Il passaggio all’architettura V6 (con rinvio al 2014) ha risolto la questione tecnica sui nuovi motori di Formula 1? Pare proprio di no. Se le squadre hanno espresso nel week-end di Valencia il proprio appoggio al cambiamento, gli organizzatori dei circuiti in calendario non sono ancora del tutto convinti.

Anzi: tutti i responsabili delle piste del Mondiale (ad eccezione di Cina e Corea del Sud) la scorsa settimana hanno inviato una lettera ufficiale per chiedere che il regime di rotazione dei propulsori rimanga fissato a 18 mila giri al minuto, esattamente come oggi. Il limite per i V6 sarebbe invece di 15 mila.

Questo per il timore che il sound dei futuri 1.6 turbo non risulti accativamente come quello degli odierni V8, a svantaggio dell’appeal della F1 stessa. “Non vogliamo vedere compromessa la nostra base di sostenitori”, ha sottolineato Rob Walker, numero uno del GP d’Australia. “Il rombo dei motori è parte del brand, e ho già detto alla FIA che ora come ora non vorremmo accogliere quelle vetture”.

Sì, perché la minaccia è quella di boicottare la categoria regina, addirittura aprendo la porta alla IndyCar (ipotesi peraltro poco probabile). Al quotidiano britannico Express, Walker poi ha definito il suono dei prossimi V6 come quello di “barattoli che strisciano”.

A sostenere questo fronte c’è pure Bernie Ecclestone, ma in fondo non è un mistero: il boss del Circus fino all’ultimo ha spinto per mantenere gli otto cilindri.


Stop&Go Communcation

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