Appassionati dalla lamentela facile subito zittiti allo sventolare della bandiera a scacchi in quel di Melbourne, dove sul fronte dello spettacolo le condizioni meteorologiche incerte e una tipologia di circuito storicamente all’altezza delle aspettative hanno riportato nel paddock il giusto ottimismo in vista del prosieguo di campionato.  

Complice una finezza di guida mostrata a più riprese l’anno scorso all’epoca dei trionfi Brawn GP, che l’ha portato a limitare saggiamente il degrado degli pneumatici tanto da effettuare un solo cambio gomme, il campione del mondo in carica Jenson Button è riuscito nell’impresa di scacciare le ombre sul suo scarso rendimento del Bahrain regalando alla McLaren il primo centro stagionale.  

Il secondo posto di Robert Kubica, ottenuto al volante di una Renault sicuramente meno efficace rispetto alle cosiddette scuderie top, per la compagine diretta da Eric Boullier assume la valenza di una vittoria, mentre in casa Ferrari il brasiliano Felipe Massa comunica ad un Fernando Alonso non esente da errori di non avere alcuna intenzione di aprirgli le porte verso il ruolo di caposquadra.  

Marca nuovamente punti pesanti l’alfiere Mercedes Nico Rosberg, quinto al traguardo davanti allo spettacolare Lewis Hamilton, reattivo in partenza e altrettanto risoluto in gara quando c’è stato bisogno di farsi largo a suon di sorpassi e giri veloci.  

Soddisfazione meritata per l’italiano Vitantonio Liuzzi, che prosegue la striscia positiva di risultati inaugurata due settimane fa a Sakhir lasciando soltanto le briciole al veterano Rubens Barrichello.  

Poca convinzione da parte di Mark Webber e Michael Schumacher, le cui performances non hanno di certo fatto la gioia di Red Bull e Mercedes.  

Il promettente Jaime Alguersuari, 19 anni d’età e 10 Gran Premi all’attivo, ha invece sfiorato un piazzamento in zona punti classificandosi undicesimo davanti alla Sauber di Pedro de la Rosa.  

Consegnata agli archivi della categoria la vana cavalcata dello sfortunato Sebastian Vettel, a seminare il panico al via ci ha pensato Kamui Kobayashi, che al termine di un week-end decisamente sopra le righe fin dalle prove libere rischia di vedersi appellare con lo scontato ma non così criticabile appellativo di ‘kamikaze’.  

Heikki Kovalainen e Karun Chandhok, seppure distanziati di alcuni giri dal vincitore, trasmettono una preziosa esperienza a Lotus e Hispania giungendo al traguardo a differenza dei rispettivi compagni di squadra Jarno Trulli, addirittura escluso dallo start causa guasto tecnico, e Bruno Senna, che allo spegnersi del semaforo rosso è tuttavia riuscito a balzare dal penultimo al quattordicesimo posto senza lasciarsi coinvolgere nel parapiglia del primo giro. 

Chi sale  

Jenson Button (voto 9): Il suo blasonato compagno di scuderia Lewis Hamilton deve fermarsi due volte ai box per effettuare il cambio gomme, salvo poi rischiare grosso in un sorpasso al limite su Felipe Massa che gli procura qualche danno all’alettone anteriore prima di incappare nel tamponamento ad opera di Mark Webber, mentre l’iridato 2009 in partenza perde posizioni, si preoccupa unicamente di mantenere un ritmo costante e resta lontano dai guai salvaguardando gli pneumatici. La differenza tra una vittoria e un sesto posto è tutta qui. E’ vero che la telecamera della regia internazionale ha occhi solo per Hamilton, eppure Jenson non sembra dolersene, tanto da cogliere al volo il ‘regalo’ involontario del leader Sebastian Vettel, kappaò dopo 25 giri per un problema ai freni. Senza l’inconveniente occorso al pilota della Red Bull difficilmente Button avrebbe vinto, fatto sta che la concretezza dell’inglese non si discute, e a Melbourne ha pagato di più dell’incontenibile furia agonistica dispensata a piene mani da Hamilton.   

Robert Kubica (voto 10): La Renault non poteva fare investimento migliore. Abilissimo al momento dello start quando dal nono posto sale al quarto, il polacco conduce una ammirevole gara d’attacco pur difendendosi in più occasioni dai pericolosi ritorni di Lewis Hamilton e Felipe Massa. Impeccabile in ogni frangente, Robert palesa i progressi della R30 senza mai strafare, controllando anzi con calma certosina i prepotenti assalti degli avversari. Conclude secondo, ma se avesse potuto disporre di una monoposto più competitiva, forse a stappare lo champagne dal gradino più alto del podio sarebbe stato lui e non Jenson Button.  

Lewis Hamilton (voto 7): Efficace in partenza, l’inglese si rende protagonista di una corsa che sarebbe da incorniciare se soltanto non fosse infarcita di così tanti errori e controlli al limite. In verità Lewis gioca un ruolo determinante nel conferire spettacolo alle varie fasi di gara, dai sorpassi apparentemente facili sul compagno di colori Jenson Button e sul driver Williams Rubens Barrichello fino alla lotta senza esclusione di colpi che lo oppone a Mark Webber e Felipe Massa. A due giri dal termine, dopo aver ‘pizzicato’ l’alettone anteriore McLaren nel retrotreno della Ferrari del brasiliano, resta vittima della manovra un po’ troppo avventata di Webber, che lo spinge fuori pista costringendolo ad accomodarsi in sesta posizione. Sfrontato, esaltante, genuino e magnificamente sciupone: la F.1 moderna, troppo spesso abituata a convivere con la carenza di show, non potrebbe davvero fare a meno di un personaggio-copertina come Hamilton.  

Sebastian Vettel (voto 9): Oscar alla sfortuna oltre che alla bravura. Perfetto al via, nessuno sembra capace di impensierirlo fino al traguardo, invece ecco il solito guasto, stavolta riconducibile all’impianto frenante difettoso, che si manifesta sulla Red Bull sottoforma di vibrazioni per poi spedire il malcapitato Sebastian nella sabbia mentre già credeva di avere la vittoria in pugno. Ancora una volta non è colpa sua, ancora una volta il suo compagno di colori Mark Webber vede il traguardo e conquista un paio di punti. L’impressione è che la guida costantemente al limite del tedesco non si sposi granché con le esigenze della RB6, vettura imbattibile sul giro secco ma estremamente fragile alla distanza. Dopo due Gran Premi e due vittorie gettate alle ortiche per problemi tecnici, Vettel ne ha avuto abbastanza e non si è certo nascosto nelle infuocate interviste del dopo gara…  

Chi scende  

Mark Webber (voto 4): Sarà che corre davanti al suo pubblico e parte in prima fila a fianco del compagno di squadra Sebastian Vettel, ma a pochi minuti dal via quasi tutti lo indicano come il favorito nella rincorsa al successo. Scattato dalla parte più ‘sporca’ della pista, l’australiano della Red Bull deve invece subito cedere la seconda posizione a Felipe Massa, salvo poi avere la meglio nel confronto col ferrarista. Dopo il pit-stop finisce ‘lungo’ oltre il cordolo e si fa ripassare da Massa, poi in un momento successivo si lascia coinvolgere in una scaramuccia con Lewis Hamilton. Conclude al nono posto perché a due giri dal termine tampona proprio l’inglese della McLaren, a sua volta impegnato nell’assalto alla quarta posizione di Fernando Alonso. I suoi tifosi si aspettavano di più, ma ormai nel box Red Bull hanno compreso che in mancanza di Vettel c’è poco da stare allegri.  

Michael Schumacher (voto 4,5): Giunto al secondo Gran Premio in casacca Mercedes dopo tre anni di lontananza dalla F.1 attiva, il sette volte iridato può ancora accampare scusanti più o meno valide sullo stato di forma suo e della vettura, ciononostante a preoccupare non è tanto il decimo posto finale quanto piuttosto le evidenti carenze di Michael nella ‘lettura’ della corsa. Parte bene, quindi si fa coinvolgere nel contatto iniziale tra Fernando Alonso e Jenson Button col risultato di rimetterci l’alettone anteriore. Persi svariati secondi ai box per la sostituzione, il tedesco deve rimboccarsi le maniche e rimontare. Resta a lungo bloccato dietro la Toro Rosso di Jaime Alguersuari, che quasi riesce nell’impresa di artigliare il primo punticino della sua carriera in F.1, e non dà l’impressione di rispettare gli pneumatici così come fa il compagno di squadra Nico Rosberg. Lascia il circuito di Melbourne smuovendo leggermente la classifica, eppure il ritmo sul passo di gara non ricorda nemmeno lontanamente lo Schumacher dell’era Ferrari.  

Fernando Alonso (voto 5,5): Anche se per il ferrarista-opinionista Jean Alesi, che insieme a Giancarlo Fisichella affronterà il programma Le Mans Series sulla F430 GTC dell’AF Corse, lo spagnolo è l’eroe della giornata (?), in partenza Fernando non sfrutta il vantaggio di scattare dalla parte più pulita della pista lasciando pattinare troppo le gomme sul manto stradale reso viscido dalla pioggia. Da qui comincia il suo calvario, perché un paio di avversari riescono a sfilarlo e alla fine arriva il contatto con Jenson Button che lo costringe a recuperare dal fondo dopo un testacoda. Alonso porta a degno compimento alcune manovre di sorpasso, ma nella fase conclusiva della competizione non riesce a sopravanzare il compagno di scuderia Felipe Massa, in quel frangente un po’ più lento rispetto a lui. Conclude quarto e per come era iniziata va benissimo così, sebbene a conti fatti pesino parecchio le imperfezioni che gli hanno precluso un piazzamento nella top 3 altrimenti quasi certo.  

Kamui Kobayashi (voto 3): Non si sa bene cosa si siano inventati alla Sauber per comparire nel ristretto gruppo dei teams più promettenti durante i test invernali, in ogni caso dopo Sakhir anche a Melbourne il bluff è venuto impietosamente allo scoperto. Se il ‘garibaldino’ Kamui, di fatto un rookie in F.1 nonostante le due gare disputate l’anno scorso su Toyota, ha ben poche colpe in merito, è sacrosanto affermare che il giapponese dovrebbe controllarsi meglio nelle fasi determinanti di un week-end di gara. Apparso un po’ troppo irruente già nelle prove del venerdì, in qualifica Kobayashi ha pagato dazio nei confronti del solitamente non velocissimo compagno di squadra Pedro de la Rosa salvo poi generare il caos al pronti-via del Gran Premio. Eliminati in una curva Sebastien Buemi e Nico Hulkenberg, l’ex campione della GP2 Asia si è ritrovato dopo un giro a meditare sui propri errori. Nessuno dubita del suo temperamento, ma non è così che si cattura l’attenzione delle scuderie top.  

Ermanno Frassoni


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