Al via di 15 Gran Premi in F.1 tra il 2000 e il 2001, il brasiliano Luciano Burti è stato anche collaudatore della scuderia Ferrari grazie all’intercessione dell’amico e collega Rubens Barrichello, salvo poi fare ritorno nel suo Paese natale per gareggiare con le impegnative stock car locali.  

Profondamente colpito dall’incidente che ha visto protagonista il connazionale Felipe Massa nelle prove ufficiali del Gran Premio d’Ungheria a Budapest lo scorso 25 luglio, Burti ha evidenziato come sul fronte della sicurezza permangano ancora significativi margini di miglioramento.   

Dopo il crash di Felipe all’Hungaroring – ha spiegato il 34enne driver nativo di San Paolo – ho avuto modo di vedere quali sono stati i progressi compiuti negli ultimi anni in termini di sicurezza dei caschi. Nel 2001 sul circuito di Spa ebbi io stesso un incidente, e all’epoca non indossavo un casco in fibra di carbonio. Se così fosse stato, i danni sarebbero stati meno importanti, per cui riconosco che da allora la Federazione Internazionale ha compiuto notevoli passi avanti”.  

Secondo l’opinione di Burti, nelle corse per monoposto si dovrebbe tuttavia puntare ad assicurare meglio le visiere ai caschi: “La presenza di viti metalliche ancorate al casco riveste un ruolo fondamentale nella protezione della testa del pilota in caso di incidente. In Belgio nel 2001 la mia visiera non si staccò perché era fissata con quattro viti, mentre nella maggior parte degli elmetti protettivi sono solo due le viti, dal momento che si tende a voler ridurre il peso complessivo”. 

Ermanno Frassoni


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/luciano.jpg Luciano Burti: “In termini di sicurezza si può ancora intervenire sui caschi”