La rinuncia del sette volte iridato Michael Schumacher, atteso al rientro nel Circus della F.1 il prossimo 23 agosto sul circuito cittadino di Valencia, a calarsi nuovamente nell’abitacolo di una Ferrari della massima serie per monoposto, ha suscitato reazioni di solidarietà non soltanto nel mondo dell’automobilismo sportivo, ma persino in campo politico. 

E’ una grande delusione per me e per tutti i fans apprendere questa notizia – ha chiosato suo fratello Ralf, 181 Gran Premi disputati in F.1 tra il 1997 e il 2007 – ma la decisione di Michael deve essere accettata. Quando le condizioni fisiche non lo consentono, è controproducente pensare ad un ritorno stabile alle gare”. 

Dispiaciuto anche il campione del mondo in carica Lewis Hamilton, desideroso di misurarsi in pista con Schumacher per la prima volta: “Sarebbe stato bello competere con Michael, è uno dei più grandi piloti che abbiano mai solcato i tracciati della F.1. Gli auguro ogni bene possibile per il futuro”. 

Norbert Haug, gran capo della Mercedes che sul finire degli anni Novanta quasi riuscì a strappare Schumacher alla Ferrari per condurlo in McLaren, mette al primo posto la salute dell’atleta: “Non ci sono dubbi sul fatto che la rinuncia di Michael costituisca un brutto colpo per l’ambiente delle corse. In ogni caso l’integrità dei piloti è fondamentale, pertanto un ritorno non sarebbe stato una buona idea”. 

Nemmeno Angela Merkel, cancelliere tedesco, è rimasta insensibile all’annuncio del pluricampione tedesco: “Schumacher ha preso la decisione giusta. Sotto questo punto di vista ritengo che i medici abbiano svolto in pieno il loro dovere”. 

Il noto ortopedico Lorenzo Aulisa, responsabile del reparto di traumatologia dell’Università Cattolica di Roma, si è lanciato in un responso chiarificatore pur non conoscendo direttamente le problematiche che hanno convinto Schumacher a desistere dai suoi propositi di rientro: “Evidentemente il trauma subito da Michael cadendo dalla motocicletta alcuni mesi fa non si è completamente riassorbito. I piloti di F.1 sono sottoposti a notevoli sollecitazioni durante la guida, e a ciò bisogna aggiungere che uno sportivo di 40 anni ha tempi di recupero più lunghi rispetto ad un ventenne o un trentenne”.  

Ermanno Frassoni


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