Alla gogna e non se ne parli più. Imputato Nico Rosberg, stavolta l’hai fatta grossa. Enorme. Di quelle che non ammettono obiezioni. Di quelle in cui non ti è concesso nemmeno avere un avvocato difensore. Verdetto inappellabile: così hanno deciso i giudici Toto e Niki e così sia. Indifendibile.

Imputato Nico Rosberg, non so se e come te la faranno pagare. So di certo che l’errore l’hai fatto. Perché far fare alla gomma del tuo Rivale la stessa fine del tonno con il grissino non è cosa buona né giusta. Nossignori.

Però c’è un però. Oh yes. L’obiezione sgorga spontanea sentendo quei due (di cui uno ex pilota, e non proprio di della domenica…) che prima sghignazzano in faccia ai cronisti che chiedono loro se ci saranno team order, poi tuonano contro il loro pilota. Bravi, bravissimi: insuperabili. Proprio come il tonno (o come le loro frecce d’argento, se preferite). Insuperabili nell’ipocrisia o, quanto meno, nel non immaginare lo scenario più scontato e nel non ricordare la storia delle corse.

Se è vero che non ci sono team order, se è vero che i vostri piloti sono liberi di correre, cari Toto e Niki, davvero credete che Rosberg ed Hamilton aspettino lo spegnimento dei semafori con lo spirito di chi va a farsi un gioioso picnic sotto il pallido sole delle Ardenne? Ma dai…

E allora, cari giudici Toto e Niki, secondo voi l’imputato Nico Rosberg non ci doveva provare? Ma fatemi il piacere. Qualunque pilota, al posto di Rosberg, in una situazione analoga ci avrebbe provato. Senza se e senza ma. Lo fai perché non puoi lasciare nulla al caso, lo fai perché comunque, male che vada, al tuo compagno-rivale un messaggio lo devi dare. Subito. Forte. Inequivocabile.

E il messaggio, intendiamoci bene, non sta nel contatto. No, il messaggio sta in tutto quello che c’è stato prima. Nel tentativo di sorpasso all’esterno, improbabile se non impensabile, a parità di macchina. Nella sfida in staccata, nel tenere il piede giù per non rendere la vita troppo facile a quell’altro: per fargli sentire il fiato sul collo, per mettergli addosso tutta la pressione di questo mondo. Lui la lepre, tu il cacciatore. E’ la natura delle corse. Soprattutto se in ballo c’è un mondiale. Sentite, non giriamoci intorno: se sei un pilota, tutto questo lo fai. Tutta la vita. Perché è nel tuo istinto, perché se non lo facessi non saresti lì. Non saresti un pilota.

Nico Rosberg ha sbagliato le misure e su questo non si discute. Ma è stato quello che si definisce un ‘race incident’ (guarda caso i commissari di gara non hanno preso alcun provvedimento): un episodio involontario. Di quelli che capitano ad ogni gara. Fine.

E allora, prima di condannare la manovra di un Rosberg che ha solo fatto quello che deve fare un pilota (che non abbia team order da rispettare, s’intende), i giudici Toto e Niki avrebbero fatto bene a farsi un veloce esamino di coscienza. Avrebbero capito che questo episodio – con tutto ciò che ne consegue, non solo a livello d’immagine – è frutto delle loro scelte. Non hanno (giustamente) imposto ordini di squadra e quindi, almeno, che abbiano il buon gusto di lavarsi i panni sporchi in casa. Senza tanto clamore. E se l’imputato Rosberg merita di andare dietro la lavagna, allora è giusto che ci vada in buona compagnia. Quella degli stessi Wolff e Lauda, ovviamente.

Paolo Bellodi

Twitter: @paolobellodi 


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2014/08/Wolff_Bellodi_Fuoridalcoro-1024x682.jpg Rosberg ha sbagliato? Niki e Toto di più!