Alla fine è andata come tutti si aspettavano, con la vittoria della Toyota #8 della star mediatica Fernando Alonso, affiancato come sempre da Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima, anche alla 6 Ore di Silverstone davanti alla vettura gemella di Mike Conway, Josè Maria Lopez e Kamui Kobayashi.

Questa volta, a differenza dei due primi successi stagionali, la squadra ha organizzato una coreografia fatta di finti sorpassi (le due TS050-Hybrid si sono scambiate la leadership quattro volte nel corso della gara) e di non particolarmente necessari interventi ai box (entrambe le vetture hanno sostituito il cofano posteriore) che però, casualmente, ha portato al medesimo risultato.

Complice, almeno secondo l’ufficialità fornita dal Gazoo Racing, un problema al fondo piatto della #7, che ha fatto determinato la perdita di oltre 15” nel giro di un amen, salvo poi perderne circa altrettanti nel giro di un’ora.

Ora, non ha senso scagliarsi contro l’ultimo costruttore che ha deciso di continuare, ed investire, su di una formula e su di un regolamento che sappiamo già ufficialmente morto, però sarebbe bello poter assistere, almeno per una gara, ad una vera lotta ad armi “quasi” pari con la concorrenza.

Le ricorrenti esternazioni pre-gara del direttore tecnico Toyota, Pascal Vasselon, sono prevedibili quanto strumentali, in quanto, anche senza particolari problemi di affidabilità – se escludiamo il contatto alla partenza – la terza classificata, la Rebellion R13 a motore Gibson di Mathias Beche, Gustavo Menezes e Thomas Laurent, pure favorita peraltro nel finale dal gioco di squadra, è terminata a 4 giri.  La seconda R13 e l’unica BR1 rimasta, dopo il falò della #11 sulla quale non è riuscito a salire l’attesissimo (più dell’Asturiano) Jenson Button, a 5.

Il resto della concorrenza si compone della BR a motore Gibson del DragonSpeed, classificata a 32 giri dopo 12 passaggi ai box, e della Enso CLM del ByKolles ancora una volta vittima dell’inesperienza di un equipaggio assemblato all’ultimo momento.

In classifica, Alonso e c. ora conducono a punteggio pieno con 90 punti contro i 64 dell’altra Toyota e i 53 della Rebellion #3.

A parte questi veleni, va riportato innanzi tutto che lo spettacolo del WEC è stato accolto da una splendida cornice di pubblico (alla faccia di chi pensava che lo spostamento a Ferragosto della gara inglese sarebbe stato deleterio), e che la battaglia in pista non è mancata in tutte e tre le altre categorie.

Innanzi tutto in GTE-Pro, dove si sono trovate a combattere quattro dei cinque marchi presenti. Dopo la confusione in partenza, che ha costretto le due favoritissime Ford ad inseguire, erano infatti la Porsche #92 e le due Aston Martin, irriconoscibili – in positivo – rispetto a Spa e Le Mans, a menare le danze.

Il primo elemento di disturbo, diciamo così, è stato Sam Bird con la Ferrari #71, capace di issarsi sino alle spalle della 911 dominatrice di Le Mans. Purtroppo Egor Orudzhev non era dell’avviso e con una manovra omicida ai danni di Davide Rigon sembrava aver posto fine ai sogni di gloria del Cavallino.

Invece, grazie ad una sosta effettuata con timing perfetto, in anticipo sulla safety car deployata poco dopo per i detriti della 488, James Calado è riuscito ad installarsi al comando e, assieme ad un altrettanto strepitoso Alessandro Pier Guidi, a mantenere la posizione dagli attacchi della Porsche di Richard Lietz e dell’ex Gianmaria Bruni e della Ford di Andy Priaulx ed Harry Tincknell.

Quest’ultimo agguantava nel finale il gradino basso del podio sull’altra 911 RSR, e a conquistare una vittoria bellissima quanto inaspettata. Alla festa non parteciperà solamente la BMW #82, ferma lungo il percorso con la sospensione anteriore ko.

In classifica, Estre e Christensen, grazie alla vittoria di Le Mans, riescono a mantenere il comando, e addirittura ad allungare il gap, nonostante il quarto posto odierno.

Bella lotta anche in GTE-Am, ancorchè decisa dalla direzione gara. Nel finale Johnny Adam con l’Aston del TF Sport riusciva ad avere la meglio su Patrick Lindsey e sulla Porsche del Project 1 che aveva dominato la gara sin dall’inizio. Purtroppo una penalizzazione assassina di 75” di stop & hold per entrambe le vetture promuoveva la Porsche #77 del Dempsey-Proton di Matt Campbell, fino a quel momento terza fissa, che si aggiudicava la seconda gara consecutiva insieme a Christian Ried e Julien Andlauer.

I due contender riuscivano comunque ad aggiudicarsi il resto del podio, superando nel finale l’altra Aston di Pedro Lamy, la cui gara è stata viziata sin dallo start, subito costretti alla sostituzione del diffusore posteriore.

La quinta piazza della Ferrari del Clearwater Racing, mai realmente in gara, permette a Ried e soci di aumentare il vantaggio in classifica, che ora conducono con 23 punti di vantaggio sulla compagine di Singapore, ora incalzati anche dal Project 1.

Infine la LM P2, con la doppietta finale del Jackie Chan DC Racing. La gara è stata decisa da una foratura sostenuta a metà gara dall’equipaggio tutto malese composto da Weiron Tan, Jazeman Jaafar e Nabil Jeffri, che ha permesso il sorpasso alla vettura gemella di Ho-Pin Tung, Gabriel Aubry e Stèphane Richelmi.

Completa il podio l’Alpine Signatech, che mantiene così la leadership in campionato della categoria, ancorchè con soli 4 ed 11 punti di vantaggio rispettivamente sulle due vetture battenti bandiera cinese.

E’ tutto per oggi. Prossimo appuntamento del World Endurance Championship, il 13 ottobre con la 6 Ore del Fuji.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore di Silverstone


Stop&Go Communcation

PierGuidi-Calado, strategia perfetta Ferrari in GTE-Pro. Doppietta Jackie Chan in LM P2. In Am, tra i due litiganti il terzo gode

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/08/Alo-1024x682.jpg WEC – Silverstone, Finale: Come da copione Toyota