Alla fine è finita come previsto, non con una trionfale tripletta ma con un uno-due Audi, che può pensionare così con tranquillità una delle vetture più vincenti di sempre. L’Audi vince con il suo equipaggio più rappresentativo, un ensemble creato a suo tempo col chiaro intento di scoraggiare la concorrenza, che fino a ieri si chiamava Peugeot, ma che oggi, con l’inopinato ritiro a metà febbraio della casa del leone, si è dimostrata inconsistente, aspettando sempre la Toyota. Un piacere soprattutto per il nostro Dindo Capello, forse per ripagarlo dei misunderstanding dello scorso anno, con l’apoteosi della non partecipazione nella gara di Imola.

Dietro le due Audi di Capello/Kristensen/McNish e Duval/Bernhard/Dumas, col colpo di scena finale della lunga sosta ai box per la sostituzione del cofano anteriore e della carrozzeria del retrotreno per questi ultimi, sul podio assoluto sale a sorpresa una P2, la AHPD ARX-01a dello Starworks con Sarrazin/Dalziel/Potolicchio.

Terza tra le P1 e sesta assoluta la Pescarolo di Jousse/Bouillon/Collard, a dimostrazione che ancora una volta con questa formula una vettura affidabile, ancorchè non velocissima, può ancora fare la sua parte, augurando comunque tempi ancora migliori al grande vecchio dell’endurance. Quarta di categoria la nuova Lola-Mazda di Dyson/Kane/Smith, che ha puntato soprattutto sulla regolarità.

Sfortuna a raffica per le varie HPD ARX-03a. La vettura del Muscle Milk con Luhr/Graf/Pagenaud è stata la più performante, con prestazioni sul passo di gara simili alle Audi, soprattutto con il francese che ha dimostrato sicuramente di meritare un grande team. Un problema al bocchettone del carburante a poco meno di mezz’ora dal termine ha privato la compagine a stelle e strisce di un sicuro terzo posto finale che, grazie alle sfortune dell’Audi #2, poteva trasformarsi in qualcosa di più. Delusione anche per le due vetture gemelle di JRM e di Strakka Racing, private di un sicuro piazzamento al vertice da problemi tecnici.

La Rebellion ha visto svanire nell’ultima ora un buon piazzamento con la vettura di /Prost/Heidfeld. Stavolta nemmeno la proverbiale fortuna di “Quick Nick” ha potuto evitare una panne elettrica nell’ultima ora. Peccato anche il problema patito nelle fasi iniziali dal nostro Andrea Belicchi.

Finalmente combattuta anche la classe cadetta, la LM P2, con ben 4 vetture a stretto contatto nelle fasi finali. Alla fine come dicevamo, l’ha spuntata l’HPD dello Starworks, che ha preceduto di 32” le vecchie volpi Barbosa/Bouchut/Tucker del Level 5 Motorsport, quarti assoluti. Ottimi terzi e quinti assoluti la Morgan-Judd dell’Oak Racing con Nicolet/Lahaye/Pla. Da segnalare anche l’ottima prestazione di Companc/Kaffer/Ayari con la prima Oreca al traguardo, settimi assoluti.

Spettacolo garantito fjno alla fine in GTE-PRO, con successo all’ultima curva della BMW M3 RLL di Hand/Summerton/Muller in una lotta a sportellate con la Ferrari AF Corse di Beretta/Cioci/Bertolini, che alla fine si classifica terza preceduta anche dalla Corvette di Magnussen/Garcia/Taylor. A seguire, tutti nello stesso giro, l’altra Corvette di Westbrook/Milner/Gavin e la seconda BMW M3 di Muller/Auberlen/Alzen e l’immarcescibile Porsche 997 RSR del Felbermayr-Proton con Lieb/Lietz/Pilet.

Le Ferrari… Purtroppo una serie di casi sfortunati e di differenti problemi tecnici hanno costellato la gara delle ben 5 vetture del cavallino della classe iscritte in classe PRO. I due equipaggi di punta di Luxury Racing e AF Corse sono stati tolti troppo presto dai giochi che contano, così come le due vetture dell’Extreme Speed, anche se pure in questo caso è stato l’equipaggio meno noto di Brown/Segal/Lazzaro quello che è terminato davanti.

Ottima prestazione per la rinnovata Aston Martin Vantage V8, fino a quando non è stata rallentata dalla perdita di una gomma. Peccato infine per le due Porsche di Falken Tire e Flying Lizard, attardate troppo presto da problemi tecnici dopo aver risolto brillantemente problemi di motore la prima, sostituito dopo il warmup, e i danni di una collisione alo start la seconda.

La Porsche ha invece trionfato con Roda/Ruberti/Ried tra le poche GTE-AM presenti, fungendo da terzo incomodo  tra la sfortunata Ferrari del Krohn Racing e le due Corvette Larbre. Imbarazzante, splendida livrea a parte, la prestazione della nuova joint venture tra AF Corse e Waltrip Racing, più fuori che dentro la pista.

Nelle due serie monomarca, vittoria e terza piazza in LM PC per le entry del CORE Autosports con Viso/Popow/Frisselle e Braun/Bennett/Lux. Nel mezzo l’Oreca FLM di Junco/Dobson/Leitzinger del PR1 Mathiasen. In GTC infine, il super-equipaggio Von Moltke/Bell/Sweedler ha battuto nonostante una serie di disavventure gli eterni rivali dell’Alex Job Racing, secondi con l’equipaggio formato da Keen/Macneil/Dumoulin e del Green Hornet con Sebastian Bleekemolen/Faulkner/LaSaffre. Peccato per la splendida Porsche Cup dipinta con i colori Momo dell’NGT, a lungo in testa e tolta anzitempo dalla corsa da un’uscita di strada.

Che dire infine del lancio del WEC ? Il parco partenti di Sebring, a parte ancora una volta la mancanza di un reale contender per le Audi, era da grandi occasioni. Ben 64 vetture, ma non fa molto testo, grazie soprattutto al folto gruppo di prototipi e gran turismo a stelle e strisce. La vera forza della serie si vedrà nella prossima uscita a Spa, il primo weekend di maggio. Gli organizzatori hanno fatto trapelare di voler utilizzare la stessa formula, ammettendo formazioni locali. Peccato però che si sia lasciata esistere una serie europea con un proprio campionato. Vedremo nelle prossime settimane chi risponderà all’appello.

La classifica finale

Piero Lonardo


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