Dal 2007 a questa parte, sembra che i Gran Premi della massima formula per monoposto non si corrano tanto in pista quanto piuttosto nei tribunali, considerando con quanta preoccupante regolarità, squadre o piloti sono chiamati a comparire davanti ad un giudice per rispondere di una qualche eccezione sollevata da avversari, commissari sportivi e talvolta persino da non meglio identificate gole profonde del Circus. 

La vicenda della spy story scoppiata tra Ferrari e McLaren a Mondiale 2007 in corso, ha riempito per lunghi mesi le pagine dei giornali, complice il duello che opponeva il due volte iridato Fernando Alonso, appena passato alla scuderia di Woking, e il sorprendente rookie Lewis Hamilton, alla formazione del Cavallino composta da Kimi Raikkonen, in procinto di conquistare il suo primo e finora unico alloro iridato, e Felipe Massa, non ancora del tutto pronto a raccogliere il testimone del taciturno finlandese, ingaggiato a suon di promesse e quattrini dal presidente Luca Cordero di Montezemolo. Alla fine della contesa, archiviata una prima sentenza a dir poco scandalosa dove nessun provvedimento effettivo era stato preso, la Federazione Internazionale priverà la McLaren di tutti i punti conquistati nel campionato costruttori per spionaggio, lasciando però liberi Alonso ed Hamilton di lottare per il titolo piloti, che finirà come noto nelle rapaci mani di Raikkonen in una memorabile edizione del Gran Premio del Brasile.  

Più recente e forse anche più scottante per scuderie quali Bmw, Ferrari e Renault, si è rivelato il ricorso presentato nei confronti di Brawn, Toyota e Williams nel fine settimana del Gran Premio d’Australia edizione 2009, quando team manager e tecnici di alcune squadre si accorsero improvvisamente di un doppio profilo estrattore montato in modo apparentemente illegale sulle sopraccitate monoposto. In questo caso, tanto fumo e poco arrosto, visto che la divergenza d’opinione amabilmente discussa in sede di Corte d’Appello, portò a dichiarare come perfettamente conformi al regolamento gli avveniristici diffusori, ovviamente subito copiati dalle principali scuderie nei successivi Gran Premi.  

Ora, a poco più di quattro mesi da quel verdetto riguardante i profili estrattori, ecco che la F.1 è dovuta tornare in tribunale per discutere della squalifica inflitta alla Renault, probabilmente sulla spinta dell’emotività, dai forse fin troppo puntigliosi commissari di gara dell’Hungaroring. Immancabilmente, la Corte di Parigi ha riconosciuto le violazioni commesse dalla scuderia anglofrancese nel fine settimana del Gran Premio d’Ungheria, culminate nella perdita di una ruota mal fissata sulla vettura di Fernando Alonso, come se per dirimere la suddetta questione fosse necessario scomodare i rappresentanti FIA, puntualmente riunitisi con l’unica incombenza di ratificare ciò che persino gli uomini della Renault già conoscevano in anticipo. Multa salata, certo, ma doveroso via libera per disputare il Gran Premio d’Europa a Valencia, dove l’assenza dell’idolo locale Alonso, sommata al forfait ufficializzato da Michael Schumacher, avrebbe fatto giustamente imbestialire gli spettatori paganti.  

Bene così, almeno fino al prossimo ricorso.  

Ermanno Frassoni


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/alonsowhe.jpg Quando il Circus va in tribunale: dalla spy story Ferrari-McLaren al verdetto Renault