di Grassi invece si può definire un rookie soltanto nominalmente considerati i suoi precedenti da tester per Renault e Honda unitamente alle quattro annate spese in GP2.  

Ermanno Frassoni


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