Il World Endurance Championship si ritrova nel weekend a Shanghai per la penultima prova stagionale con l’immenso peso del ritiro a fine anno annunciato a sorpresa dai vertici dell’Audi la settimana scorsa.

Nonostante le tante dichiarazioni infatti, che spaziano dalla circostanza alla riconoscenza, sia da parte dagli altri competitor che dai vertici dell’ACO, gli interrogativi rimangono tanti, sia sul futuro del WEC e soprattutto della classe LM P1.

Sicuramente curiosa la decisione di non capitalizzare i (positivi) investimenti sulla R18 2016, dimostratasi quasi sempre competitiva per la vittoria assoluta per tutto il campionato tranne che a Le Mans. Non dobbiamo dimenticare infatti che con la vittoria (poi revocata per un eccessivo consumo del pattino anteriore) di Silverstone e la vittoria sfumata all’ultimo giro a Le Mans da parte di Toyota, ora Porsche non sarebbe in posizione di chiudere i campionati piloti e costruttori con una gara di anticipo.

Si perché a Shanghai, Neel Jani, Romain Dumas e Marc Lieb si presentano con un vantaggio di ben 23 punti sull’equipaggio della Toyota #6 e addirittura 28,5 su Oliver Jarvis, Loic Duval e Lucas di Grassi, alfieri dell’Audi #8. Ancora più sostanzioso il distacco nella classifica costruttori dove, con 88 punti totali in palio nelle due gare rimanenti, Porsche comanda con ben 59 punti di vantaggio (263 contro 204) sulla casa dei quattro cerchi.

Tornando alle ipotesi per l’immediato futuro, non paiono in discussione le presenze da parte di Porsche e di Toyota al WEC e alla 24 Ore di Le Mans 2017; anzi, l’abbandono prematuro da parte di Audi che, ricordiamo, ha dominato per anni il mondo dell’endurance anche in condizioni di beata solitudine, inventandosi addirittura un competitor interno come Bentley dal 2001 al 2003, potrebbe riaprire le porte ad una terza entry per entrambi i costruttori, almeno a Le Mans se non per tutta la prima parte di campionato.

Toyota, che già nel post-Le Mans aveva paventato la terza vettura, potrebbe sfruttare l’esperienza degli ex-titolari Alexander Wurz e Nicolas Lapierre, senza contare il rookie Pipo Derani che proverà la TS050-Hybrid in Bahrain (lo scorso anno si alternarono Sam Bird ed Alex Lynn). Per Porsche, dopo l’addio di Mark Webber, potrebbe finalmente spuntare l’ipotesi Juan Pablo Montoya, vero prezzemolo di ogni paddock nelle ultime settimane, alla ricerca della mitica Triple Crown, sempre che Penske lo lasci libero a giugno.

In settimana sono spuntate anche voci di un ipotetico programma Joest, che schiererebbe una o più Audi R18 in forma privata… se non addirittura la terza 919 Hybrid di cui sopra, ma staremo a vedere.

Totalmente diverso il discorso per il 2018, quando dovrebbero (il condizionale ora diventa d’obbligo) allorquando dovrebbero entrare in vigore i nuovi regolamenti delle LM P1. Toyota potrebbe chiudere la propria esperienza al termine della prossima stagione, e Porsche ha già fatto sapere di non essere molto interessata a competere da sola. Le sirene Peugeot infatti sembrano ancora lontane, nonostante gli ammiccamenti del CEO Carlos Tavares, ed ancor di più quelle di BMW, che debutterà comunque fra due anni con una nuova GTE in attesa di proporsi sul massimo palcoscenico, come si vocifera da tempo, con un prototipo alimentato a celle di idrogeno.

Nel frattempo avremo ancora due gare, a cominciare dal prossimo weekend, per potere gustare come al Fuji una lotta a tre per la vittoria assoluta.

A Shanghai una defezione importante nell’assenza della Gibson LM P2 di Strakka Racing, che chiuderà anticipatamente la stagione. I problemi con il quarto motore utilizzabile, l’impossibilità di reperire una ulteriore unità Nissan e la conseguente penalità di 3 minuti di stop&hold da scontare in gara le cause additata dal team inglese per il ritiro forzato dalle ultime due gare.

Sempre nella seconda classe prototipi, da segnalare la nuova partecipazione di Will Stevens fra le fila del G-Drive Racing dopo la prima vittoria al Fuji. Il titolare Renè Rast, fresco papà, ritornerà insieme a Roman Russino e ad Alex Brundle per l’atto finale del WEC 2016 in Bahrain a metà novembre. Roberto Gonzalez, fratello di Ricardo impiegato dal canto suo tornerà in azione dopo Città del Messico, questa volta sull’Oreca Manor #45 insieme a Mathias Beche e Tor Graves, mentre Alex Lynn passerà alla entry #44 del team di Graeme Lowdon insieme ai “regular” Matthew Rao e Richard Bradley.

Il titolo della categoria potrebbe essere conquistato con una gara di anticipo dall’Alpine Signatech di Nicolas Lapierre, Gustavo Menezes e Stephane Richelimi, così come da AF Corse e da Emmanuel Collard, Francois Perrodo e Rui Aguas in GTE-Am, classe che vedrà il debutto in casa Larbre di Romain Brandela in luogo di Yutaka Yamagishi sulla Corvette C7.

Competizione ancora una volta serrata invece in GTE-Pro, con Ferrari in vantaggio di soli 3 punti (236 contro 233) nella classifica a squadre sull’Aston Martin. Assai più lontana la Ford nonostante il successo in terra giapponese. Classifica assai corta infine sul fronte piloti, con Marco Sorensen e Nicki Thiim che vantano ancora 10 punti di vantaggio su Davide Rigon e Sam Bird, 15 sul teammate Darren Turner e 24 sull’equipaggio della Ferrari 488 GTE #51 composto da Gianmaria Bruni e James Calado.

Appuntamento in pista a Shanghai dalle 10 di venerdì 4 novembre per le prime libere. La gara domenica 6 con partenza alle 11, sempre ora locale.

Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

Strakka out. Ancora Will Stevens per G-Drive

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2016/11/Fuji_start.jpg WEC – Porsche alla caccia del titolo a Shanghai