Tutti contro Solberg, e infatti a Lohéac… rivince Petter, ma soprattutto sprofondano di nuovo quasi tutti gli altri pretendenti al titolo; solamente il 18enne di Olsbergs contiene il disavanzo e prova a reggere il confronto con il norvegese. Bere pure Hansen e Tidemand, ancora positivo Block. Romagna esordisce con un 26° posto finale.

Lui non vuole chiamarla fuga. E magari ha pure ragione, almeno per ora. Certo è che la seconda vittoria consecutiva messe a segno da Petter Solberg dà un corposo strappo alla classifica di questo primo Mondiale Rallycross. E se non è un colpo da ko poco ci manca, visto che in Bretagna – ancora più che in Canada, un mese fa – fanno cilecca un po’ tutti i rivali del norvegese. L’unico che perde solo pochi punti (otto) è il pivello della compagnia, quel Nitiss che ancora una volta mostra qualità di grande spessore sia in termini di guida, sia un termini di lucidità e serenità mentale.  Il lettone è, per ora, il solo  a restare sotto i 30 punti (ovvero l’equivalente di una vittoria a punteggio pieno).

Se Nitiss sarà davvero in grado di contrastare la marcia di Solberg, lo scopriremo a partire dalle due gare di Estering e Franciacorta. Quel che invece emerge dalla tappa francese – a conferma di quando in parte già visto a Trois Rivieres – è che Solberg sta prendendo il largo perché, molto semplicemente, è l’unico pilota a mantenere un costante livello di competitività. Gli altri, invece, per un motivo o per l’altro, stanno regalandosi una stagione in altalena: chi era partito forte ora sta arenandosi e viceversa. E questo è, appunto, il film di Lohéac.

Andreas Bakkerud e le Polo di Heikkinen e Marklund arrivano a fatica in semifinale, ma lì si spiaggiano tristemente: ci sarà anche un po’ di sfortuna, sotto forma di qualche contatto, ma certo è che i tre vichinghi perdono un treno probabilmente decisivo lottando con problemi di assetto (soprattutto in casa Marklund) ed errori in pista (vedi le ripetute partenze infelici del fordista). Troppi guai per pensare che non se li siano costruiti con le loro mani. D’altra parte, spicca ancora una volta la crescita delle Peugeot 208 del team Hansen, con il 21enne Timmy di nuovo molto veloce, pur se rallentato nelle battute decisive dell’evento da una certa inesperienza; anche Timerzyanov riesce ad entrare di nuovo in finale, ritirandosi però per un contatto ad inizio gara; sugli scudi pure le Audi del team EKS, che confermano la loro validità grazie all’ottima performance di un ispiratissimo Tidemand (terzo dopo le quattro manche e vincitore della sua semifinale), il quale in finale è tagliato dai giochi per il podio solo da una foratura; e viene spontaneo chiedersi come sarebbe andata se sull’altra S1 ci fosse stato Ekstrom (il suo sostituto, Sandstrom, è sempre stato ai margini delle posizioni che contano)…

Tra chi sale e chi scende, Solberg continua invece la sua marcia: nonostante un assetto non ottimale, che il sabato provoca un consumo eccessivo degli pneumatici, dopo il primo giorno di gara il norvegese è solido secondo alle spalle di Hansen e lì resta dopo le altre due heat della domenica. Ma nella notte i suoi meccanici rimettono in sesto l’auto e permettono all’ex iridato di rally di spiccare il volo in semifinale (vinta, ovviamente…) e poi in finale. Nitiss, come detto, è il solo a tenere il passo: mentre il suo compagno Bakkerud sporofonda, lui vive un fine settimana simile a quello di Solberg: subito con i migliori nonostante un assetto non ottimale, la domenica corregge il setp-up e si ritrova tra le mani una Fiesta buona quanto basta per finire secondo in semifinale e finale, sempre dietro all’imprendibile Solberg.

Detto dei big dell’alta classifica, l’obiettivo si sposta sugli altri. Con Ken Block ancora tra i protagonisti, grazie ad un fine settimana in crescendo  che gli permette di sfiorare il podio in finale (sarebbe stato il bis, dopo quello di Hell). Discreta, finalmente, la prova della 208 del team Albatec: Andy Scott entra per il rotto della cuffia nella top-12 e completa la sua semifinale al quinto posto, staccato di una buona decina di secondi da Solberg. Un passo indietro invece per le DS3 del team Monster Energy, con Jeanney ed Henning Solberg costretti a fare da spettatori dopo le quattro heat (il francese perde il treno della semifinale a causa della squalifica, per motivi tecnici, dalla prima manche; il fratello maggiore del capo-classifica lamenta invece problemi tecnici). Positiva anche la prova dei beniamini di casa, con Grosset-Janin incisivo nelle heat (sesto assoluto) ma impossibilitato a lottare per un posto in finale a causa dei danni riportati in un contatto all’inizio della semifinale; al penultimo atto è arrivato anche l’altro francese  Gaetin, pure lui però giunto ultimo in questa gara.

Lontano dalle posizioni di vertice, come prevedibile, Simone Romagna: per lui l’esordio assoluto nel Mondiale (e nel rallycross) si traduce in un 26° assoluto, frutto di un 20°, un 25° un 22° ed un 32° posto nelle quattro frazioni. Esperienza positiva, per il compagno di Petter Solberg, al di là dei piazzamenti che sono sicuramente più negativi di quanto sarebbero stati altrove per via dei tanti specialisti francesi iscritti come wild-card; il vicentino tornerà sulla DS3 ad Estering e Franciacorta, ancora una volta per macinare esperienza e apprendere quanto più possibile di una specialità che potrebbe ospitarlo in pianta stabile nel 2015.

La finale: 1° P. Solberg (Citroen DS3) 6 giri in 3’48”241, 2° R. Nitiss (Ford Fiesta) a 1”449, 3° T. Hansen (Peugeot 208) a 1”613, 4° K. Block (Ford Fiesta) a 2”750, 5° P. Tidemand (Audi S1) a 16”552, 6° T. Timerzyanov (Peugoet 208) a 6 giri.

Classifiche iridate dopo 8 round

Piloti (primi dieci): 1° P. Solberg 185 punti, 2° R. Nitiss 157, 3° T. Heikkinen 147, 4° A. Bakkerud 126, 5° A. Marklund 124, 6° T. Hansen 118, 7° T. Timerzyanov 111, 8° P. Tidemand 60, 9° H. Solberg 38, 10° K. Block 32.

Squadre:  1° Olsbergs 281, 2° Marlund 269, 3° Hansen 227, 4° PSRX 176, 5° Monster Energy 79, 6° Albatec 32.

Campionato Europeo S1600

L’Euro S1600 parla francese con il successo di Bossard, autentico mattatore dell’evento. A Lohéac i colori italiani erano rappresentanti, per la prima volta, da Davide Medici, che eredita la Renault Clio by Tedak dai colleghi di Maggiora. E le aspettative erano sinceramente più corpose del bottino infine raccolto dal pilota reggiano. Partito bene il sabato (15° e 12° nelle due heat, cosa che teneva Medici nella top-12), il 35enne è invece solo 18° e 24° nelle frazioni domenicali, nelle quali soffre oltre misura i corpo-a-corpo (per lui inediti) con i più esperti specialisti della S1600. Così il team emiliano lascia la Bretagna con un 17° posto finale che significa solo sfiorare quella zona punti invece conquistata in Svezia e Belgio. Resta l’esperienza di un ulteriore week-end di gara per il pilota (all’esordio in gara ma sempre in macchina nei test di sviluppo svolti sinora) e per la squadra, al suo terzo appuntamento nell’Europeo. Ora resta una carta da giocare e a Franciacorta si spera di vedere Medici tra i migliori dodici.

La finale: 1° S. Bossard (Renault Clio) 6 giri in 4’01”565, 2° N. Misyulya (Skoda Fabia) a 3”365, 3° A. Dubourg (Renault Clio) a 3”503, 4° S. Zagumennov (Skoda Fabia) a 4”212, 5° E. Libner (Renault Twingo) a 6”222, 6° U. Linnemann (Peugeot 208) a 37”516.

La classifica dopo 7 round (primi dieci): 1° S. Zagummenov 163 punti, 2° N. Misyulya 145, 3° U. Linnemann 119, 4° J. Baumanis 114, 5° T. Shigabutdinov 103, 6° O. Smetana 100, 7° P. Vimmer 44, 8° E. Staponkus 40, 9° D. Salikov 32, 10° S. Bossard 10.

Campionato Europeo Touring Car

La finale: 1° D. Nordgard (Ford Fiesta) 6 giri in 4’09”245, 2° D. Lundh (Volvo C30) a 0”669, 3° A. Braten (Ford Fiesta) a 1”595, 4° F. Baelus (Volvo C30) a 2”214, 5° M. Kasse (Ford Fiesta) a 7”090, 6° K. Larsen (Skoda Fabia) a 9”980.

La classifica dopo 7 round: 1° D. Lundh 144 punti, 2° T. Lona 127, 3° K. Larsen 119, 4° A. Braten 117, 5° F. Salsten 91, 6° D. Nordgard 70, 7° K. Tangen 55, 8° F. Baelus 44, 9° M. Kasse 40.

Paolo Bellodi

Twitter: @paolobellodi


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