La Toyota si aggiudicano la 6 Ore di Spa piazzando addirittura una doppietta con le due macchine, delle tre iscritte, dall’aerodinamica appropriata al circuito belga.

Si tratta sicuramente di un risultato di impatto, in quanto non solo segue la vittoria nel season opener di Silverstone, sempre a favore dell’equipaggio della TS050-Hybrid #8 di Sebastien Buemi, Anthony Davidson e Kazuki Nakajima, ma grazie alla piazza d’onore conquistata da Mike Conway e Kamui Kobayashi, le permette di allungare decisamente anche in classifica costruttori.

Il risultato finale, con la Porsche #2 di Andrè Lotterer, Brendon Hartley e Timo Bernhard a 35” e l’altra 919 Hybrid ad 1’25” potrebbe fare pensare ad una gara dominata, ma la realtà è leggermente diversa. Innanzi tutto va ricordato che Porsche, si è presentata ancora una volta con entrambe le vetture con l’aerodinamica, già vista a Silverstone, a basso carico aerodinamico (la Toyota equivalente, la #9, aldilà dell’ingenuità in partenza del ritrovato Nicolas Lapierre e de passo ancora in divenire di Yuji Kunimoto, è terminata quinta a 2 giri); inoltre proprio la #2 ha sofferto nelle fasi iniziali di una foratura lenta che ha necessitato di una sosta extra.

Per altrettanta par condicio va però ricordato anche che la Toyota #8 ha perso tempo prezioso durante due delle tre bandiere gialle apparse nella seconda metà di gara; assai probabilmente – come confermato anche dai vincitori – senza questo contrattempo le posizioni al traguardo fra le due TS050-Hybrid sarebbero state invertite. L’incompresione tra Hartley e l’Alpine di Romain Dumas, terminata in testacoda al Bus-stop, non sanzionata dalla direzione gara, chiude il profitti e perdite fra i due costruttori.

Fatto sta che nemmeno la tanto temuta pioggia, caduta in quantità minima nel corso dell’ultima ora, ha scombinato le carte in tavola (anche se Buemi, incaricato dell’ultimo stint, affermerà che non riusciva assolutamente a fare andare in temperatura le gomme), e Toyota, con una doppietta che mancava da Shanghai 2014, si presenta con le carte in tavola per puntare una volta di più a quella vittoria di Le Mans sfuggita lo scorso anno per pochi minuti.

Ottima prestazione sul piano dell’affidabilità della Enso CLM del ByKolles, che non solo termina la gara in sesta posizione – anche se di solo un giro davanti ai leader della LM P2 – ma non ha accusato alcun problema tecnico durante tutte le sei ore di gara, effettuando sette soste esattamente come le P1 ibride.

Prima vittoria stagionale nella categoria cadetta dell’Oreca del G-Drive. La gara è vissuta di un duello a distanza ravvicinata del prototipo battente bandiera russa con tre diversi contender. Inizialmente è stata l’Alpine #36 ad insidiare Rusinov e c, poi è toccato alla entry gemella del TDS – nelle gomme con Perrodo alla Campus a due ore dalla fine – e infine la minaccia più concreta, la Rebellion #31 di Bruno Senna, Julien Canal e Nico Prost.

L’Oreca con i colori di Michel Vaillant ea quasi riuscita nell’intento, nonostante una penalità da scontare a posteriori di 10” di cui non si è capito molto; purtroppo il penultimo stop durava interminabili 2’24” per riparazioni all’aerodinamica, vanificando le chances di vittoria della compagine svizzera, che però con una ulteriore rimonta di Bruno Senna, riesce ad agguanta la seconda piazza. Completa il podio l’altra Oreca, vincitrice a Silverstone, del Jackie Chan DC Racing. Minor fortuna per l’altra entry del team cinese, a muro con Tristan Gommendy al Radillon nella quinta ora di gara, così come non è stato proprio positivo il debutto del Tockwith Motorsport, la cui gara con l’unica Ligier LM P2 è stata costellata di problemi tecnici ed organizzativi, coronati da ben 12 soste.

Grande affermazione in GTE-Pro delle Ferrari AF Corse, che piazzano una doppietta di forza con Davide Rigon e Sam Bird, che ritornano al successo ad un anno esatto di distanza, davanti ad Alessandro Pier Guidi e James Calado. Troppo dominante il passo delle due 488 GTE e, grazie anche alle nuove equivalenze applicate ai serbatoi soprattutto delle Ford GT, l’unica battaglia poteva venire solo interna, con i driver del Cavallino Rampante che hanno dato spettacolo sino al finale.

La classifica di categoria prosegue con le due Ford, le due Porsche e le due Aston Martin nell’ordine nel giro dei vincitori e ad uno e due giri rispettivamente.

L’Aston Martin si rifà in GTE-Am, grazie a Pedro Lamy, Mathias Lauda e Paul dalla Lana. La Vantage spec 2016 è apparsa ancora una volta a proprio agio sui saliscendi delle Ardenne, permettendo la terza vittoria di fila all’equipaggio vicecampione in carica della categoria.

Peccato per Matteo Cairoli e c., che terminano a soli 31” dai battistrada con la Porsche del Dempsey-Proton, a seguire le due Ferrari di Clearwater Racing e Spirit of Race. La quinta contender, l’altra Porsche del Gulf Racing UK, ha chiuso prematuramente la propria gara, tamponando la Ford #67 a metà del cammino, causando la prima Full Course Yellow della gara per detriti.

Prossimo appuntamento con il WEC il 17-18 giugno prossimi a Le Mans; i contender europei avranno invece la possibilità di affinare le proprie armi a Monza, nella seconda prova dell’European Le Mans Series, già la prossima settimana.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore di Spa


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Grande le Ferrari in GTE-Pro

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2017/05/Toy8-1024x682.jpg WEC – Spa, Finale: Toyota raddoppia !