La memoria corre veloce, quasi incalzante. A Montecarlo è il 3 giugno 1984. Sotto la pioggia battente un pilota fisicamente gracile ma dalla volontà granitica rischia di rovinare la festa ad un certo Alain Prost che, impietosamente investito dalle nuvole d’acqua, deve cedere il passo a una misconosciuta Toleman condotta con sapiente maestria da un brasiliano capace di scalare le marce nelle anguste curve del Principato anziché poggiare più comodamente il piede sul freno. A sollevare la coppa del vincitore sarà comunque il francese, perché il direttore di gara Jacky Ickx ha deciso che può bastare così, ma poco importa, la F.1 conosce qui il suo nuovo astro nascente.  

Estoril, Portogallo, 21 aprile 1985. Ad un mese di distanza dai festeggiamenti per il suo 25esimo compleanno, Ayrton Senna domina per la prima volta un week-end di F.1 al volante della Lotus nei colori John Player Special. A quell’indimenticabile fine settimana lusitano, guarda caso funestato dalla presenza della pioggia, seguiranno altre 64 pole positions e 40 vittorie.  

Il primo titolo mondiale, conquistato con la complicità della biancorossa McLaren a Suzuka nel 1988, consente all’idolo paulista di entrare definitivamente nell’immaginario del suo Brasile, che non può non amarlo per le sue prodezze spesso ai limiti della fisica. La determinazione, la precisione di guida e un motto, ‘Driven to Perfection’, che Ayrton fa subito suo, vanno di pari passo con un carattere all’occorrenza malinconico e introverso, in grado però di sublimarsi in famiglia, dove Senna può finalmente rilassarsi e mostrare il vero volto, quello del bambino intento a scorrazzare nel cortile della villa paterna ai comandi di una rudimentale automobile a pedali.  

La supremazia di ‘Magic’ prosegue più o meno spedita fino al 1991, anno del terzo e ultimo iride, non senza le epiche battaglie e i talvolta duri confronti verbali con la sua nemesi Alain Prost, proprio mentre matura una sincera amicizia con l’austriaco Gerhard Berger, interrotta soltanto nel giorno della tragica scomparsa del brasiliano avvenuta il 1° maggio 1994 a Imola.  

La memoria si ferma, infine, a quella terribile domenica sul circuito del Santerno, nello stesso week-end che vide un giovane Rubens Barrichello miracolosamente salvo nonostante un botto spaventoso rimediato al venerdì e uno sfortunato debuttante, il malcapitato driver della Simtek Roland Ratzenberger, immolarsi contro un muro ad oltre 300 chilometri orari dopo una sbandata nella curva Gilles Villeneuve.  

Abilissimo a rapportarsi con i media, Senna comprese immediatamente che era giunto il momento di cambiare una F.1 ormai fuori controllo. Alla riunione programmata dai piloti a Montecarlo, però, Ayrton non ci arrivò mai, vittima del cedimento del piantone dello sterzo montato sulla sua Williams avvenuto alla curva del Tamburello nel corso del settimo passaggio di gara. Scattato dalla pole position, Senna conduceva le operazioni davanti all’arrembante Michael Schumacher, l’allora promessa della Benetton in vetta alla classifica generale grazie ai trionfi di Interlagos e Aida.  

Oggi avrebbe compiuto 50 anni, e molto probabilmente si sarebbe impegnato a gestire in prima persona la fondazione che porta il suo nome, conservando gelosamente i dolci ricordi di una carriera sportiva così carica d’intensità da essere ben difficilmente eguagliabile. Perché, come gli occhi sognanti di Ayrton Senna Da Silva amavano suggerire, nessuno potrà mai intuire quali sensazioni prova un pilota sotto il proprio casco dopo avere sperimentato l’inebriante estasi della vittoria.  

Ermanno Frassoni


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/senna11.jpg I 50 anni di Ayrton Senna nel primo giorno di primavera