Sebastian Vettel, 6 Sembrava poter puntare alla vittoria, ma sul traguardo non fa meglio di un quarto posto dal sapore amaro: perde tanto tempo dietro a Button nelle fasi inziali, poi vede sparire Raikkonen quando finalmente al pit-stop riesce a mettersi davanti all’inglese. Nel finale, una terza sosta con rientro al limite su Alonso (se fosse finito dietro lo spagnolo sarebbe stato un disastro) per provare, su gomme fresche, ad agguantare Grosjean e il podio. Riesce a raggiungere il pilota della Lotus sul traguardo, ma è tardi per migliorare.

Mark Webber, 4 La sua terza sosta nel finale lo piazza dietro ad Alonso, il risultato peggiore per lui che in classifica mondiale è il primo inseguitore dello spagnolo: l’ultimo cambio gomme è, però, obbligato da un problema al differenziale che accentua notevolmente il consumo delle gomme posteriori. Di nuovo un ottavo posto, dopo la gara in Germania, e ora il gap dai suoi inseguitori è sottilissimo.

Jenson Button, 5 Terzo per qualche giro, ma senza avere il passo per mantenersi a podio, prima perde le posizioni sulle Lotus, poi vede svanire anche le possibilità di arrivare quarto quando il team gli cambia strategia da due a tre soste e l’inglese rientra dietro a Bruno Senna, che lo rallenta e permette a Vettel ed Alonso il sorpasso ai box.

Lewis Hamilton, 10 Un week-end di assoluta perfezione: è il più veloce nelle due sessioni del venerdì, secondo più veloce nelle libere del sabato (per novantatré millesimi!), poi è il più veloce in tutte e tre le manche di qualifica. In gara, partito dalla pole, la sua vittoria non è mai messa in discussione: tutto grazie ad un bel vantaggio preso nei primissimi giri sulla Lotus di Grosjean che ci mette un po’ troppo ad ingranare il giusto passo gara. Nel finale è rimontato da Raikkonen, ma non sbaglia nulla e su una pista così basta e avanza per portarsi a casa la vittoria. Le ritrovate frecce d’argento, con i risultati di queste ultime gare, si riprendono finalmente il secondo posto nella classifica costruttori.

Fernando Alonso, 5,5 Nel giorno del suo trentunesimo compleanno, la Ferrari regala ad Alonso la peggiore performance del mese: rispetto a quanto visto in Inghilterra e Germania, le rosse in Ungheria sono semplicemente troppo lente per essere vere. Complessivamente il risultato rimane comunque positivo, perché Vettel gli arriva appena davanti in classifica e Webber, che per ora rappresenta matematicamente la minaccia più concreta, gli si piazza dietro sul traguardo. Non interamente merito di Alonso, quanto di una Red Bull forse sofferente per via delle nuove mappature del motore, ma con una domenica così opaca si può andare via almeno con qualche motivo per sorridere.

Felipe Massa, 5 Stavolta è un problema alla frizione ad impedire a Massa di raggiungere risultati migliori: il brasiliano perde posizioni al via e non riesce più a rimontare nello strettissimo tracciato Ungherese, e alla fine chiude nono.

Michael Schumacher, 1 In partenza di schiera sulla piazzola sbagliata, la diciannovesima invece della diciassettesima: per questo motivo il direttore di gara interrompe le procedure di partenza, invitando tutti i piloti a compiere un nuovo giro di formazione. Schumy, però, decide di spegnere il suo motore convinto, non si sa bene perché, che la gara sarebbe stata interrotta per qualche minuto. Costretto a partire dai box, rimedia un drive through per aver superato il limite di velocità in pit-lane e, una volta persa la telemetria sulla sua vettura, il team decide di ritirarlo per evitare guasti al motore in surriscaldamento.

Nico Rosberg, 6 Una buona partenza che lo piazza in Top 10, dove mantiene la posizione senza problemi fino al traguardo: una gara anonima, che in fin dei conti vale un punto in una delle domeniche più scure della Mercedes dell’era moderna.

Kimi Räikkönen, 9 In qualsiasi altra pista del mondiale, il suo passo di fine gara gli sarebbe probabilmente bastato per ottenere la vittoria: purtroppo, all’Hungaroring non basta qualche secondo di vantaggio per mettersi davanti ad un Hamilton che non molla neanche un centimetro. Ad ogni modo, Raikkonen è protagonista di una gara di alto livello: parte più lento di Grosjean per via di un problema al KERS che si ostina a non funzionare sotto il 50% di carica e, complice un po’ di traffico, riesce a mettersi davanti al compagno di squadra al momento dell’ultima sosta ai box. La sua rimonta sul leader della gara è tanto entusiasmante quanto inutile: non c’è spazio per passare, e l’appuntamento con il primo gradino del podio è rimandato ancora.

Romain Grosjean, 8,5 Anche Grosjean è protagonista, come Raikkonen, di una splendida gara con la Lotus: rispetto al finlandese, però, tarda ad ingranare il giusto passo gara lasciando costruire ad Hamilton un piccolo vantaggio che l’inglese manterrà il più possibile inalterato come margine di sicurezza. Quando, all’uscita del secondo pit-stop, viene scavalcato dal compagno di squadra con una manovra tutt’altro che gentile, perde un po’ di concentrazione ed è protagonista di diversi errori che lo allontanano dalla coppia di testa. Con il risultato odierno, comunque, la Lotus scavalca la Ferrari in classifica costruttori.

Paul di Resta, 5 Gara rovinata in partenza ancora una volta da una monoposto che singhiozza nel momento dello stacco frizione: poi, in duello con Maldonado, subìsce un colpo che lo fa superare dal compagno di squadra, quando comunque sono entrambi fuori dalla zona punti.

Nico Hülkenberg, 5 Gara di sofferenza con un assetto mai perfezionato durante le libere e tantissimo degrado delle gomme posteriori: scavalca Di Resta grazie all’irruenza di Maldonado, ma entrambi sono ai margini della zona punti.

Kamui Kobayashi e Sergio Pérez, 4 La peggior gara del 2012 per la Sauber: Kobayashi è classificato diciottesimo dopo il ritiro negli ultimi giri per una perdita idraulica, Perez non fa meglio del quattordicesimo posto con una vettura dal bilanciamento più che problematico.

Daniel Ricciardo e Jean-Éric Vergne, 5 Altra gara anonima per la Toro Rosso, con i piloti che corrono in coppia tra le Sauber e le Catheram senza essere infastiditi o poter infastidire: Ricciardo porta la monoposto al traguardo senza problemi, Vergne è costretto ad una quarta sosta ai box nel finale dopo aver raccolto dei detriti in una delle pance laterali, causando del surriscaldamento nel motore.

Pastor Maldonado, 4 In grande sofferenza per l’intero week-end, costantemente messo in ombra dal compagno di squadra Senna: in ultimo, rimedia l’ennesima penalità della sua giovane carriera in Formula 1 per una toccata a Di Resta. Forse una decisione eccessiva, ma come spesso accade nelle azioni “da moviola”, più del fallo in sé pesa la reputazione di chi lo commette.

Bruno Senna, 7 Miglior gara della sua carriera, un buon settimo posto con la sua Williams a difendersi dagli attacchi di Webber nel finale. Il brasiliano si è trovato a suo agio all’Hungaroring per l’intero week-end, merito anche di nuovi condotti dell’aria dei freni all’avantreno che lo hanno aiutato a generare più temperatura nelle sue gomme anteriori, fondamentali per la direzionalità in una pista con così tante curve.

Heikki Kovalainen e Vitaly Petrov, 6 Piazzamento classico per le Catheram, che però a centro gara tengono con agilità i tempi di Toro Rosso e Sauber: più per demeriti altrui, però, che per meriti propri.

Pedro de la Rosa, 6,5 Bravo a tenersi dietro Glock per la prima parte di gara dopo il testacoda al terzo giro del pilota tedesco: poi, senza problemi tecnici, porta la sua monoposto al traguardo in ultima posizione.

Narain Karthikeyan, 6 Si ritira quando era in ultima posizione con una sospensione rotta, probabilmente in un salto sul cordolo: anche lui precede Glock fino al primo pit-stop, poi però non riesce a trattenerlo quando il pilota della Marussia lo attacca su gomme morbide mentre Narain è su medie.

Charles Pic e Timo Glock, 6 I due arrivano in scia l’uno dell’altro sul traguardo, con Pic protagonista di una gara senza problemi e Glock costretto a rimontare le HRT dopo un testacoda al terzo giro alla curva 12.

Massimo Caliendo


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