L’Audi R18 di André Lotterer, Marcel Fassler e Benoit Treluyer si aggiudica la 6 Ore di Silverstone, prima tappa del World Endurance Championship. Non si è trattato di una passeggiata per la nuova arma dei quattro cerchi, che ha battuto la concorrenza, Porsche in primis con l’arma da sempre del team del Dr.Ullrich, l’affidabilità.

In partenza le due Audi hanno mantenuto l’ordine delle qualifiche, ma presto le due 919 Hybrid, in particolare quella dei campioni in carica con Mark Webber presto all’inseguimento di Lotterer. La Porsche #1 prendeva il comando seguita dalla vettura gemella, anche grazie ad una lunga doppia sosta delle due R18, ma all’inizio della terza ora il colpo di scena che scombina i piani della casa di Stoccarda.

Brendon Hartley, subentrato all’ex vicecampione di F1, in fase di doppiaggio valuta male le distanze e si tocca con la Porsche del Gulf Racing UK di Michael Wainwright, che non si era avveduta della manovra. La 919 Hybrid vola e atterra un paio di volte fortunatamente senza cappottarsi, ma è gara finita per entrambi.

Nel frattempo problemi anche sulla Porsche #2, che approfitta della Full Course Yellow per cambiare musetto. Ma non era finita, perchè quasi contemporaneamente Lucas di Grassi si arrestava lungo il circuito con l’Audi #8 ammutolita. Si trattava di un ko definitivo per un problema al sistema ibrido, e occorreva anche l’intervento di un estintore.

In questo duello one-to-one, l’Audi approfittava di qualche altra disavventura per Romain Dumas, costretto in testacoda alla Vale da parte della Ford GT di Marino Franchitti durante la quinta ora. Poi, nei 60’ finali, allorquando l’inseguimento pareva potersi concretizzare, ben tre soste – la prima pianificata per rifornimento e gomme di sinistra, una sosta extra poco dopo per sostituire la gomma anteriore destra forata e uno splash & dash nel finale – ponevano definitivamente fine alle speranze di vittoria del team campione in carica.

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Onore quindi all’Audi, che torna al successo dopo quasi un anno di astinenza. E onore anche alla Toyota, che pure ritorna sul gradino basso del podio dell’appuntamento britannico, questa volta con la vettura di Kamui Kobayashi, Stephane Sarrazin e Mike Conway. A differenza dello scorso anno però, differenti le aspettative con una vettura, la nuova TS050-Hybrid, che pare destinata più alle alte velocità delle Hunaudières piuttosto che all’impegnativo tracciato inglese.

La vettura gemella di Anthony Davidson, Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima termina invece 17ma a causa di una foratura e relativa uscita di strada da parte del pilota nipponico, che scatenava l’entrata della safety car durante la quarta ora.

Reb13_BRDC

Al quarto posto, prima delle LM P1 non ibride, la Rebellion R-One di Dominik Kraihamer, Alexandre Imperatori e Matheo Tuscher. La leadership di James Rossiter e della CLM del Team ByKolles durava solo pochi giri, poi poco dopo era spazio alla doppietta del team svizzero nonostante la partenza dal fondo dello schieramento dei prototipi, anche a causa di una lunga sosta che portava presto fuori dai giochi il prototipo made in Austria, che comunque riusciva a raggiungere il traguardo.

RGR

Vittoria al primo tentativo invece per l’RGR by Morand di Filipe Albuqerque, Bruno Senna e Ricardo Gonzalez in LM P2. La compagine diretta da Benoit Morand, presto alle calcagna di Pipo Derani, involatosi subito al via con la Ligier dell’Extreme Speed Motorsports a scapito dell’Oreca in pole del G-Drive, ha reagito al meglio ad una serie di problemi di varia natura (pneumatici, radio) confrontandosi in una lotta ravvicinata che già a metà gara li poneva davanti a tutti.

Nel finale Albuquerque riusciva a mantenere un passo tale da portare a casa il primo successo della squadra battente bandiera messicana con un vantaggio di 32” e 41” sui due contender. Parziale delusione le Alpine Signatech, con la #36 di Nicolas Lapierre, Gustavo Menezes e Jonathan Richelmi ad un giro davanti alla vecchia Gibson di Strakka Racing, mentre Manor ed SMP hanno svolto gara sostanzialmente a sé.

Ferr71Ad infiammare gli animi dei 25.000 spettatori presentatisi sotto un clima finalmente primaverile sicuramente le due Ferrari 458 GTE di AF Corse, trionfatrici in GTE-Pro. Davide Rigon e Sam Bird hanno condotto dall’inizio alla fine, approfittando solo della defaillance di Michael Christensen, presto ko con la Porsche 911 RSR del Dempsey-Proton, con il team owner mossiere d’eccezione allo start.

Come confermato dal pilota vicentino non è stata però una vittoria semplice perché il livello non permetteva ulteriori distrazioni. L’Aston Martin di Richie Stanaway era sempre li in agguato e solo un problema di motore ha privato la giovane promessa neozelandese di un sicuro podio. Nel frattempo però Gianmaria Bruni e James Calado avevano già confezionato una gara capolavoro, rimontando nientemeno che i 2 giri accumulati a seguito della penalità la sostituzione del motore dopo le sfortunate qualifiche di ieri.

Per la marca di casa, rimane la soddisfazione del terzo posto con l’altra Vantage di Nicki Thiim, Marco Sorensen e Darren Turner. Al traguardo anche entrambe le Ford GT, anche se a 2 giri dai battistrada.

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Successo Ferrari ed AF Corse infine anche in GTE-Am con la F458 #83 di Francois Perrodo, Rui Aguas ed Emmanuel Collard, emersi dalla lotta con le Porsche dell’Abu Dhabi-Proton e del KCMG durata praticamente per tutta la gara.

Alla fine saranno però l’Aston Martin di Paul Dalla Lana, Pedro Lamy e Mathias Lauda e la Corvette Larbre di Pierre Ragues, Yutaka Yamagishi e Paolo Ruberti ad occupare i restanti gradini del podio, a causa di problemi delle due 911 RSR.

Il secondo appuntamento del World Endurance Championship, la 6 Ore di Spa, fra tre sole settimane.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore di Silverstone


Stop&Go Communcation

Ferrari supersonica in GT. Uno-due Ligier in LM P2

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2016/04/Esulta_gd-1024x682.jpg WEC – Silverstone, Gara: Una sola Audi basta per vincere