Finalmente è partita anche la “Super Season” 2018/2019. Dopo la tradizionale scorpacciata di endurance a stelle e strisce, nonché del primo atto della serie europea a Le Castellet tre settimane or sono, ora tocca alla al World Endurance Championship con la 6 Ore di Spa-Francorchamps.

Sole, 20° C e un pubblico che, al contrario delle due giornate precedenti, ha risposto ancora una volta positivamente all’appuntamento delle Ardenne, nonostante uno schieramento largamente rinnovato tra i prototipi, grazie anche al noto abbandono di Porsche.

Star del giorno ovviamente Fernando Alonso, praticamente irraggiungibile per i comuni mortali, ma che nei confronti della stampa si è dimostrato abbastanza disponibile, a differenza del suo primo outing in Bahrain lo scorso novembre.

Ad ogni modo, lo start della Toyota #8, che come noto ha ereditato la pole position grazie ad un errore amministrativo fin troppo puerile per sembrare reale, è affidato al campione 2014 Sebastien Buemi, che si porta dietro le due Rebellion di Andrè Lotterer e Thomas Laurent. Tom Dillmann passa invece Vitaly Petrov con la BR dell’SMP meglio piazzata.

Poco dietro l’Alpine di Nicolas Lapierre, in pole fra le LM P2, è costretta a rallentare, presumibilmente vittima di una toccata alle spalle, e cede la leadership della categoria a Roman Rusinov con l’Oreca del G-Drive e le due entry del Jakie Chan DC Racing.

In GTE-Pro, presto una delle due Ford in prima fila deve cedere alla Porsche di Gianmaria Bruni, partito all’arrembaggio, ma è subito safety car per la Porsche del Gulf Racing UK di Michael Wainwright, a muro a Les Combes. Petrov ne approfitta per sostituire una gomma danneggiata, mentre Lapierre deve servire un drive-trhough per essere rientrato in pista un po’ troppo alla garibaldina.

Al restart, un Giedo van der Garde indemoniato passa al comando nella categoria cadetta con la Dallara gialla del Racing Team Nederland, mentre in GTE-Am resiste al comando Julien Andlauer con la Porsche in pole del Dempsey-Proton, con l’altra 911 RSR coi colori Gulf che riprende la pista con un musetto carbon black e 10 giri di svantaggio.

La classifica dopo 60’ di gara vede la Toyota partita dalla pitlane in sesta posizione, fuori dal giro dei primi, ma anche – grazie al gioco dei pit – le due Ferrari AF Corse al comando in GTE-Pro.

Il secondo colpo di scena poco dopo i 70’ di gara, con Harry Tincknell, all’inseguimento insieme all’altra GT della Porsche #91, ora nelle mani di Richard Lietz, terminare fuori all’Eau Rouge. L’incidente, forse provocato da una foratura alla posteriore sinistra, ricorda nella dinamica quello di ieri di Pietro Fittipaldi, più che l’uscita dello scorso anno del teammate Stefan Mucke, però in questo caso non si segnalano fortunatamente gravi conseguenze, se non una nuova neutralizzazione della gara.

Della nuova safety car, in pista per oltre 20’, ne approfittano in tanti per rifornire, ma nel frattempo subiscono un brusco stop i desideri di successo della Dallara olandese, costretta ai box da un problema all’alternatore – elettronica vero tallone d’Achille del prototipo parmense. Il comando della categoria passa all’altro ex-F1 Jean-Eric Vergne. Davanti, è il momento storico di Fernando Alonso che inizia a macinare terreno mentre Kamui Kobayashi riprende il giro per installarsi in quinta piazza, dietro le due Rebellion e alla SMP #17.

E’ doppietta Porsche nel frattempo in GTE-Pro, mentre Pedro Lamy inizia il solito show nei confronti dei gentleman di Porsche e Ferrari.

Piero Lonardo

La classifica alla seconda ora di gara


Stop&Go Communcation

Tincknell, nuovo spavento all’Eau Rouge fortuntamente senza maggiori conseguenze

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/05/PL56112-1024x683.jpg WEC – Spa, Start: Una Toyota contro le safety car