Doppietta con annesse polemiche, 100.000 dollari di multa per violazione delle regole in materia di ordini di squadra e conseguente deferimento al Consiglio Mondiale FIA che potrebbe comportare ulteriori provvedimenti in vista per la Ferrari. Termina così, con una scia di contestazioni che a Maranello nemmeno avrebbero voluto sentire, la sfida tra Fernando Alonso e Felipe Massa, primo e secondo allo sventolare della bandiera a scacchi del Gran Premio di Germania sulla falsariga di quanto accaduto in Bahrain nello scorso mese di marzo. Stavolta a far compagnia sul podio ai due pupilli del Cavallino non c’è Lewis Hamilton, quarto sulla McLaren dopo un avvio di week-end a dir poco tribolato, bensì il poleman Sebastian Vettel, che di sicuro allo spegnersi del semaforo rosso non si aspettava di precipitare subito in terza posizione nonostante una partenza di contenimento ai danni della sfavillante coppia rossovestita. 

Al di là delle evidenti controversie suscitate dalla sibillina comunicazione radio indirizzata dall’ingegnere Rob Smedley a Massa (“Alonso è più veloce di te, ne sei consapevole?”), l’asturiano ha saputo condurre una gara intelligente rispondendo a suon di giri veloci alla strenua ma inutile resistenza di Felipe, dal momento che molto probabilmente il direttore della Gestione Sportiva Stefano Domenicali mai avrebbe accettato di rischiare un ‘ritorno’ di Vettel, giunto negli ultimi giri ad un tiro di schioppo dalla F10 del volenteroso pilota paulista, reo di avere un po’ enfatizzato l’avvicendamento con Fernando parzializzando l’acceleratore. Tutti contenti, dunque, eccetto Massa (si sarà ricordato del sorpasso ‘radiocomandato’ di Michael Schumacher a Barrichello nella famigerata Zeltweg 2002?), che dovrà metabolizzare la sconfitta presentandosi nel prossimo appuntamento previsto in Ungheria domenica 1° agosto con la stessa granitica determinazione dispensata a piene mani nel memorabile fine settimana dell’Hockenheimring.

Medaglia di bronzo per il già citato alfiere della Red Bull, che in barba alla mezza debacle vissuta al cospetto del pubblico di casa sale a quota 136 lunghezze in classifica generale mantenendo un margine di sicurezza nei confronti di Alonso, dal quale ci si attende il definitivo salto di qualità a Budapest. Se Hamilton e Button difendono a spada tratta la leadership della McLaren tra i costruttori, Mark Webber tocca forse uno dei punti più bassi della stagione, soprattutto all’indomani delle guerresche esternazioni rese note a Silverstone nell’aspro duello psicologico col compagno di colori Vettel.

Una malcelata soddisfazione ha permeato la domenica di Renault e Mercedes, che sono riuscite nell’impresa di piazzare i propri piloti nell’ambita top ten, mentre Vitaly Petrov ha riassaporato il gusto delle zone nobili della graduatoria artigliando un punticino in grado di rappresentare un buon viatico in vista del prosieguo di campionato. Poca gloria per gli alfieri della Williams Rubens Barrichello e Nico Hulkenberg, protagonisti in positivo nelle prove ma di fatto dispersi in gara. La sfortuna sembra accanirsi su Pedro de la Rosa, rimasto tuttavia coinvolto in un contatto evitabile con la Lotus del doppiato Heikki Kovalainen, ma non grazia nemmeno il giovane Jaime Alguersuari, lesto nel disarcionare il team-mate Sebastien Buemi complice una manovra di certo poco gradita ai vertici della Toro Rosso.

Chi sale

Fernando Alonso (voto 10): Al momento dello start parte bene dalla seconda posizione ma non riesce a contenere gli assalti del compagno di squadra Felipe Massa, col risultato di trovarsi sì davanti a Sebastian Vettel ma dietro al brasiliano, che proprio a Hockenheim voleva tracciare una netta linea di demarcazione tra l’incidente occorsogli a Budapest un anno fa e la sua ‘nuova’ carriera cominciata a marzo in Bahrain. Nel corso del ventunesimo passaggio, quando la F10 dello spagnolo è ormai negli scarichi della vettura gemella di Massa, il due volte campione del mondo non forza il sorpasso complice un avversario che in termini di spazio e inventiva nulla gli concede. Al giro 49, quello della svolta, Fernando fa il compitino ma l’impressione è che il brasiliano sia quasi costretto a lasciargli strada, anche se ovviamente la Rossa di ‘Matador’ risultava più veloce. Inutile rischiare, quindi, con Alonso vincitore e Massa secondo nel Gran Premio che concretizza una resurrezione Ferrari già intravista nei precedenti appuntamenti di Montreal, Valencia e Silverstone. L’inseguimento nei confronti di Red Bull e McLaren è soltanto agli inizi, e con otto eventi da disputare a Maranello non hanno nessuna intenzione di mollare il colpo.

Felipe Massa (voto 9,5): Basta guardare la sua espressione sul podio per comprendere quanto sia stato difficile cedere la leadership al compagno di marca Fernando Alonso a meno di venti tornate dalla conclusione. Il brasiliano, chiedere a Michael Schumacher e Kimi Raikkonen per conferma, non ha l’aurea del gregario, e sul palcoscenico dell’Hockenheimring ci avrebbe tenuto a stappare lo champagne dal gradino più alto del podio dodici mesi dopo il crash di Budapest. Con una Ferrari così le occasioni per rifarsi non dovrebbero rappresentare un grosso problema, di certo però Alonso ha messo nuovamente le cose in chiaro riguardo al nome sul quale il Cavallino dovrà puntare in ottica iridata. Considerando il divario di Felipe dalla vetta della classifica la decisione appare anche logica, ma di questi tempi, Webber e Vettel ne sanno qualcosa, è preferibile evitare incomprensioni tra compagni di squadra.

Sebastian Vettel (voto 7): Doveva essere l’eroe di Hockenheim, il profeta di una Germania che a causa di una Mercedes sottotono e di un Michael Schumacher in fase di rodaggio intendeva scommettere su un pilota appena 23enne con all’attivo 7 vittorie e 12 pole position. Nel Baden-Wurttemberg i tifosi tedeschi non hanno rinunciato a fare quadrato attorno al loro ambizioso idolo, peccato però che al termine di una sessione di qualifica ‘monstre’ il portacolori della Red Bull si sia ritrovato a proteggersi dalle arrembanti Ferrari di Fernando Alonso e Felipe Massa fin dalla partenza. Un affronto forse eccessivo per giustificare il pienone di pubblico sulle tribune amiche, ma se non altro ‘Wonder Boy’ ha badato a limitare i danni conquistando un terzo posto che ora lo pone a pari punti col compagno di avventure Mark Webber, capace di piangere amare lacrime di coccodrillo in seguito alla dibattuta querelle deflagrata in Gran Bretagna. Di certo sarà interessante constatare a chi andranno, in caso di necessità, le nuove componenti aerodinamiche che stando alle parole dei due piloti spetterebbero al driver posizionato più avanti in classifica. Chi glielo spiega, adesso, al team principal Christian Horner, che a Budapest Mark e Sebastian ci arriveranno appaiati a quota 136 lunghezze?

Vitaly Petrov (voto 6): Ora o mai più. Il rookie della Renault recepisce il messaggio fattogli pervenire a livelli neanche troppo subliminali dai vertici del team e finalmente si mette di buzzo buono per concretizzare un potenziale discreto ma comunque un po’ plafonato rispetto alle recenti sortite. I motivi? Le Ferrari a Hockenheim non hanno sbagliato nulla, le Mercedes si sono rifatte sotto e in qualifica persino la Williams è riuscita a impensierire il duo Kubica-Petrov. Il vice campione in carica della GP2 Main Series ha tuttavia ritrovato la zona punti al termine di una gara vissuta sul filo del rasoio, in particolare per via del duello, poi vinto, con l’irriducibile Kamui Kobayashi. Difficile che un punto sia sufficiente per convincere il finanziatore Gerard Lopez a proseguire con Vitaly in chiave 2011, di certo però qualcosa si è mosso in positivo e nelle prossime gare il driver originario di Vyborg avrà altre opportunità utili a rimpinguare il proprio bottino. 

Chi scende

Mark Webber (voto 5): Un Gran Premio storto può capitare a tutti, lui però ci mette del suo e allo sventolare della bandiera a scacchi si lascia precedere dalle McLaren di Lewis Hamilton e Jenson Button, peraltro senza mai avvertire l’odore del podio a differenza del compagno di scuderia Sebastian Vettel. Nelle prime fasi non resiste agli attacchi di Hamilton, quindi precipita in una gara anonima disturbata anche da un problema nella gestione delle temperature dell’olio motore. Per uno che soltanto due settimane fa sbraitava a destra e a manca denunciando disparità di trattamento in seno al team Red Bull, il risultato di Hockenheim ha un po’ il sapore del brodino. Va a pari punti con Vettel, pregustando già l’ennesima sfida interna a Budapest, ma non è detto che la squadra capitanata da Dieter Mateschitz ne sia particolarmente felice…

Rubens Barrichello (voto 4,5): Insieme al compagno di colori Nico Hulkenberg non fallisce l’accesso in Q3 al sabato pomeriggio, poi però è autore di una partenza da dimenticare tanto da dover rivedere le ambizioni della vigilia. Forse non sarebbe andato a punti ugualmente, ciononostante da un pilota della sua esperienza ci si aspetta una condotta quanto meno più costruttiva. Invece conclude dodicesimo, surclassato da Kobayashi e Petrov, seppur nella consapevolezza di avere tra le mani una vettura potenzialmente in grado di regalare belle sorprese.

Pedro de la Rosa (voto 4,5): Al via non perde posizioni ma nemmeno ne guadagna, quindi decide di ritardare il più possibile il cambio gomme senza però riuscire a trarne un benché minimo giovamento. Sulla sua strada, proprio mentre è in lotta con la Williams di Nico Hulkenberg, incontra infatti la Lotus del doppiato Heikki Kovalainen, che lo costringe ad una sosta supplementare complice l’ala anteriore danneggiata nel contatto. Taglia il traguardo in quattordicesima piazza, esattamente da dov’era partito, mentre il suo più giovane team-mate Kamui Kobayashi quasi sfiora la zona punti al volante di una Sauber ancora lontana dallo stato di forma ideale.

Jaime Alguersuari (voto 3): Anche se Mark Webber forse non la pensa allo stesso modo, le monoposto di F.1 non sono fatte per librarsi in volo, eppure il giovanissimo spagnolo ha la bella idea di tamponare in piena velocità il retrotreno della Toro Rosso di Sebastien Buemi, apparso un po’ seccato nelle interviste del dopo gara. Fortunatamente l’episodio di Valencia che vide protagonisti Webber e Kovalainen resta un caso isolato, Alguersuari però è incappato in una leggerezza non di poco conto. Mateschitz ha già le sue difficoltà nel tenere a bada Webber e Vettel sotto il tendone Red Bull, figuriamoci cosa potrebbe succedere se la situazione dovesse ripetersi con Buemi e Alguersuari…

Ermanno Frassoni


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