Archiviata l’esperienza del Nurburgring 2009, il Gran Premio di Germania torna sul circuito di Hockenheim, nel nord del Baden-Wurttemberg, con la pista ubicata nella Renania-Palatinato assente dal calendario F.1 2010 per lasciare spazio alla cittadina posta sotto il controllo del distretto governativo di Karlsruhe. Il battesimo di fuoco tra i bolidi della massima serie per monoposto e il tracciato di Hockenheim si tenne il 2 agosto 1970, quando il 28enne Jochen Rindt, scomparso tragicamente un mese più tardi nel fine settimana di Monza, seppe conquistare al volante della Lotus 72 la sesta e ultima vittoria in carriera ponendo i presupposti per laurearsi campione del mondo alla memoria dal momento che né Jacky Ickx né Clay Regazzoni riuscirono nell’impresa di azzerare il divario di punti nelle tappe conclusive della stagione.

Rimpiazzato dal Nurburgring, meglio noto come lo spaventoso quanto affascinante tracciato della Nordschleife, già a partire dall’anno seguente, Hockenheim beneficiò idealmente del terribile rogo del quale fu protagonista l’allora ferrarista Niki Lauda nell’edizione del 1976, ritrovandosi ad ospitare nuovamente il Gran Premio di Germania a far data dal 1977. Un isolato ritorno sul rinnovato Nurburgring si registrò nel campionato del mondo 1985, quello che vide il compianto Michele Alboreto giungere ad un passo dal titolo al volante della Ferrari 156-85, anche se in tempi recenti Bernie Ecclestone e soci hanno provato ad imbastire una curiosa alternanza con Hockenheim, di fatto cessata nell’ottobre del 2009 con la firma del contratto che manterrà il Gran Premio di Germania nel Baden-Wurttemberg fino al termine del 2018. Portato ad una lunghezza di 4.574 chilometri, sul finire del 2001 l’architetto Hermann Tilke ha rivisto completamente il disegno dell’Hockenheimring accorciando in modo brutale il lungo tratto immerso nel verde della foresta circostante, in uno scenario naturale barbaramente stravolto allo scopo di aumentare la capienza delle tribune per andare incontro alle esigenze degli spettatori e (soprattutto) degli organizzatori. Il risultato è quindi un circuito che si dipana attraverso sezioni più lente e guidate, vedi la curva del Motodrom, con la presenza del tornante situato subito dopo la parabolica in grado di favorire le manovre di sorpasso. La vera incognita dell’edizione 2010 va comunque ricercata nella differenziazione delle mescole di pneumatici scelta dalla Bridgestone per rendere più avvincente il confronto in pista: supersoft e hard, ovverosia nessuna via di mezzo e ampia libertà di movimento garantita alle squadre. 

Ringalluzziti dalla ‘scorpacciata’ di Silverstone, che ha proposto ben cinque drivers di nazionalità tedesca nelle prime dieci posizioni compresi Nico Rosberg e Michael Schumacher, i vertici Mercedes sostengono di essersi lasciati alle spalle il preoccupante momento di impasse vissuto a Valencia per dare finalmente l’assalto con una certa regolarità alle zone nobili della classifica. Ne è convinto il figlio del grande Keke, intenzionato a ritagliarsi un ruolo di spicco in seno allo squadrone diretto da Ross Brawn, ma non è da meno il 41enne ‘Kaiser’, apparso ancora in difficoltà nel mandare gli pneumatici in temperatura a dispetto di una determinazione inversamente proporzionale all’anagrafica. La Casa di Stoccarda vorrà senza dubbio lasciare un segno del suo passaggio nel Gran Premio di casa, tanto più che da quest’anno il team di riferimento non è la McLaren, a dir la verità tuttora motorizzata Mercedes, quanto piuttosto la ex Brawn Grand Prix concepita tra gli stabilimenti di Brackley, in origine sede del team Honda F.1, e la capitale dello stato federato del Baden-Wurttemberg, ubicato ad un tiro di schioppo dall’Hockenheimring. Puntare al titolo mondiale in quella che si può definire la stagione d’esordio di una scuderia passata di mano già un paio di volte sarebbe pura utopia, eppure Brawn sa bene che in talune circostanze una piazza d’onore e, forse, persino una vittoria potrebbero rendere più gustosa la rentrée del blasonato marchio Mercedes nei ranghi della massima formula.

A voler scrivere il proprio nome nell’esclusivo albo d’oro del Gran Premio di Germania sarà poi l’altro idolo locale Sebastian Vettel, che rispetto al duo Rosberg-Schumacher ha dalla sua una monoposto fin qui competitiva in ogni situazione unitamente al desiderio di rendere pan per focaccia al compagno di squadra Mark Webber, vincitore al Nurburgring nel 2009 nell’appuntamento che avrebbe dovuto rappresentare la consacrazione di ‘Wonder Boy’ nel cuore degli appassionati teutonici. Dopo l’ennesimo strappo maturato in Inghilterra, complice la dirigenza Red Bull che ha preferito consegnare a Vettel la nuova ala anteriore destinata inizialmente a Webber, i rapporti tra i due pupilli di Dieter Mateschitz sono sempre meno idilliaci, come testimoniano i punzecchiamenti reciproci di certo non molto utili ai fini di una sana convivenza all’interno di una squadra determinata a fregiarsi dell’alloro mondiale. A Hockenheim la pressione si riverserà comunque su Vettel, chiamato ad una solida performance in seguito alla mezza debacle di Silverstone, dove lo scaltro Webber ha avuto vita in apparenza facile nel regolare le ambizioni del talentuoso ma altrettanto improvvido compagno di colori. Ci si aspetta invece una maggiore rilassatezza nelle azioni dell’australiano, unico concorrente ad essere salito sul gradino più alto del podio in tre occasioni nel computo dei dieci Gran Premi disputati.

In cima alla classifica sembra proseguire indisturbato il cammino di Lewis Hamilton e della McLaren, che in Germania ricorreranno nuovamente al nuovo pacchetto aerodinamico già provato nel Regno Unito ma non deliberato a causa di alcuni intoppi nella gestione degli scarichi ribassati. L’ex campione del mondo ha dimostrato di possedere una marcia in più nell’interpretare correttamente i vari frangenti di un week-end di gara, anche quando la vettura presenta problemi non preventivabili. Da tenere d’occhio il suo compagno di scuderia Jenson Button, protagonista di una straordinaria rimonta in Inghilterra nonostante le qualifiche opache, con l’iridato in carica che a fronte dei 133 punti in saccoccia paga un divario di soli 12 lunghezze dal leader Hamilton. La rivale Red Bull si confermerà probabilmente come la monoposto da battere anche a Hockenheim, in McLaren però il clima resta disteso e a lungo andare l’unità d’intenti e l’ammirevole capacità di volgere a proprio favore gli avvenimenti meno propizi potrebbero premiare la compagine di Woking, ora perfettamente sospinta da Martin Whitmarsh, uno che da Ron Dennis pare aver tratto gli insegnamenti migliori. Non è infatti da tutti invitare il proprio collaudatore, nella fattispecie Gary Paffett, ad individuare l’assetto ideale al simulatore nella concitazione di un fine settimana di Gran Premio, per giunta con un set-up completamente da rifare a causa dell’inefficacia delle componenti preparate in vista della tappa di casa.

Se nel box McLaren la voglia di sperimentare a costo di dover riprendere il filo del discorso daccapo non crea il benché minimo sussulto, alla Ferrari è invece scoccata l’ora degli esami di coscienza. Dal Canada in avanti la scuderia di Maranello ha ingurgitato una preoccupante sequenza di bocconi amari, talvolta anche senza colpe particolari, lasciandosi comunque travolgere dagli eventi negativi per via di una visione della competizione spesso troppo attendista. All’indomani di Silverstone il presidente del Cavallino Luca Cordero di Montezemolo ha immediatamente riscaldato gli animi ricordando alla crew rossovestita, dai più alti dirigenti all’ultimo dei meccanici, che cosa implichi essere accostati ad un simbolo storico delle corse intenzionato a considerare la vittoria un obiettivo imprescindibile. Giusto per dare fiato alle aspettative del direttore della Gestione Sportiva Stefano Domenicali, Fernando Alonso ha rivelato di credere ancora nel titolo mondiale sebbene i punti di ritardo da Hamilton siano diventati 47: adesso però non è più tempo di sperare ma di tirarsi su le maniche in pista evitando quei guai che nelle ultime tappe stanno facendo abbassare pericolosamente la guardia alla Ferrari. Di certo gli affinamenti approntati sul progetto F10 sono potenzialmente in grado di consentire al duo Alonso-Massa di regalarsi un bel po’ di arrivi a podio nelle prossime gare, a patto ovviamente di non incorrere in errori strategici. Il due volte campione del mondo possiede le risorse necessarie per prendersi una sonora rivincita già a Hockenheim, complice l’introduzione dell’attesa versione B del diffusore, mentre il brasiliano ha bisogno di interrompere il momento no che dura dal Gran Premio della Turchia disputato all’Istanbul Park, dove seppe racimolare il settimo posto.  

Arriva da un doppio zero in casella il team Renault, che in territorio d’Oltremanica ha visto Robert Kubica fuori dai giochi col semiasse kappaò e Vitaly Petrov attardato in tredicesima posizione. Il polacco meriterebbe una vettura dotata delle qualità tecniche indispensabili per vincere dei Gran Premi, in ogni caso la sua conferma fino al termine del Mondiale 2012 va letta nell’ottica di un programma ambizioso che potrebbe riportare la Casa della Regie ai piani alti della categoria. Deve obbligatoriamente invertire la rotta il rookie Petrov, che al di là delle scontate simpatie infarcite di nazionalismo espresse dall’attuale primo ministro russo Vladimir Putin non smuove la classifica da Shanghai proseguendo a collezionare piazzamenti fuori dalla top ten. Nelle ultime sei gare non ha invece sbagliato un colpo l’alfiere della Force India Adrian Sutil, in lotta serrata col connazionale Schumacher per il nono posto in campionato: il driver di Grafelfing, indicato in trattative proprio con la Renault per affiancare Kubica nel 2011, vanta 35 punti nel carniere contro i 36 del ‘Kaiser’, mentre nel Costruttori la compagine diretta da Vijay Mallya ha ormai consolidato la sesta piazza davanti alla rivitalizzata Williams, che ha ritrovato lo smalto perduto grazie alla soluzione degli scarichi ribassati in stile Red Bull e ad un F-Duct estremamente efficace. Il veterano Rubens Barrichello, determinato a restare alle dipendenze del team di Grove anche nella prossima stagione, ha concretizzato un bel balzo in avanti in graduatoria sommando 22 punti tra Valencia e Silverstone. In crescita la Sauber, della quale l’ancora acerbo Kamui Kobayashi è divenuto valido condottiero. Il bottino della scuderia capitanata da patron Peter è tutto da ascrivere al giovane giapponese, anche se ad onor del vero va evidenziato che Pedro de la Rosa ha di sovente dovuto fronteggiare assillanti contrattempi tecnici.

Un po’ in affanno la Toro Rosso, che su un circuito ‘vero’ tipo Silverstone è miseramente naufragata con Sebastien Buemi e Jaime Alguersuari dimostrando di preferire altri contesti, in prospettiva più favorevoli, sulla falsariga di Montreal e Valencia. Sul fronte delle nuove squadre, le pur volenterose Virgin e HRT non hanno fornito l’impressione di poter scalzare le Lotus di Jarno Trulli ed Heikki Kovalainen da una posizione di vantaggio, sebbene guasti di diversa natura continuino a creare qualche grattacapo di troppo ai piloti di Tony Fernandes. L’italiano, 36 anni compiuti da pochi giorni, in Inghilterra si è tolto la soddisfazione di precedere in gara il veloce compagno di colori, mentre Mike Gascoyne dà per assodata la riconferma di entrambi in ottica 2011. Più instabile la situazione dalle parti di Virgin e HRT, con la scuderia del magnate britannico Richard Branson che stando a voci di corridoio trapelate a Silverstone non sembra essere così tranquilla sotto il profilo finanziario. Da Timo Glock, in particolare, il team si aspettava un contributo di maggiore sostanza, anche se considerando la scarna base di partenza l’ex driver Toyota era ben conscio di giocarsi una buona fetta della sua reputazione. Nel week-end dell’Hockenheimring tornerà in servizio il ‘desaparecido’ Bruno Senna, appiedato una tantum dal direttore generale dell’HRT Colin Kolles senza in realtà spiegarne veramente le motivazioni. Il nipote dell’immenso Ayrton punta a finire la stagione vestendo i colori della scuderia di proprietà del tycoon spagnolo Jose Ramon Carabante, di certo però non si capisce quanto possano essere costruttivi i rapporti in squadra, complici un Kolles sempre meno propenso a dare fiducia al suo pilota e lo stesso Bruno seccato a causa della carenza di novità tecniche proposte sul telaio Dallara approntato in fretta e furia negli stabilimenti di Varano de’ Melegari allo scopo di essere comunque al via del Mondiale 2010. A farne le spese il suo (ex?) compagno di avventure Karun Chandhok, che verrà sostituito a Hockenheim dal nipponico Sakon Yamamoto, già visto in Gran Bretagna al posto di Senna in una apparentemente grottesca girandola di avvicendamenti. 

Il programma del week-end

Venerdì 23 luglio
10.00-11.30 Libere 1
14.00-15.30 Libere 2

Sabato 24 luglio
11.00-12.00 Libere 3
14.00-15.00 Qualifiche

Domenica 25 luglio
14.00 Gara

Ermanno Frassoni


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