‘An der schönen blauen Donau’, che tradotto dal tedesco all’italiano equivale a ‘Sul bel Danubio blu’, è un celebre brano ottocentesco del compositore viennese Johann Strauss, raro motivo di orgoglio per gli austriaci dopo le disfatte militari patite contro i prussiani. Molto tempo è trascorso da allora, eppure il Danubio continua ancor oggi a lambire le coste dell’Ungheria, mentre il blu è quello della Red Bull di Mark Webber, scattato (male) dalla prima fila dello schieramento tanto da farsi subito superare dalla Ferrari di Fernando Alonso, salvo poi indovinare la strategia più consona complice la perfetta commistione tra un ritmo di gara impressionante e l’ingresso della safety car in pista avvenuto quando il suo compagno di squadra Sebastian Vettel stava dominando.

Rimasto sul tracciato contrariamente alla maggior parte dei rivali al momento della breve fase di neutralizzazione, l’australiano si è ritrovato al comando delle operazioni gestendo abilmente la situazione a suon di giri veloci. Il volitivo pilota di Queanbeyan ha ritardato il pit-stop fino al quarantatreesimo giro, avendo così modo di riguadagnare la via del circuito con un margine di sicurezza nei confronti di Alonso.

Champagne dal gradino più alto del podio, quindi, per Webber, presentatosi puntuale all’appuntamento col quarto trionfo stagionale, un poker che pesa parecchio nelle delicate gerarchie interne del team Red Bull. Piazza d’onore meritata per Alonso, che ha persino accarezzato l’idea di vincere il Gran Premio non appena i commissari di gara hanno comunicato la decisione di infliggere un drive through a Vettel, reo di avere rallentato troppo al restart dopo la safety car per favorire la ripartenza del compagno di colori Webber, già leader della corsa.

Detto di Vettel, terzo allo sventolare della bandiera a scacchi con la seppur minima soddisfazione di rappresentare una spina nel fianco per Alonso nei giri finali, al quarto posto ha concluso un Felipe Massa mai realmente in grado di impensierire i veri protagonisti della gara. A seguire l’ottimo Vitaly Petrov, capace di restare lontano dai guai artigliando una preziosa quinta piazza, mentre l’altro rookie Nico Hulkenberg, buon sesto al volante della Williams, ha tenuto dietro la Sauber di Pedro de la Rosa. Primi punti per il veterano spagnolo, settimo davanti al campione del mondo in carica Jenson Button, che non ha potuto fare altro se non evidenziare i grossi limiti aerodinamici dell’attuale McLaren.

Top ten assicurata per Kamui Kobayashi, nono a dispetto di una partenza dall’ultima fila frutto di una penalità di cinque posizioni inflittagli sabato pomeriggio a causa della mancata osservanza del semaforo rosso al rientro in pit-lane, e per Rubens Barrichello, chiamato ad ingaggiare un bel duello, vinto non senza difficoltà, col suo ex team-mate Michael Schumacher. Il tedesco della Mercedes ha tentato di difendersi con ogni mezzo a disposizione dagli assalti di Barrichello, ma al di là di una mossa ostruzionistica compiuta da Michael nel corso del sessantaseiesimo passaggio, il brasiliano ha dimostrato di poter contare su una vettura decisamente più in forma. Il ‘Kaiser’ si è pertanto accontentato di un anonimo undicesimo posto davanti a Sebastien Buemi e Vitantonio Liuzzi, con l’italiano della Force India che ha preceduto le Lotus di Heikki Kovalainen e Jarno Trulli, usciti nuovamente vincitori nel confronto con Virgin e HRT.  

Non celebra degnamente il suo primo anno in F.1 da pilota della Toro Rosso lo spagnolo Jaime Alguersuari, esordiente in Ungheria nel 2009, che dopo una partenza difficoltosa vede andare in fumo le proprie speranze di ben figurare insieme al propulsore Ferrari, kappaò nel corso del secondo passaggio. Panico in pit-lane al termine del giro numero 15, con la Renault di Robert Kubica che riceve l’autorizzazione a ripartire mentre sta sopraggiungendo la Force India di Adrian Sutil. Risultato: il tedesco impatta contro la monoposto del driver polacco dovendo dire addio alla corsa. Intanto, praticamente in contemporanea, la safety car aveva fatto il suo ingresso sul tracciato magiaro a causa della presenza di un pezzo di carbonio in pista, seminato probabilmente dalla Force India di Liuzzi, che al pit-stop ha optato per la sostituzione dell’ala anteriore danneggiata.

Caos anche nella piazzola di sosta della Mercedes, con la crew di meccanici della Casa di Stoccarda che nella concitazione del momento non fissa correttamente la ruota posteriore destra di Nico Rosberg costringendo il figlio d’arte al ritiro. La gomma rotola pericolosamente e un meccanico della Williams ne fa le spese riportando una brutta botta su un braccio. Più fortunato, ma solo per poco, Kubica, in grado di proseguire nonostante il contatto avvenuto nella corsia dei box contro la vettura di Sutil e il successivo stop and go di dieci secondi comminato dalla direzione gara quale monito allo staff Renault prima di alzare bandiera bianca al ventiseiesimo giro.

Guai al cambio non risparmiano la McLaren dell’ex iridato Lewis Hamilton, che ha parcheggiato la sua monoposto a bordo pista dopo ventiquattro tornate mentre si trovava in una tutto sommato confortevole quarta posizione davanti alla Ferrari di Massa, superata grazie al ‘valzer’ dei pit-stop. L’inglese di Stevenage, comprensibilmente preoccupato per via della crisi di competitività della MP4-25, si era fatto soffiare il quinto posto al via dall’arrembante Petrov, riuscendo poi a sopravanzare il russo nei primi chilometri con una bella manovra all’esterno della curva 1.

Consegnato agli archivi il 25° Gran Premio d’Ungheria, il Circus della F.1 va in vacanza fino al week-end del 27-29 agosto, più precisamente quando i bolidi della massima serie torneranno in azione in Belgio sull’esaltante circuito di Spa Francorchamps. Nel frattempo si profila la chiusura delle fabbriche dei teams e una rigenerante pausa di quattro settimane utile a ricaricare le pile di piloti e addetti ai lavori in vista delle ultime sette gare del campionato.

Ordine di arrivo

01. Mark Webber – Red Bull Renault – 70 giri
02. Fernando Alonso – Ferrari – +17.8
03. Sebastian Vettel – Red Bull Renault – +19.2
04. Felipe Massa – Ferrari – +27.4
05. Vitaly Petrov – Renault – +73.1
06. Nico Hulkenberg – Williams Cosworth – +76.1
07. Pedro de la Rosa – Sauber Ferrari – +1 giro
08. Jenson Button – McLaren Mercedes – +1 giro
09. Kamui Kobayashi – Sauber Ferrari – +1 giro
10. Rubens Barrichello – Williams Cosworth – +1 giro
11. Michael Schumacher – Mercedes – +1 giro
12. Sebastien Buemi – Toro Rosso Ferrari – +1 giro
13. Vitantonio Liuzzi – Force India Mercedes – +1 giro
14. Heikki Kovalainen – Lotus Cosworth – +3 giri
15. Jarno Trulli – Lotus Cosworth – +3 giri
16. Timo Glock – Virgin Cosworth – +3 giri
17. Bruno Senna – HRT Cosworth – +3 giri
18. Lucas Di Grassi – Virgin Cosworth – +4 giri
19. Sakon Yamamoto – HRT Cosworth – +4 giri
 
Ritirati

20. Robert Kubica – Renault – 26 giri
21. Lewis Hamilton – McLaren Mercedes – 24 giri
22. Nico Rosberg – Mercedes – 16 giri
23. Adrian Sutil – Force India Mercedes – 16 giri
24. Jaime Alguersuari – Toro Rosso Ferrari – 2 giri

Campionato Piloti (TOP 10)

01. Mark Webber 161
02. Lewis Hamilton 157
03. Sebastian Vettel 151
04. Jenson Button 147
05. Fernando Alonso 141
06. Felipe Massa 97
07. Nico Rosberg 94
08. Robert Kubica 89
09. Michael Schumacher 38
10. Adrian Sutil 35

Campionato Costruttori (TOP 5)

01. Red Bull Renault 312
02. McLaren Mercedes 304
03. Ferrari 238
04. Mercedes GP 132
05. Renault 106

Ermanno Frassoni


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http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2011/12/webberung22.jpg Budapest, Gara: Sesto centro Red Bull. Webber cala il poker, Alonso 2° sulla Ferrari e Vettel 3° con drive through. 4° Massa