Come dominare un week-end dal venerdì alla domenica e rischiare di gettare alle ortiche l’ennesimo trionfo per via di un errore nella lettura della corsa commesso da quello che dovrebbe essere il proprio pilota di punta? Sull’argomento, in Red Bull potrebbero scrivere diversi manuali, ciononostante nel Gran Premio d’Ungheria Mark Webber ci ha messo una pezza beneficiando senza dubbio della ‘protezione’ del compagno di squadra Sebastian Vettel al momento del restart al diciottesimo passaggio dopo il breve intermezzo della safety car.

Costretto a cedere il passo alla Ferrari di Fernando Alonso allo spegnersi del semaforo rosso, l’australiano di casa Red Bull è riuscito nell’impresa di invertire una tendenza che nelle prime curve sembrava già irrimediabilmente delineata, con Vettel e Alonso a giocarsi il successo e il malcapitato Mark, in apparenza scudiero designato di ‘Wonder Boy’, obbligato dalle circostanze a fare buon viso a cattivo gioco sul gradino più basso del palco d’onore. La gara, invece, si è sviluppata su ben altri binari, complice un Vettel poco avveduto alla ripartenza e un Alonso che ha massimizzato il potenziale del pacchetto F10 subendo però in modo significativo l’ottimo stato di forma della squadra diretta da Christian Horner, persino in grado di centrare la terza doppietta stagionale se Sebastian non fosse incappato nella tagliola del drive through. Il forte pilota di Queanbeyan ha quindi potuto sfruttare a fondo una Red Bull semplicemente stellare andando ad arpionare la quarta vittoria dell’anno con una intensità nel ritmo di gara che ha ricordato le doti dei migliori campioni della categoria, salendo peraltro al comando della classifica riservata ai conduttori forte di un vantaggio di quattro lunghezze su Lewis Hamilton, rimasto vittima dell’affidabilità.

A sorprendere in positivo nel fine settimana dell’Hungaroring ci hanno poi pensato i due rookies Vitaly Petrov e Nico Hulkenberg, rispettivamente quinto e sesto allo sventolare della bandiera a scacchi, che si sono resi protagonisti di una gara accorta capace di premiare i loro sforzi. Entrambe le Sauber hanno concluso in zona punti, un risultato inatteso alla vigilia considerati i precedenti di Pedro de la Rosa, per la prima volta nella top ten, e il nervosismo manifestato da Kamui Kobayashi nelle qualifiche del sabato pomeriggio in seguito all’eliminazione in Q1.

Non convince appieno la prestazione dell’altro ferrarista Felipe Massa, che pure ottiene un importante quarto posto lasciando tuttavia un po’ di amaro in bocca nei palati fini dei tifosi brasiliani, sicuri di vedere il proprio beniamino in lotta ad armi pari col team-mate Alonso, rivelatosi di fatto irraggiungibile nella calda domenica ungherese. Discorso a parte meritano Jenson Button e Michael Schumacher: l’inglese della McLaren nulla ha potuto contro i guai della MP4-25 mettendoci però anche del suo in partenza, salvo poi sfoderare una performance opaca in grado di fruttargli tre punticini, tutto ciò mentre il ‘Kaiser’ della Mercedes tentava una improbabile rimonta da centro gruppo arrivando a compiere una manovra piuttosto pericolosa ai danni dell’ex compagno di marca Rubens Barrichello, decimo al traguardo grazie al sorpasso di forza del sessantaseiesimo giro.

Chi sale

Mark Webber (voto 10): Scattato dalla parte più ‘sporca’ della pista, l’australiano deve accodarsi alla Ferrari di Fernando Alonso subito dopo la partenza, risultando di fatto tagliato fuori dalla lotta per il successo complice un Sebastian Vettel in grado di tenere un ritmo indiavolato tanto da guadagnare decimi su decimi nelle prime tornate. Lo scenario muta radicalmente all’ingresso della safety car, con Vettel e Alonso che decidono di effettuare il proprio pit-stop a differenza del driver di Queanbeyan. E’ in quel frangente che Webber costruisce la vittoria, perché le coperture a mescola morbida gli consentono di girare su tempi ‘monstre’ invitandolo a montare le dure nel corso del quarantatreesimo passaggio di gara. Lo stratagemma funziona e Mark può tornare in pista conservando il comando, forte di un discreto margine di sicurezza sul diretto inseguitore Alonso. Gli ultimi passaggi sono una cavalcata trionfale per l’alfiere della Red Bull, che trascorrerà probabilmente delle ottime vacanze prima dell’approdo in Belgio in programma a fine agosto.

Fernando Alonso (voto 9,5): A Budapest, per tutto il fine settimana, la Ferrari non ha mai avuto il passo della Red Bull, eppure lui si è sempre limitato a fare spallucce sostenendo che i veri rivali erano i piloti McLaren, anche perché alla vigilia del Gran Premio la scuderia di Woking precedeva la compagine capitanata da Dieter Mateschitz nella classifica costruttori. Lesto al via nel sopravanzare Webber, lo spagnolo si è ritrovato nel finale a gestire il ‘ritorno’ di Vettel, divenuto minaccioso negli specchietti della sua F10 a pit-stop effettuati. Di più davvero non si poteva fare, e se la vittoria costituiva una chimera, la piazza d’onore conquistata da Fernando in Ungheria dà alla compagine di Maranello la necessaria fiducia in vista delle tappe di Spa Francorchamps e Monza, su due circuiti almeno sulla carta favorevoli alle Rosse. 

Vitaly Petrov (voto 8): Efficace in partenza, il rookie della Renault frequenta per l’intero Gran Premio le zone nobili della graduatoria, dimostrando con i fatti di meritarsi un quinto posto che potrebbe spingere i vertici della Regie a puntare nuovamente su di lui in ottica 2011. Dopo aver sopravanzato l’ex campione del mondo Lewis Hamilton allo spegnersi del semaforo rosso, Petrov deve cedere il passo al pilota McLaren riuscendo però a condurre una gara di sostanza. Non si preoccupa nemmeno di Kubica, il suo compagno di squadra che ne aveva troppe volte ridimensionato le ambizioni in qualifica, e fino al momento del ritiro di Robert, conseguenza del contatto con la Force India di Adrian Sutil in corsia box, fa sapere al mondo di potergli stare agevolmente davanti.

Nico Hulkenberg (voto 7,5): Cresce la Williams e cresce anche il campione in carica della GP2 Main Series, gestito sotto il profilo manageriale da quel Willi Weber che curò ottimamente gli interessi di Michael Schumacher ferrarista. Entrato nell’ambita Q3 in qualifica, il giovane pilota tedesco parte bene e dimostra di saper tenere il ritmo dei migliori, come testimonia il sesto posto artigliato alla domenica. Beffa l’infinitamente più esperto compagno di squadra Rubens Barrichello, decimo all’arrivo, e questa è già di per sé l’ennesima ciliegina sulla torta per suggellare un week-end praticamente perfetto. A Grove, adesso, tutti sanno che su una monoposto ben preparata anche l’incredibile ‘Hulk’, come veniva chiamato ai tempi dei trionfi nelle categorie addestrative, può ben figurare al pari di Barrichello, peraltro protagonista di un duello all’arma bianca con Michael Schumacher. 

Chi scende

Sebastian Vettel (voto 6): Se avesse sprecato meno occasioni, a questo punto il titolo mondiale sarebbe già stato ipotecato. Invece Vettel ha solo 23 anni e ancora qualcosa da imparare dal compagno di scuderia Mark Webber, vedi la ‘furbata’ al restart del giro numero 18 quando il tedesco costruisce un solco tra sé e la vettura del team-mate, ostacolando la Ferrari di Fernando Alonso, tanto da vedersi comminare un inevitabile drive through a sanzionare un  comportamento del tutto improduttivo considerando le cristalline chances di vittoria della sua Red Bull. Conclude terzo a ridosso di ‘Matador’, eppure nell’arco di quindici giorni sa di avere gettato al vento due possibili successi, in Germania e Ungheria, avviandosi in entrambi i casi dalla pole position. Webber, intanto, ha vinto il suo quarto Gran Premio della stagione, e lo precede in classifica di dieci lunghezze, non molte ma comunque abbastanza per trascorrere alcune settimane di relax nelle comode vesti del leader di campionato. 

Felipe Massa (voto 6,5): Costantemente più lento del compagno di colori Fernando Alonso fin dalle prove del venerdì, il brasiliano torna a soffrire il confronto col team-mate dopo le polemiche scaturite in seguito allo scambio di posizioni nel recente Gran Premio di Germania. Di fatto la sua gara è estremamente lineare, priva di intoppi o momenti difficili, eppure il passo è ben diverso rispetto al trio Webber-Alonso-Vettel, come se il driver paulista non fosse riuscito a reagire in modo appropriato agli attacchi, peraltro prevedibili, lanciati dagli organi di stampa del suo Paese. Il quarto posto è utilissimo alla Ferrari in ottica campionato, di certo però non si capisce in che modo Felipe possa pretendere il medesimo trattamento di Fernando a fronte di prestazioni di ben altro tenore. A Spa Francorchamps, Massa dovrà giocoforza alzare la posta in gioco, pena un ridimensionamento delle sue velleità nelle delicate maglie del Cavallino. 

Jenson Button (voto 4,5): E’ possibile, guidando una McLaren, partire dall’undicesima posizione sullo schieramento con l’aggravante di ritrovarsi quindicesimi al primo giro? Evidentemente sì, soprattutto se non si risponde al nome di Lewis Hamilton. Mentre il pilota di Stevenage si arrabatta come può nella speranza di mantenersi a galla nella top 5, peraltro riuscendo nella difficile impresa fino al momento dello stop anticipato, Jenson si complica la vita da solo prima di tagliare il traguardo in una anonima ottava piazza, forse persino un po’ troppo avanti considerata la giornata storta dell’iridato in carica. I tre punticini comunque arrivano e gli permettono di tenere a bada il prodigioso recupero in classifica del ferrarista Fernando Alonso. A Spa e a Monza, ammesso e non concesso che la McLaren resti sui livelli di Budapest, la situazione rischia di sfuggirgli di mano…

Michael Schumacher (voto 4): Allo start recupera una posizione, ma dopo essersi qualificato in settima fila c’è poco da stare allegri. Almeno vede la bandiera a scacchi, diversamente dal compagno di scuderia Nico Rosberg, e può fregiarsi di un duello appassionante che lo vede opposto a Rubens Barrichello, il quale invoca l’esposizione della bandiera nera all’ex team-mate per la difesa un po’ troppo garibaldina del tedesco ai danni di una Williams in quel momento superiore. Lo zero in casella pesa parecchio sul morale, anche se il suo rivale diretto Adrian Sutil non prende punti e rimane fermo a quota 35 lunghezze contro le 38 di ‘Kaiser’ Schumi, forse però il generoso campione conta sull’appuntamento in Belgio, là dove iniziò la carriera in F.1 nel lontano 1991, nella speranza di raddrizzare una stagione altrimenti molto deludente. Peccato però che a causa della manovra contestata da Barrichello l’inappuntabile Michael, convinto guarda caso di essere dalla parte della ragione, si ritroverà a partire dieci posizioni indietro…

Ermanno Frassoni


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