Il Gran Premio di Monaco a Montecarlo, che tradizionalmente si disputa nello stesso week-end della 500 miglia di Indianapolis, riporta immediatamente alla memoria le strabilianti imprese del compianto Ayrton Senna, il pilota più vittorioso sulle irte stradine e i temibili muretti del Principato, capace di cogliere sei successi nel periodo compreso tra il 1987 e il 1993, proponendosi come il miglior interprete dell’originale circuito cittadino fortemente voluto da Antony Noghes, amico personale della famiglia Grimaldi, utilizzato per gare di automobili a partire dal lontano 1929.

 

La tappa di Montecarlo, irrinunciabile appuntamento glamour inserito nel Mondiale di F.1 da oltre cinquant’anni, ha saputo esaltare nelle varie edizioni anche campioni del calibro di Graham Hill e Michael Schumacher, entrambi per ben cinque volte sul gradino più alto del podio nel Principato, nonché Alain Prost, tre volte vincitore, oltre a grandi piloti di un passato ormai lontano ma non per questo meno mitico quali Niki Lauda, Jackie Stewart e Stirling Moss.

 

La pista, che misura 3,34 chilometri, è la più corta del campionato, anche se i 78 giri previsti mettono a dura prova i nervi dei concorrenti, come dimostrò nel Gran Premio di Monaco del 1988 lo stesso Senna, incappato in un raro calo di concentrazione, comunque sufficiente a farlo finire contro il muro alla curva del Portier quando si trovava agevolmente al comando della corsa.

 

I punti più noti sono le curve di Sainte Devote, il Casino, la difficilissima Loews da affrontare a velocità bassissima, il Tabaccaio, la Rascasse e il tornante Mirabeau. Sul circuito del Principato, normalmente aperto al traffico stradale negli altri giorni dell’anno, ogni sezione, si pensi ad esempio alla chicane delle Piscine piuttosto che al celebre tunnel, trasuda di storia e fatica, di sano agonismo e irrefrenabile ardore.

 

Tra i piloti in attività ad avere già vinto a Montecarlo si annoverano Jarno Trulli, protagonista di un week-end indimenticabile nel 2004 con una Renault ancora piuttosto acerba, Kimi Raikkonen, primo a transitare sotto la bandiera a scacchi nell’edizione del 2005 su McLaren, Fernando Alonso, trionfatore nel 2006 su Renault e nel 2007 su McLaren, e il campione del mondo in carica Lewis Hamilton, abile e fortunato nel 2008 ad evitare i numerosi trabocchetti disseminati sul tracciato forse più affascinante del mondo.

 

L’ago della bilancia in vista dell’edizione 2009 non può che pendere verso Brawn e Red Bull, le naturali favorite, protagoniste di un inizio di campionato in grado di annichilire ogni ambizione e velleità nella maggior parte dei team rivali. A fare la differenza saranno come di consueto i risultati delle prove ufficiali, considerando che qui sorpassare in gara è quasi impossibile, mentre nell’arco dei 260 chilometri di percorrenza del Gran Premio tornerà utile la validità complessiva del pacchetto cambio, a Montecarlo particolarmente sollecitato, l’adozione di un  motore affidabile e una discreta potenza nelle repentine accelerazioni imposte dalla anomala conformazione del tracciato.

 

McLaren: 

Storicamente competitiva nel Gran Premio del Principato, la McLaren si trova quest’anno a dover fronteggiare un’inattesa crisi tecnica che nemmeno la classe di un pilota del livello di Lewis Hamilton riesce a sovvertire. Il campione del mondo in carica potrà contare su ulteriori aggiornamenti aerodinamici approntati in fretta e furia dalla scuderia di Woking nella speranza di rimediare al fallimentare fine settimana di Barcellona, ciononostante ben difficilmente gli uomini di Martin Whitmarsh vedranno concretizzarsi un’altra cavalcata trionfale del britannico in stile Montecarlo 2008. Da Hamilton ci si attende comunque una prova di forza in qualifica, dal momento che su queste stradine il 24enne driver originario di Stevenage si è sempre trovato a proprio agio.   

Ferrari:  

Nella factory di Maranello il lavoro sulle F60 di Kimi Raikkonen e Felipe Massa è proseguito febbrilmente approfittando della pausa tra la Spagna e Montecarlo. Dopo l’ennesima riunione motivante del presidente Luca Cordero di Montezemolo, la squadra ha capito di avere intrapreso la strada giusta nell’evoluzione della vettura nonostante la mezza debacle di Barcellona, imputabile soprattutto ad una affidabilità ancora carente. Raikkonen disporrà di un telaio alleggerito, peraltro già impiegato a Montmelò, mentre Massa per motivi logistici dovrà ancora attendere un po’ di tempo prima di poter utilizzare una scocca simile a quella del compagno di scuderia. Probabile l’impiego del KERS, anche se il sistema di recupero dell’energia cinetica sulla carta non pare garantire alcun vantaggio sostanziale a Montecarlo. Il direttore della Gestione Sportiva Stefano Domenicali ha comunque già annunciato l’introduzione di novità tecniche rispetto a Barcellona, ma per i piloti sarà essenziale qualificarsi bene al fine di scongiurare l’eventualità di una gara trascorsa a ‘remare’ nelle retrovie. Massa si propone come il punto di riferimento del team, la squadra però deve fare quadrato attorno al pur discusso Raikkonen, se non vuole demolirne l’integrità psicologica prima ancora di avere annunciato il sempre più probabile ingaggio di Fernando Alonso in chiave 2010.    

Bmw:  

Come rivelato in anteprima da Stop&Go, in casa Bmw i prossimi aggiornamenti aerodinamici arriveranno soltanto nel Gran Premio della Turchia a Istanbul, pertanto non sarà impresa facile per Nick Heidfeld e Robert Kubica approdare stabilmente nelle zone nobili della classifica in quel di Montecarlo. Il pilota tedesco ha addirittura ammesso di volersi concentrare sulla tappa prevista a giugno nello stretto del Bosforo senza riporre particolari attenzioni alla gara del Principato, dove la Bmw dovrà quasi sicuramente lottare col coltello tra i denti per assicurarsi un posto nella top ten. Anche perché le novità tecniche introdotte a Barcellona non hanno funzionato, e difficilmente torneranno utili a Montecarlo.  

Renault: 

I vertici della scuderia anglofrancese continuano a sostenere di voler portare aggiornamenti praticamente ad ogni Gran Premio, ma la verità sembra essere un’altra dal momento che la situazione all’interno del team dà l’idea di essersi cristallizzata. Lo step evolutivo impiegato a Barcellona sulla R29 non ha soddisfatto Fernando Alonso, che secondo indiscrezioni sarebbe sempre più propenso a lasciare il team diretto da Flavio Briatore per abbracciare la causa Ferrari nel 2010. Nelson Piquet è ormai un pilota plafonato, le cui performance non paiono destinate a migliorare nel prosieguo del Mondiale, ma in una stagione almeno in buona parte compromessa, forse il brasiliano rappresenta il problema minore.  

Toyota: 

Nel viaggio da Sakhir a Barcellona la compagine nippo-tedesca ha compiuto passi da gambero, presentando in Spagna una serie di evoluzioni aerodinamiche inspiegabilmente in grado di ricacciare Jarno Trulli e Timo Glock nella spietata fornace di metà classifica. A Colonia inseguono ancora il primo successo in F.1 dopo 127 Gran Premi disputati, ma stando a quanto mostrato dalla Toyota nell’ultimo Gran Premio a Montmelò, la via per la vittoria risulta essere sempre più irta di ostacoli.  

Toro Rosso: 

Difficile che il bilancio di Toro Rosso a Montecarlo sia più negativo della Spagna, dove Bourdais e Buemi si sono eliminati a vicenda restando coinvolti nella spettacolare e fortunatamente incruenta collisione innescata al via dal peraltro incolpevole Jarno Trulli, spinto fuori pista dal sopraggiungente Nico Rosberg. Un pilota dell’esperienza di Sebastien Bourdais potrebbe cogliere al volo l’opportunità di correre nel Principato per far sentire alla STR4 odore di punti in un circuito che non perdona gli errori, ma la spina nel fianco dell’inquieto francese è rappresentata dal giovanissimo compagno di squadra Buemi, chiamato invece ad una prova accorta, da affrontare con l’obiettivo di tagliare il traguardo senza riportare danni sulla vettura. Per Bourdais l’appuntamento monegasco coinciderà probabilmente con l’ultima occasione utile per dimostrare a Franz Tost di meritare un volante in F.1, perché in caso di errori o prestazioni insoddisfacenti il pilota originario di Le Mans verrà rimpiazzato già a partire dal Gran Premio della Turchia.   

Red Bull:  

La scuderia austriaca, vera sorpresa del Mondiale 2009 insieme alla Brawn, salvo novità dell’ultima ora porterà a Montecarlo il contestato diffusore “double decker” impiegato da diverse scuderie avversarie fin dal Gran Premio di Spagna. L’impostazione costruttiva di base della RB5 ha richiesto un notevole lavoro ai tecnici Red Bull per adattare il profilo estrattore alle esigenze della vettura progettata nello stabilimento di Milton Keynes, bisognerà però valutare quali saranno i miglioramenti in termini di prestazioni sul giro singolo e rendimento complessivo in gara forniti dal doppio diffusore. Sebastian Vettel e Mark Webber confidano nelle novità tecniche, dal momento che, in mancanza di aggiornamenti costanti, sarà sempre più impegnativo reggere il passo delle Brawn.  

Williams:  

In vista del Gran Premio di Monaco, dalle parti di Grove devono puntare tutto sulla strategia in qualifica, per evitare di rimanere invischiati nella pericolosa tagliola della Q1. La tattica più vantaggiosa sarebbe forse quella di far partire Nico Rosberg, sicuramente più a suo agio sulle stradine del Principato rispetto all’imprevedibile Kazuki Nakajima, con un ridotto quantitativo di carburante a bordo, nella speranza di artigliare un piazzamento nelle prime quattro file dello schieramento per poi attaccare fin da subito in gara. Nessun particolare aggiornamento aerodinamico dovrebbe essere previsto sulla FW31 almeno fino a Istanbul.  

Force India: 

Chi va piano va sano e va lontano, soprattutto su una tipologia di circuito come Montecarlo. La VJM02 affidata a Giancarlo Fisichella e Adrian Sutil ha ampiamente dimostrato nelle prime cinque gare di non essere un fulmine di guerra, entrambi i piloti però si sono sempre trovati bene a correre nel Principato. Fisichella non ha mai fatto mistero di amare la pista monegasca, mentre Sutil nel 2008 è stato in grado di conservare il quarto posto almeno fino all’insensato tamponamento subito nelle fasi finali della corsa da Kimi Raikkonen. Le sorprese, si sa, sono all’ordine del giorno quando la F.1 approda nel tortuoso circuito che si snoda nei pressi del lungomare… 

Brawn:  

La squadra, che anche dopo il fallimento dell’operazione Honda in F.1 mantiene la sede a Brackley, in Inghilterra, si presenta al sesto appuntamento della stagione con la consapevolezza di essersi guadagnata la nomea di team da battere. Ne è al corrente patron Ross, che ormai non si nasconde più, ne sono certi Jenson Button e Rubens Barrichello, i piloti chiamati a difenderne i colori e a puntare dritti dritti al bersaglio grosso, vale a dire il titolo mondiale. Gli sviluppi del Gran Premio di Spagna tra gli alfieri del team Brawn Grand Prix lasciano però intravedere scenari non propriamente rassicuranti: Barrichello, più veloce ma al tempo stesso meno spregiudicato rispetto a Button nel fine settimana di Barcellona, non ha digerito lo ‘sgarbo’ abilmente orchestrato dagli strateghi della scuderia per favorire la vittoria del compagno, inevitabile quindi che la fiducia del brasiliano nei confronti degli ingegneri vada scemando. Jenson dal canto suo è convinto di meritarsi queste soddisfazioni dopo anni di ingiustificato oblio, Rubens però ha già fatto capire di non voler recitare la parte del fedele scudiero come ai tempi di Michael Schumacher in Ferrari. L’atmosfera tra i due piloti potrebbe ulteriormente surriscaldarsi a Montecarlo, anche nel caso in cui Button e Barrichello dovessero marcarsi a distanza. Sembra a questo punto quasi superfluo puntualizzare che in un box F.1 la serenità è determinante, perché in mancanza di essa la squadra può finire col perdere di vista il reale obiettivo. Anche se si chiama Brawn Grand Prix e ha saputo ‘indovinare’ una vettura con pochi punti deboli.

Ermanno Frassoni


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