Daniel Ricciardo è certamente la più grande sorpresa di questo mondiale 2014. Timido e sicuro di se allo stesso tempo, il talento australiano sta lasciando a bocca aperta tutti gli appassionati legati al circus della F1.

Il GP del Belgio, semmai ce ne fosse stato bisogno, ha confermato che il ragazzo di Perth, all’esterno allegro e sorridente, nasconde l’anima di un guerriero feroce che non lascia scampo a nessuno.

Ricciardo non ha paura della pressione, anzi la pressione non la soffre proprio. In molti hanno provato a paragonarlo a qualcuno, ma Ricciardo è Ricciardo, unico nel proprio genere. Un pilota capace di sorriderti nel pre-gara e due minuti dopo stringerti al muro per difendere la propria posizione.

Bravo a sfruttare tutte le opportunità che il duo Mercedes gli sta concedendo, Daniel, in quel di Spa, ha rivelato al mondo la sua vera natura, confermando che, al contrario di quello che si dice,
lui al titolo mondiale ci crede veramente.

La domanda sorge spontanea: fa bene a crederci?

Se lo stesso quesito fosse stato posto un mese e mezzo fa, precisamente prima di Hockenheim, la nostra risposta sarebbe stata no. Troppo forte questa Mercedes, troppo forte per tutti, anche per la Red Bull quattro volte campione del mondo.

La potenza dell’unità PU106A Hybrid, applicata alla perfetta W05, non permetteva alla Red Bull di poter sognare il colpaccio mondiale. L’ordine di scuderia lanciato dalla Mercedes a Budapest ha però cambiato qualcosa. La guerra tra Hamilton e Rosberg ha dato alla Red Bull quel barlume di speranza a cui aggrapparsi.

Il titolo resta ancora un sogno quasi impossibile, ma se la situazione tra Hamilton e Rosberg dovesse degenerare (e un piccolo assaggio delle conseguenze l’abbiamo già visto a Spa), il pilota che più potrebbe impensierire l’armata del duo Wolff-Lauda è proprio Ricciardo.

La rabbia post gara di Toto Wolff è anche interpretabile in questo senso. Un senso di paura, lieve ma presente, che comincia a invadere gli animi dei vertici di Stoccarda. Perdere un titolo per questioni interne, precisamente un conflitto tra piloti non gestito alla perfezione, sarebbe qualcosa di ingiustificabile per Dieter Zetsche.

Da qui il titolo del nostro pezzo, riferito alla famosissima canzone di Renato Zero. Il triangolo tra Lewis Hamilton, Nico Rosberg e Daniel Ricciardo non l’avevamo proprio considerato. Essì, perché nessuno avrebbe mai scommesso un euro sulla Red Bull lenta e inaffidabile di inizio stagione.

Nessuno si sarebbe mai immaginato una Red Bull pronta a sfruttare gli svarioni della Mercedes. Inoltre, cosa assolutamente sorprendente, che il pilota pronto ad acchiappare queste occasioni fosse proprio Ricciardo, quel ragazzo sempre sorridente che se la giocava con Jean-Eric Vergne in Toro Rosso.
Mettere in difficoltà Vettel? Ma dai, non scherziamo.

Eppure Daniel, aiutato dai continui problemi del campionissimo tedesco, sta letteralmente massacrando il suo compagno di scuderia. Probabilmente il titolo andrà alla Mercedes, dato che a Stoccarda hanno messo a punto un pacchetto tecnico praticamente perfetto, ma la storia insegna che la speranza è l’ultima a morire, soprattutto se l’ultimo appuntamento mondiale assegna il doppio dei punti.

No, noi il triangolo non l’avevamo proprio considerato.

 

Roberto Valenti
Twitter: @RobertoVal94


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