La Toyota TS-030 Hybrid di Nicolas Lapierre ed Alexander Wurz si aggiudica la 6 Ore di San Paolo, quinta prova del World Endurance Championship. E’ stata una vittoria netta, conquistata senza apparente sforzo. L’equipe diretta dalla vecchia volpe Hughes de Chaunac ha lasciato agli avversari dell’Audi le briciole, a partire dalle qualifiche, ed è impressionante pensare che si tratta solamente della terza uscita ufficiale del prototipo giapponese.

Ovviamente grande delusione in casa Audi, con le vetture di Lotterer-Treluyer e Fassler, la e-tron quattro vincitrice alla scorsa Le Mans e la versione 2011 affidata a McNish, Kristensen e Di Grassi, appena nello stesso giro del vincitore. L’impressione è che l’unico evento straordinario, vale a dire la seconda sosta per cambio gomme, avvenuta prima del previsto non abbia influito più di tanto sul risultato, anche se rimarrà nell’albo d’oro almeno il giro più veloce in gara, ottenuto da Lucas Di Grassi nell’ultima ora di gara, al giro 213 con 1:23.070.

Sembra quindi che avremo un campionato vero, almeno da qui alla fine di questa prima edizione del FIA-WEC, anche se pare improbabile vi sia abbastanza tempo a disposizione per modificare radicalmente il comportamento di queste macchine, stanti le prossime tre trasferte in Bahrain (sempre che vi si corra, data l’attuale situazione politica) Cina e Giappone.

Tra i privati, vittoria e quarto posto assoluto per la Lola-Rebellion di Neel Jani e Nicolas Prost, davanti alla HPD dello Strakka Racing di Johnny Kane, Nick Leventis e Danny Watts, che si è riappropriata della quinta piazza a 2’ dalla fine, sorpassando nuovamente Harold Primat e la seconda Lola P1 nera e oro condivisa con Andrea Belicchi. Poca fortuna invece per il team JRM, attardato da problemi elettrici che ne hanno compromesso la gara, solamente nonni all’arrivo.

La consueta bagarre in LM P2 è stata compromessa dalla carambola dal primo giro, togliendo dalle posizioni di vertice ben quattro vetture, tra cui le Oreca di ADR-Delta e del Pecom Racing. La lotta per la vetta si è quindi ristretta alla HPD di Starworks di Ryan Dalziel, Vicente Potolicchio e Stéphane Sarrazin e alla Morgan-Nissan dell’Oak Racing con Baguette, Kraihamer ed Alex Brundle. Il guasto alla seconda ha lasciato strada libera alla barchetta giapponese, che può così consolidare la propria leadership in campionato. Seconda è terminata l’Oreca del Pecom Racing di Kaffer, Minassian e Perez Companc, fortunata ad approfittare della penalità inflitta a poco più di mezz’ora dalla fine, alla Morgan Nissan residua di Pla, Lahaye e Nicolet, terza all’arrivo. Peccato per il pit stop finale, che ha privato Vitantonio Liuzzi e la Lotus #32 di un meritatissimo quinto posto, dietro alla Zytek del Greaves Motorsport, che è invece andato alla ADR-Delta. Grandi segni di progresso comunque per la squadra di Kevin Kolles, che ha visto entrambe le vetture al traguardo dopo il disastro di Silverstone.

In GTE-Pro, come da pronostici è stato un duello lungo sei ore tra l’Aston Martin di Darren Turner e Stefan Mucke e la Ferrari F458 dell’AF Corse di Gianmaria Bruni e Giancarlo Fisichella. Alla fine l’hanno spuntata i nostri portacolori, in virtù non solo dei minori consumi, che hanno comportato una sosta in meno rispetto agli avversari, ma anche delle prestazioni velocistiche. Terzo gradino del podio per la Porsche Felbermayr-Proton di Lieb e Lietz e solo quarta posizione per l’ultima vettura iscritta, l’altra F458 AF Corse di Bertolini e Beretta.

Vittoria infine in GTE-Am per la Corvette Larbre #50 di Rees, Canal e Bornhauser, abile ad approfittare della sfortuna occorsa alle due Ferrari iscritte, entrambe danneggiate – quella del Krohn Racing in modo definitivo – dal contatto al via. Il calvario della F458 tutta brasiliana con Negrao, Bernoldi e Longo è terminato comunque con il quinti posto finale dietroalla Porsche di Ruberti, Roda e Ried, terza, e all’altra Corvette Larbre.

L’appuntamento con il WEC si sposta fra due settimane con la 6 Ore del Bahrain.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


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