Ci sono due categorie di tracciati nel mondo: quello che è nato così, forgiato dal territorio dov’è stato poggiato l’asfalto, e quello che è nato con i calcoli fatti a tavolino, strizzando un occhio ai grandi classici cercando di emularne i pregi.

Non necessariamente la seconda categoria, che fatalmente ingloba tanti circuiti “moderni”, da Sepang in poi, è a prescindere sinonimo di fallimento: in un mondo che corre veloce, che si evolve molto più rapidamente di quanto sia possibile calcolare, una pista pensata a tavolino non sempre è piatta come si vorrebbe far credere.

Nei pressi di nuova Delhi, da domani, esordisce un circuito della seconda categoria: costruito in una zona prevalentemente agricola, che è destinata a diventare un grosso polo sportivo nei prossimi anni, il Buddh International Circuit ospita infatti la prima edizione del Gran Premio dell’India nella storia della F1.

Se è vero che è l’ultimo, in ordine temporale, ad esordire nel calendario della massima formula, è anche da tener conto che l’idea di correre in India risale addirittura al 1997: sono passati quattordici anni di tira e molla, di una folle girandola di nomi, di circuiti fatiscenti da ammodernare, di ipotesi di circuiti cittadini e di date rimandate.

Nei cinque chilometri e centoquaranta metri del circuito Indiano si snoda un puzzle di elementi già visti in giro per il mondo: uno dei più lunghi rettilinei del mondiale, una curva larghissima stile Istanbul-Park, più del 60% sul giro in qualifica si può percorrere con il DRS aperto, come a Spa, ha stretti tornanti e curvoni ad altissima velocità come Sepang.

Tanti ingredienti di valore, che domenica saranno messi alla prova in una gara che, con i titoli mondiali oramai assegnati, può forse dare il meglio di sé perché spogliata di interessi superiori e investita solo nella voglia, dei top runners, di prevalere sui rivali.

La gara, però, è già iniziata: con un circuito nuovissimo, sul quale nessuno ha testato, conterà la preparazione fatta al simulatore, le proiezioni degli ingegneri, e la velocità con la quale i piloti saranno in grado di adattarsi alla pista.
Forse per questo la Pirelli, che qui porta la mescola PZero Silver (all’ultima uscita stagionale) e la PZero Yellow, ha scelto una strategia cervellotica, sovvertendo la convenzione tradizionale per il quale la gomma “Prime” è la mescola più dura.

Al contrario, saranno le “gialle” ad essere le gomme “Prime”, quelle di cui, quindi, si ha un numero maggiore di treni al venerdì, mentre le PZero Silver, più dure, saranno le Option, quelle a disponibilità limitata.

L’inversione di tendenza è chiamata in causa dalla corsia dei box, che è tra le più lunghe: per questo motivo, le squadre potrebbero voler ridurre al minimo le soste ai box, dovendo contare quindi per gran parte della gara sulle gomme più dure. Da qui, quindi, la necessità di renderle “Option”, cioè limitate in numero, per garantire lo stesso livello strategico rispetto alle altre gare.

A questo, si aggiunge la nomina di due zone DRS per la gara, una sul traguardo e una sul lunghissimo rettilineo di ritorno, con due indipendenti rilevamenti per l’attivazione.

Il tempo sul giro calcolato è intorno al minuto e ventisette secondi, con una media oraria sopra i 200 km/h: la più veloce dopo Monza, se dovesse essere confermata nei prossimi giorni.

Da domani, tutti gli interrogativi saranno spremuti in pista, finalmente: nella prima sessione del venerdì, per la gioia del pubblico di casa, ci saranno ben due piloti Indiani impegnati. Karun Chandhok prenderà in consegna una delle due Lotus al venerdì, mentre al suo connazionale Karthikeyan, in casa HRT, verrà addirittura garantita la partecipazione all’intero week-end di gara, al posto di Vito Liuzzi.

Gli orari del fine settimana
Venerdì, 28 Ottobre
06:30 – 08:00 Libere 1
10:30 – 12:00 Libere 2

Sabato, 29 Ottobre
07:30 – 8:30 Libere 3
10:30 Qualifiche

Domenica, 30 Ottobre
10:30 Gara

Massimo Caliendo


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/11/ind_pre_2011.jpg Nuova Delhi, Preview: La F1 approda in India