Neanche il tempo di tirare il fiato, ed ecco che il ‘carrozzone’ della F.1 si ritrova a piantare le tende alla periferia di Budapest, da dove domenica 1° agosto i piloti della massima serie per monoposto inoltreranno la loro cartolina di buone vacanze in vista della meritata pausa estiva. La storia del Gran Premio d’Ungheria, un vero e proprio evento per l’epoca dal momento che segnò l’approdo del Circus nell’Est Europa, ha inizio nel 1986 con il successo dell’allora driver Williams Nelson Piquet, capace di ripetersi l’anno successivo prima del trionfo di Ayrton Senna datato 1988.

Caratterizzata da un disegno del tracciato spiccatamente tortuoso, la pista dell’Hungaroring è da sempre ritenuta ostica per i sorpassi, tanto che non a caso le qualifiche rivestono un ruolo fondamentale, sebbene il manto stradale abitualmente polveroso contribuisca a fare selezione non appena le cose si fanno serie, complice la necessità di seguire traiettorie obbligate pena il depositarsi di altro ‘sporco’ e gli inevitabili problemi di aderenza in grado di creare più di un semplice grattacapo ai concorrenti.

Leggermente modificato nel 2003, con l’allungamento del rettilineo principale e l’introduzione di novità marginali alle curve 1 e 14, il circuito magiaro è terra di conquista del pluri-iridato Michael Schumacher, quattro volte sul gradino più alto del podio a Budapest, anche se nelle ultime edizioni l’onore e l’onere di fare man bassa è toccato in due occasioni a Lewis Hamilton, vittorioso nel 2007 e nel 2009. In Ungheria sono anche maturati i primi successi in F.1 di Fernando Alonso (2003) e Jenson Button (2006), due personaggi che nell’era post-schumacheriana hanno impresso, con metodo e tempistiche diverse, il loro nome nell’albo d’oro del campionato del mondo.

Reduci da un quarto e un quinto posto nel recente Gran Premio di Germania, Lewis Hamilton e Jenson Button hanno registrato un mezzo passo falso in terra tedesca soprattutto a causa di un nuovo pacchetto aerodinamico che sembrava promettere mirabilie ma alla prova dei fatti è stato invece ridimensionato dalle Ferrari del duo Alonso-Massa e dalla Red Bull di Sebastian Vettel. Magra consolazione, dunque, l’aver preceduto Mark Webber allo sventolare della bandiera a scacchi, perché a Hockenheim l’australiano non ha di certo disputato la sua migliore gara della stagione. Hamilton conserva comunque la leadership nella classifica riservata ai conduttori con 157 lunghezze, forte di 14 punti di margine sul diretto inseguitore Button, a sua volta marcato stretto dalla coppia Red Bull. Le soluzioni tecniche provate dalla compagine di Woking nelle libere del venerdì di Silverstone e finalmente impiegate per tutto il week-end in Germania necessitano indubbiamente del giusto affinamento, dopodiché le scuderie avversarie potranno cominciare a preoccuparsi.

Nel frattempo, però, nemmeno la Red Bull ha lasciato Hockenheim col sorriso stampato sulle labbra, complice un terzo posto di Vettel che in virtù della pole position artigliata al sabato pomeriggio è incappato in una cocente delusione. ‘Wonder Boy’ sperava infatti di ottenere una vittoria al cospetto del pubblico amico, ma non aveva evidentemente fatto i conti con l’attesa resurrezione della Ferrari. In vista della tappa in programma all’Hungaroring, sembra ormai assodato che Webber e Vettel, appaiati in campionato a quota 136 punti, dovranno guardarsi dal ‘ritorno’ dell’agguerrita crew di Maranello, capace di ritrovare l’indispensabile unità nell’undicesimo week-end di gara della stagione. Le polemiche del sorpasso di Fernando a Felipe avvenuto nel corso del giro numero 49 aleggeranno per un po’ sulle teste dei vertici del Cavallino, nessuno comunque si sente di negare che la doppietta in salsa teutonica sia stata il frutto di un proficuo lavoro di squadra. E’ per certi versi criticabile la scelta del muretto Ferrari di costringere Massa al limitatore nel giorno del primo anniversario del drammatico incidente occorsogli nelle qualifiche del Gran Premio d’Ungheria 2009, anche perché da un punto di vista meramente mediatico gli organi di stampa dedicati avrebbero concesso largo spazio alla ricorrenza evidenziando il momento di passaggio del pilota brasiliano da un crash quasi fatale a un trionfo liberatorio, ma a sostegno del Cavallino non si può trascurare la rimonta di Vettel, arrivato a ridosso del paulista nei giri finali. Alonso, quindi, ne aveva semplicemente di più, e certe decisioni non dovrebbero sconvolgere granché gli animi degli appassionati, avvezzi ad epoche (e tattiche) ben peggiori, vedi l’invincibile armata Ferrari del periodo Schumacher-Barrichello che umiliava gli avversari facendo talvolta storcere il naso a quel ‘Rubinho’ del quale Massa non vuole assolutamente diventare emulo. A Budapest, del resto, il 29enne ferrarista di lungo corso potrebbe prendersi una pronta rivincita sul compagno di squadra, proprio sul suolo ungherese che nel mese di luglio di un anno fa rischiò di tarpargli definitivamente le ali.

Detto della Red Bull, che contrariamente alla Brawn GP vista nel 2009 non ha finora saputo sfruttare al cento per cento un potenziale inizialmente immenso col risultato di trovarsi a inseguire, e di una Ferrari tornata prepotentemente in lizza per le zone nobili della classifica, la Mercedes ha limitato i danni su una pista poco favorevole, piazzando Rosberg e Schumacher all’ottavo e al nono posto non riuscendo nell’impresa di precedere la Renault del volitivo Robert Kubica. Alla Casa di Stoccarda manca forse quella continuità necessaria per ambire a risultati importanti, perché passare dal podio di Silverstone alle fatiche di Hockenheim è quanto meno anacronistico. La Renault infatti non perde occasione di rosicchiare punti, anche se l’inattesa competitività del primo scorcio di stagione pare ormai sul viale del tramonto per via della rivitalizzata Ferrari e di una promettente Williams. Tra i costruttori, la Mercedes occupa il quarto posto a quota 132 lunghezze contro le 96 della Renault, un divario che con il nuovo sistema di attribuzione punti può persino essere recuperato dai volenterosi alfieri della Casa della Regie. Vitaly Petrov, in particolare, ha bisogno di una costante presenza nella top ten al fine di vedersi rinnovare il contratto in ottica 2011, dovendo tuttavia prestare attenzione a tre avversari scomodi che rispondono ai nomi di Adrian Sutil, Kamui Kobayashi e Rubens Barrichello.

La Force India, fatta eccezione per la prima sessione di libere, a Hockenheim non ne ha azzeccata una, con il patron Vijay Mallya pronto a cospargersi il capo di cenere dopo il tragicomico errore in gara sulle vetture di Sutil e Liuzzi, rimandati in pista con gli pneumatici sbagliati. La formazione di matrice indiana può comunque contare su una buona adattabilità a varie tipologie di circuiti, sebbene il nostro Vitantonio, protagonista di un incruento crash in qualifica, abbia ancora molto da dimostrare. In crescita la Sauber, che ha identificato in Kobayashi il suo valore aggiunto: se si tratta di raccogliere dei punti, il giapponese possiede la giusta cattiveria per non tornare a casa a mani vuote, o almeno per non sfigurare agli occhi dei potenziali finanziatori. Ha mostrato progressi tangibili il team Williams, con gli affiatati Barrichello e Hulkenberg abili nel raggiungere la Q3 in Germania salvo poi sprofondare nell’anonimato in gara. Al di là dei singoli episodi, entrambi potrebbero regalare discrete soddisfazioni a patron Frank e soci nella seconda parte della stagione, grazie soprattutto ai tanti aggiornamenti aerodinamici approntati con dovizia nella storica factory di Grove.

Devono ritrovare la bussola smarrita i due portacolori della Toro Rosso Sebastien Buemi e Jaime Alguersuari, coinvolti in un incidente evitabile nelle prime fasi del Gran Premio di Germania. La STR5 non è cambiata molto nelle recenti sortite, e forse dalle parti di Faenza non hanno abbastanza risorse per invertire la tendenza nel prosieguo di campionato, fermo restando che in talune circostanze entrambi i piloti posseggono le qualità utili ad emergere. Si continua invece a soffrire nel box Lotus, con i veterani Jarno Trulli ed Heikki Kovalainen impegnati a fare il possibile pur di sviluppare un progetto concepito comunque in tempi strettissimi. Le voci che darebbero il finlandese in contatto con la Renault per rimpiazzare Petrov dal 2011 probabilmente non aiutano la squadra a trovare la tranquillità necessaria, anche se l’ex driver della McLaren ha più volte assicurato di sentirsi a proprio agio nelle maglie della compagine diretta da Tony Fernandes. Si prosegue come si può in casa HRT e Virgin: le dichiarazioni bellicose di Timo Glock, convinto di poter recuperare terreno ai danni della Lotus entro fine stagione, non hanno al momento trovato conferma nei fatti, potenzialmente in grado di spingere il tedesco ad affrettare i tempi per chiudere l’accordo con Renault, ammesso e non concesso che Petrov sia del medesimo avviso…

Il programma del week-end

Venerdì 30 luglio
10.00-11.30 Libere 1
14.00-15.30 Libere 2

Sabato 31 luglio
11.00-12.00 Libere 3
14.00-15.00 Qualifiche

Domenica 1 agosto
14.00 Gara

Ermanno Frassoni

 

 


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