I primi dieci Gran Premi del campionato del mondo di F.1 edizione 2009 consegnano agli annali della massima categoria per monoposto un manipolo di piloti le cui quotazioni a inizio stagione non potevano certamente essere quelle attuali.  

Jenson Button e Rubens Barrichello, vale a dire i due condottieri del team Brawn Grand Prix, si erano ormai rassegnati a vivere quanto meno un anno sabbatico dopo l’annuncio della chiusura di ogni attività nel Circus da parte della Honda, invece in loro soccorso è arrivata come una Fenice la proposta di patron Ross, determinato ad accollarsi onori e oneri della factory di Brackley, con l’obiettivo di iniziare una nuova avventura da costruttore. Ha preso consistenza così, quasi per volere divino, la rinascita di Button, per la prima volta in carriera al volante di una monoposto da titolo mondiale, e del sempre volenteroso Barrichello, nel lungo inverno dato in partenza per il Brasile dove sembrava attenderlo una seconda giovinezza alla guida delle stock car locali.  

Che la Honda, sebbene in smobilitazione, avesse curato in modo ineccepibile la preparazione della RA109, la cui versione definitiva non ha mai solcato i circuiti nemmeno per un breve test a causa dell’addio alla F.1 consumatosi nel dicembre 2008, è risultato ovvio non appena le fiammanti Brawn BGP001 di Button e Barrichello hanno avuto modo di macinare i primi (pochi) chilometri.  

Appurata l’effettiva superiorità della compagine diretta da Ross Brawn nel primo scorcio di stagione, imputabile non soltanto al contributo del discusso doppio diffusore, poi adottato da tutte le squadre avversarie, ma anche ad un bilanciamento complessivo a dir poco azzeccato, ad attraversare un momento di grave crisi unito ad un senso di disorientamento tecnico sono stati soprattutto i cosiddetti team votati all’utilizzo dell’innovativo sistema di recupero dell’energia cinetica, vedi Ferrari, McLaren e Renault, protagoniste sui tracciati di tutto il mondo soltanto sei mesi prima.  

Lo strapotere del binomio Brawn-Button ha portato la scuderia di matrice inglese a conquistare sei meritati successi nelle prime sette gare, come a voler dimostrare che per Red Bull, Toyota e Williams, annoverate inizialmente tra le rivali più accreditate, la lotta per la vittoria non poteva nemmeno essere contemplata. L’approssimarsi dell’estate si è invece rivelata particolarmente utile alla Red Bull, capace di presentare all’indomani del Gran Premio della Turchia, una RB5 profondamente rivista nel suo schema costruttivo. Ancora una volta Adrian Newey, impetuoso ma geniale direttore tecnico della squadra austriaca, ha saputo portare a degno compimento l’inatteso miracolo: le ore di lavoro trascorse nella sede di Milton Keynes regalano infatti i primi frutti già a Silverstone, dove Sebastian Vettel torna prepotentemente alla vittoria precedendo il compagno di colori Mark Webber. 

In casa Brawn si comprende subito che l’exploit della Red Bull in Inghilterra non è destinato a restare un episodio isolato. Nel successivo Gran Premio di Germania tocca a Webber il privilegio di salire sul gradino più alto del podio, mentre Vettel si deve in questo caso accontentare di garantire la doppietta Red Bull davanti alla rivitalizzata Ferrari condotta da Felipe Massa. Il week-end dell’Hungaroring riporta inaspettatamente in vetta la McLaren e il suo campione Lewis Hamilton, abile nel ‘regolare’ le ambizioni di un Kimi Raikkonen che sembra finalmente aver ritrovato la chiave per uscire da un tunnel nel quale pareva ormai affondato.  

A recitare un ruolo importante nelle prime dieci gare del Mondiale 2009 non sono stati soltanto gli alfieri di Brawn e Red Bull, improvvisamente assurti ad eroi del volante dopo un periodo di semi-purgatorio agonistico. Nel nutrito gruppo di inseguitori, Nico Rosberg ha infatti reso grande la Williams sfiorando in diverse occasioni un piazzamento sul podio che potrebbe diventare realtà prima della fine del campionato, Jarno Trulli e Timo Glock si sono prodigati nel tenere alto per quanto possibile l’onore della Toyota, mentre Bmw, Ferrari, McLaren e Renault hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, adducendo una sommaria preparazione rispetto alle nuove realtà emergenti.  

Almeno fino a Budapest, guarda caso proprio nel fine settimana reso tragico dall’incidente occorso al brasiliano Felipe Massa, quando McLaren e Ferrari hanno ‘suonato’ la carica per rammentare a Brawn e Red Bull che nella spartizione di punti e vittorie, da qui ad Abu Dhabi, bisognerà fare i conti anche con loro.  

Classifica Piloti (clicca qui) 

Classifica Costruttori (clicca qui)   

Le valutazioni  

Lewis Hamilton (voto 7): Finito nelle mire dei commissari sportivi fin dal Gran Premio inaugurale sul circuito di Melbourne a causa delle bugie derivanti dal noto episodio scaturito dal sorpasso e contro-sorpasso che lo vede opposto al driver Toyota Jarno Trulli, il campione del mondo in carica non dà l’impressione di possedere la calma necessaria per reagire alla gogna pubblica facendo semplicemente spallucce. Come se non bastasse, Hamilton deve ricorrere a tutte le sue risorse per affrontare in modo costruttivo gli apparentemente inspiegabili problemi di competitività palesati dalla MP4-24 nel primo scorcio di campionato. Nelle prove libere di Montecarlo pare aver finalmente disbrigato il bandolo della matassa, invece impatta rovinosamente contro le protezioni in qualifica, e deve obbligatoriamente dire addio ad una possibile gara da protagonista. L’ex ragazzo prodigio della F.1 precipita nuovamente nell’oblio mediatico, ciononostante rifiuta saggiamente di perdersi d’animo e si arrabatta come può nelle posizioni di rincalzo in Turchia, Gran Bretagna e Germania. Riassapora poi il gusto della vittoria a Budapest, convinto di avere posto la parola fine alla crisi che fino al Nurburgring attanagliava la scuderia di Woking. Resta soltanto da vedere come si comporterà la MP4-24 su circuiti medio-veloci come Spa Francorchamps e Monza, per il resto in McLaren dovrebbero essere riusciti ad individuare riferimenti più attendibili da utilizzare al meglio in chiave 2010.  

Heikki Kovalainen (voto 5): Regolarmente battuto dal più redditizio Lewis Hamilton fin dai primi Gran Premi della stagione, il finlandese tocca quello che finora resta il suo punto massimo della stagione in quel di Shanghai, dove artiglia un positivo quinto posto, poi replicato a Budapest nella giornata trionfale del compagno di squadra. Come costanza sul ritmo di gara non riesce minimamente a reggere il confronto con Hamilton, e questo probabilmente l’ha già capito da tempo anche lui, sul giro secco però si esprime almeno in qualche occasione ai livelli del campione del mondo in carica, indubbiamente uno scomodo termine di paragone per il tranquillo pilota nativo di Suomussalmi. Nei restanti appuntamenti deve cercare di approfittare della ritrovata competitività McLaren, anche perché la concorrenza di un ‘mastino’ quale Nico Rosberg, candidato a rilevarne il posto a Woking nel 2010, diventa di giorno in giorno sempre più insostenibile.  

Felipe Massa (voto 7,5): Il livello di maturazione raggiunto dal piccolo brasiliano nel corso del campionato del mondo edizione 2008 non era certo stato favorito dalle circostanze, che davano il team-mate Kimi Raikkonen, alle prese con una vettura da lui più volte giudicata non consona al suo stile di guida, in crisi nera. Il primo scorcio di stagione regala infatti ai tifosi della Ferrari un Massa ancora in grande spolvero, limitato unicamente dalla pochezza del pacchetto F60. A leggerlo ora, il terzo posto conquistato al Nurburgring può apparire come un semplice ‘brodino’, ma quando Felipe, dall’ospedale militare AEK di Budapest dov’era stato ricoverato in seguito allo spaventoso crash delle qualifiche, diceva che in Ungheria sul gradino più alto del podio poteva esserci lui e non Hamilton, era già perfettamente rinsavito. La Ferrari sta risalendo con costanza e dedizione dopo un inizio di stagione da mani nei capelli, Massa però dovrà attendere ancora qualche mese prima di potersi prendere le sue doverose rivincite.  

Kimi Raikkonen (voto 6,5): L’algido finlandese, che ultimamente sembra preferire la maggiore ampiezza degli abitacoli delle vetture rally a quelli delle monoposto di F.1, ha cominciato in Ungheria a fare a meno del suo famoso intercalare infarcito di ‘wait and see’, vale a dire ‘aspetta e vediamo’, forse conscio del fatto di dover mantenere una concentrazione superiore Gran Premio dopo Gran Premio. Sull’insidioso toboga di Budapest, Raikkonen ha corso in modo intenso lasciandosi finalmente alle spalle i ‘fantasmi’ che parevano averlo provato psicologicamente, tanto da indurre la scuderia di Maranello a sondare delle alternative in chiave 2010. Fino al Nurburgring, però, Kimi ha dato l’impressione di voler consegnare a Massa i galloni di caposquadra, un dato di fatto che potrebbe ridurne il peso politico all’interno della Ferrari in vista di un eventuale prolungamento del contratto. Le prossime sette gare saranno per lui determinanti, anche perché la F60 sembra aver imboccato la strada giusta, ed è quindi compito suo trarre il massimo dalla vettura al fine di rendersi più appetibile sul fronte mercato piloti. 

Robert Kubica (voto 4,5): L’avventura del 24enne pilota polacco nelle pieghe del Mondiale F.1 edizione 2009 pare iniziare e finire a Melbourne, almeno per quello che Robert è stato in grado di far vedere fino al Gran Premio d’Ungheria. Sul suolo australiano, il pilota nativo di Cracovia ha infatti ostinatamente battagliato per tutta la gara con Vettel, salvo poi dover dire addio all’ambizione di concludere sul podio a causa di un inopinato contatto verificatosi tra i due contendenti negli ultimi passaggi. Dopo, il nulla. Un settimo posto in Turchia rappresenta il bottino complessivo di Kubica, rivelatosi nelle ultime uscite costantemente meno redditizio nel confronto col più maturo compagno di colori Nick Heidfeld, un fatto già di per sé sorprendente se consideriamo le ovviamente diverse motivazioni degli attuali piloti titolari di casa Bmw. Il ritiro della Casa bavarese giunge inaspettato, ma forse, per il driver che rilevò il giubilato Jacques Villeneuve nel 2006, va bene così: meglio cambiare aria in fretta, prima che sia troppo tardi.  

Nick Heidfeld (voto 5): Incredibilmente, quando le prestazioni della Bmw puntano al ribasso, ecco che l’esperienza del tedesco diventa determinante per non sfigurare rispetto al più ‘affamato’ compagno di squadra Kubica. I dieci Gran Premi fin qui disputati da Heidfeld, ora alla disperata ricerca di un nuovo volante per il 2010, ci forniscono l’istantanea di un pilota ancora in grado di capitalizzare le occasioni, ovviamente a patto che queste gli si presentino. Con la F1.09 è obiettivamente difficile sperare in un buon risultato, ma va detto che l’ottavo posto attualmente occupato dalla Bmw nella classifica costruttori, è maturato soprattutto grazie ai punti portati in cascina dal driver nativo di Monchengladbach.  

Fernando Alonso (voto 6,5): Costretto ad un’altra stagione da comprimario in seno al team Renault, quello che nel biennio 2005-06 gli regalò gloria a piene mani complice un duello strappacuore con il Kaiser Michael Schumacher, lo spagnolo fa di necessità virtù e si limita, quando la vettura glielo consente, a racimolare qualche punticino. Nel finale di stagione sarà sicuramente uno di quei piloti da tenere d’occhio in vista di un possibile exploit, ma per l’immediato futuro è consigliabile l’approdo in una squadra adeguata al suo rango di due volte campione del mondo. Forse la Ferrari…  

Nelson Piquet (voto 3): Confermato dal Managing Director Flavio Briatore dopo un 2008 non certo all’altezza delle aspettative Renault, il figlio del tre volte iridato Nelson Sr. spreca anche la seconda occasione, facendosi appiedare definitivamente dalla scuderia anglofrancese all’indomani del Gran Premio d’Ungheria a Budapest. Guida, ma non dà mai l’impressione di correre come la maggior parte dei suoi colleghi, inoltre non possono aver fatto piacere ai vertici della Casa della Regie, le sue continue lamentele relative ad una presunta disparità di trattamento tra lui e Alonso. A dir poco stucchevoli, poi, le critiche retroattive indirizzate a Briatore, giunte guarda caso pochi giorni dopo il licenziamento. Ma dov’è finito il pragmatismo tipico dei piloti che hanno fatto grande lo sport dell’automobile? 

Jarno Trulli (voto 7): A inizio stagione si convince di possedere la vettura giusta per puntare finalmente a vincere dei Gran Premi, inaspettatamente però la verità viene presto a galla, tanto che il coriaceo abruzzese si vede costretto a ridimensionare drasticamente le sue ambizioni. Il terzo posto ottenuto in Australia è frutto della squalifica inflitta a Hamilton, in Bahrain invece Jarno dimostra di saper raggiungere con le sue sole forze il gradino più basso del podio, a dispetto di una TF109 spesso imprevedibile nel comportamento e nelle reazioni. Ferrari e McLaren sembrano ormai avere abbandonato la pericolosa via del tramonto, lui e Glock comunque si trovano nelle condizioni ideali per regalare alla compagine nippo-tedesca altre soddisfazioni da qui ad Abu Dhabi.  

Timo Glock (voto 7): Vive un primo scorcio di stagione all’ombra del più esperto compagno di squadra Trulli, poi nelle ultime gare sembra ritrovare l’indispensabile concentrazione utile a riportarlo nelle zone nobili della classifica. Sicuramente si aspettava di più dal pacchetto TF109, ciononostante sa già di avere il sedile garantito a Colonia anche nel 2010 a differenza del team-mate, ancora non del tutto convinto dalla proposta di rinnovo formulata dalla Toyota. Visti i tempi magri, tutto sommato anche queste sono soddisfazioni.  

Sebastien Bourdais (voto 4): Uscito sconfitto dal confronto con l’esordiente Buemi, l’ex pluricampione della ChampCar scopre nell’arco di pochi mesi gli aspetti più sgradevoli della F.1. In inverno la Toro Rosso lo tiene sulla graticola facendo provare al suo posto il giapponese Takuma Sato, poi arriva la conferma per il Mondiale 2009, che per Sebastien ha quasi il gusto della liberazione. Corre il Gran Premio di Germania sapendo già di essere ormai un ex, ma anche dopo il licenziamento continua a sperare di proseguire la carriera nel Circus. Possibile che non ne abbia avuto abbastanza? 

Jaime Alguersuari (voto 7): Ha all’attivo un solo week-end in F.1, a volte però basta davvero poco per potersi fare un’idea precisa sulle reali possibilità di un pilota diciannovenne, che subito dopo l’esordio in F.1 su Toro Rosso ha saputo conquistare il primo successo nella propedeutica World Series a Portimao. Si è presentato a Budapest con pochissimi chilometri sulle spalle, ha evitato accuratamente di fare danni, ed ha pure visto il traguardo davanti al compagno di colori Buemi. Se queste sono le premesse, ci sarà di che divertirsi.  

Sebastien Buemi (voto 7): A dispetto della comprensibilmente scarsa esperienza al volante di una monoposto di F.1, lo svizzero di casa Toro Rosso non ha problemi a ‘regolare’ Bourdais, tanto da contribuire, ovviamente in modo del tutto involontario, al licenziamento anticipato del francese. Gli aggiornamenti aerodinamici introdotti dalla scuderia di Faenza in quel di Budapest hanno regalato alla STR4 una competitività precedentemente sopita, adesso tocca a Sebastien concretizzare quanto di buono fatto vedere nella prima parte della stagione.  

Mark Webber (voto 9): Alzi la mano chi si sarebbe aspettato di vedere questo lungagnone australiano in lizza per il titolo mondiale dopo dieci Gran Premi sul finire dello scorso anno, per intenderci quando Webber si trovava suo malgrado disteso in un letto d’ospedale in seguito ad un investimento patito in Tasmania mentre si trovava sulla sua bicicletta. Nel Mondiale 2009, il pilota nativo di Queanbeyan ha lasciato intravedere un carattere che molti tra gli addetti ai lavori stentavano a riconoscergli, anche per via di certi suoi atteggiamenti del recente passato, riguardanti soprattutto un’intensità mentale alle competizioni apparentemente non così incrollabile. Mark ha conquistato il primo successo in Germania salendo sul podio in altre cinque occasioni, senza peraltro subire eccessivamente la comprovata competitività del compagno di colori Vettel. Nei restanti sette Gran Premi, la posta in gioco assumerà però un valore decisamente più alto, ed è in quei determinanti frangenti che l’alfiere della Red Bull, recentemente confermato dalla scuderia di matrice austriaca anche per il 2010, dovrà mostrarsi immune alle pressioni esterne. In ballo, la possibilità di costruirsi una reputazione stabile da pilota vincente.  

Sebastian Vettel (voto 8): Veloce è veloce, quest’anno ha già vinto due volte, eppure il processo di maturazione del giovane pilota tedesco non sembra ancora essere completato. Abilissimo a piazzare un giro ‘monstre’ in qualifica, anche a costo di uscire dai box negli ultimi minuti disponibili, Vettel ha peccato in alcuni casi di eccessiva sicurezza, come testimoniano i peraltro non numerosi errori compiuti qua e là in campionato. Mantiene intatte le sue aspirazioni volte alla conquista del titolo iridato, anche perché ventitré punti di distacco dal leader Button con sette Gran Premi da disputare, non costituiscono certo un ostacolo insormontabile. A Spa, Monza, Suzuka e Interlagos troverà probabilmente le condizioni ideali per esprimersi al meglio, deve però evitare di cadere nella trappola sapientemente ordita dal compagno di squadra Webber, il cui obiettivo è ovviamente quello di innervosire il più possibile il tedesco, nella speranza di involarsi rapidamente in classifica.  

Nico Rosberg (voto 8): Ad esclusione degli alfieri della Brawn e di quelli Red Bull, la vera sorpresa del Mondiale 2009 è proprio Rosberg, rivelatosi capace in più di un’occasione di portare alla Williams il massimo bottino di punti ottenibile. Se nel 2008 aveva mostrato di essere ancora piuttosto propenso all’errore, quest’anno il figlio dell’ex campione del mondo Keke ha fatto vedere di avere ormai completato una crescita graduale quanto costante, che nel 2010 potrebbe portarlo meritatamente in McLaren. Da Valencia ad Abu Dhabi ha tutto il tempo di pensare ad un rigenerante piazzamento sul podio, in attesa magari di puntare ad obiettivi più ambiziosi l’anno venturo.  

Kazuki Nakajima (voto 4): Solitamente Gran Premio dopo Gran Premio un pilota mostra progressi, ma questa regola non sembra fare al caso del giapponese schierato dalla Williams, se è vero che rispetto al 2008 Kazuki appare persino peggiorato. In qualifica ha mostrato a sprazzi di poter essere tra i più veloci, peccato soltanto che in gara finisca per perdere la bussola senza più riuscire a recuperare posizioni. Se la scuderia di Grove dovesse basarsi su di lui, a quest’ora nel campionato costruttori sarebbe dietro alla Force India. Deve invertire rapidamente la rotta, anche perché, con queste poco edificanti premesse, davvero si fa fatica a pensare quale team potrebbe essere interessato ad ottenere i suoi servigi. Improbabile, comunque, una riconferma in Williams, a meno di risultati clamorosi.  

Adrian Sutil (voto 6,5): Il pilota che già l’anno scorso sembrava dover regalare i primi punti alla scuderia diretta da Vijay Mallya in quel di Montecarlo, ha mostrato a più riprese di poter ripetere il miracolo, se non fosse che di mezzo ci si è messa un’altra volta la scarsa propensione del tedesco ad attendere il momento giusto per compiere il sorpasso, vedi il contatto con Raikkonen al Nurburgring. Sul piano della velocità ha poco da invidiare a molti dei protagonisti del Mondiale, ma nelle restanti gare deve lavorare duramente sul fronte dell’attitudine mentale, allo scopo di limare alcuni eccessi che rischiano di precludergli svariate soddisfazioni.  

Giancarlo Fisichella (voto 6): Il Fisichella di oggi non è più, a rigor di logica, lo stesso pilota che nel 2003 si accaparrava in maniera del tutto rocambolesca una incredibile vittoria sul circuito allagato di Interlagos, complice una Jordan il cui motore aveva saggiamente deciso di esplodere al momento opportuno. La maggiore ruvidezza agonistica di Sutil, di dieci anni più giovane rispetto al romano, non ha però almeno per ora portato grossi risultati alla Force India, che nel finale di stagione potrebbe appoggiarsi a Fisichella con l’obiettivo di ottenere un risultato in grado di ripagare il gran lavoro svolto dal direttore tecnico James Key. Nel frattempo, Giancarlo sembra aver trovato proprio nella scuderia indiana la sua dimensione ideale, ovverosia un sicuro approdo dove poter concludere più che dignitosamente la carriera, togliendosi magari qualche ulteriore soddisfazione.  

Jenson Button (voto 10): Archiviato il periodo di dominio messo in mostra nei primi sette Gran Premi del Mondiale 2009, l’astuto pilota inglese spera in cuor suo di avere accumulato punti a sufficienza per vivere in tranquillità fino ad Abu Dhabi. La verità, però, è un’altra. A meno di un inaspettato colpo di reni da parte degli uomini di Ross Brawn, la scuderia con sede a Brackley ha ormai ampiamente utilizzato le cartucce disponibili, e deve ora difendersi con decisione per non lasciarsi travolgere in classifica dall’armata Red Bull. Quali potranno essere, in quest’ottica, le ambizioni di Button nell’immediato futuro? Difficile che l’aspirante campione del mondo si rassegni a correre da comprimario nei restanti appuntamenti, certo è che patron Ross dovrebbe tirar fuori dal cilindro qualche aggiornamento aerodinamico utile a rimettere in carreggiata la stagione del pilota originario di Frome, capace di trarre il massimo dalla sua BGP001 anche nei momenti di difficoltà.  

Rubens Barrichello (voto 7): Dal confronto diretto col compagno di squadra, il 37enne brasiliano è uscito ulteriormente ridimensionato, come se dopo l’interminabile era Schumacher, per Barrichello si prospettasse di assistere impotente agli albori dell’era Button. L’anno scorso, quando i due correvano alla Honda, Rubens non aveva incontrato particolari difficoltà ad imporsi sul più giovane team-mate, artigliando anche un ottimo terzo posto nel difficile Gran Premio di Gran Bretagna. Nel 2009, complice una Brawn che non ha nulla da spartire con la fallimentare Honda RA108, i ruoli si sono radicalmente invertiti: a Barrichello qualche exploit in qualifica, dei buoni punti, le solite polemiche interne alla squadra per presunti favoritismi nei confronti di Button, mentre all’inglese spettano i successi e la massima considerazione di patron Ross, ovviamente deciso a puntare su di lui nella rincorsa al titolo. Considerato il momento di profonda crisi tecnica vissuto dalla Brawn, a Rubens il futuro non pare voler riservare grosse sorprese. A sette Gran Premi dalla conclusione delle ostilità, i naturali protagonisti sono Button, Webber e Vettel, non lui che accusa un ritardo di quasi trenta punti dal compagno di scuderia.  

Ermanno Frassoni


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