Nico Rosberg ha annunciato il ritiro dalla Formula 1 quasi sette giorni dopo aver coronato il sogno di ogni pilota: diventare campione del Mondo di Formula 1.

Un fulmine a ciel sereno verrebbe da dire, specie perché a metà stagione era stato comunicato il rinnovo biennale del suo contratto con Mercedes. Un fulmine a ciel sereno, di nuovo, per come è arrivato: alla conferenza FIA, poco prima della cerimonia che a Vienna sancisce la chiusura del 2016 a quattro ruote. Qualcosa che si avvicina ad una coltellata “sportiva”, insomma. Pronta la reazione del web, che si spacca; chi gli riconosce di aver fatto una scelta da uomo, chi gli dà del perdente. Da che parte si schiera chi sta scrivendo?

Da nessuna delle due, o meglio da tutte e due. Troppo facile dite voi? Non credo. Da un lato, coerentemente con le opinioni espresse nell’arco di tutta la stagione, non riesco a considerare Rosberg un fuori classe. Campione, sì, “per forza di legge” verrebbe da dire, ma fuori classe no. Nico infatti si è comportato come l’alunno diligente: uno che ha la media del nove in pagella e che mai e poi mai rischierebbe un quattro per arrivare al dieci. Come invece farebbe il migliore della classe; come farebbe un fuori classe. Vi risparmio stucchevoli paragoni motoristici.

D’altro canto, però, il figlio di Keke ha anche tutta la mia stima, perché con questo gesto ha ricordato a tutti che esiste ancora una componente umana in F1; proprio quella Formula 1 che da troppi anni condanna l’uomo-essere pensante ad un ruolo marginale, come se fosse anch’egli in tribuna o sui seggiolini di quei muretti box che tanto vanno di moda. Bene, quest’anno no. Quest’anno il campione del Mondo ha fatto l’uomo, scegliendo di vivere una vita diversa e lontana da quel mondo di plastica che è diventato il motorsport, dove ormai i piloti che ricevono più likes su Facebook hanno diritto ad un surplus di potenza durante le gare (vedi la scelta aberrante in Formula E), e preferendogli l’abbraccio vero di una figlia e il sorriso di una moglie.

Questo mi ha insegnato Nico, che alla fine della fiera, quando cala la bandiera a scacchi e ti togli il casco, c’è ancora qualcosa che conta di più di salire sul gradino più alto del podio. C’è la vita, quella vera, fatta di piccoli gesti e di emozioni vere, che nulla hanno a che vedere con quelle provocate dal DRS di turno. E alla luce di questo, signori miei, le parole di Hamilton e i dubbi sulla rivalità con quest’ultimo perdono di senso. E alla fine, Lewis, lo so che anche tu la pensi così; sei umano come noi d’altronde.

“In un mondo che non ci vuole più il mio canto libero sei tu”.

Andrea Giustini

 

 


Stop&Go Communcation

Con il ritiro di Rosberg la F1 perde un protagonista, ma guadagna un uomo.

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2016/12/rosberg_matrimonio-940x705.jpeg Cosa ho imparato dal ritiro di Nico Rosberg