Spettacolare prima edizione della 6 ore del Messico all’Autodromo Hermanos Rodriguez. Il risultato finale, con tutti e tre i costruttori sul podio, rispecchia la competitività e combattività della gara, che sostanzialmente non ha mai avuto momenti di relax.

Alla fine si impone, come al Nurburgring, la Porsche col numero 1, quella dei campioni del mondo Brendon Hartley, Timo Bernhard e Mark Webber, autori di una gara quasi perfetta, nonostante la 919 Hybrid su questa pista, sicuramente atipica per il palcoscenico dell’endurance, non era necessariamente la macchina più veloce in pista.

La penalità che alla terza ora ha scombussolato le carte in tavola, alla luce del risultato finale si può considerare un peccato veniale. Forse meno il finale thrilling col lungo del tedesco che, a 5′ dalla fine poteva rimettere in discussione ancora una volta la gara.

Flagwin

Piazza d’onore per l’Audi R18 di Andrè Lotterer e Marcel Fassler, reduci da una corsa con tanti up and down, ultimo fra i quali il botto che il tedesco ha stampato a un’ora dalla fine, forse per un problema idraulico. Fatto sta che dopo un passaggio ai box la macchina tedesca ricominciava a marciare con regolarità. Peggio è sicuramente andata alla vettura gemella, che alla fine terminerà lontanissima, anche se classificata, dopo 8 soste.

Sul podio ci finisce allora la Toyota #6 di Kamui Kobayashi, Mike Conway e Stèphane Sarrazin. Proprio il francese ha impressionato in condizioni miste. Si perché va ricordato che a partire dalla quarta ora il meteo messicano ha rispettato le previsioni, con una fitta pioggerellina che si intensificava a sprazzi. Discutibile comunque la penalità assegnata all’inglese per il contatto con la Ligier #31.

Ad ogni modo, il terzo posto odierno significa il secondo posto in classifica generale dietro gli alfieri della Porsche #2, scavalcati nel finale, e che terminano, sempre nello stesso giro dei vincitori, al quarto posto.

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Gara senza particolari emozioni, come affermato anche dalle parole di Alexandre Imperatori, della Rebellion R-One, condotta anche da Dominik Kraihamer e Matheo Tuscher, vincitrice per la quarta volta su cinque, del duello a due tra le P1 private nei confronti della CLM del ByKolles. Il prototipo battute bandiera austriaca  vede comunque il traguardo, ancorchè distanziatissimo a causa di un problema accusato nelle primissime fasi di gara.

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Finale al cardiopalma in LM P2, coronato dalla vittoria finale degli idoli locali dell’RGR. Dopo un avvio al fulmicotone di Bruno Senna, gli altri avversari si sono autoeliminati, permettendo a Filipe Albuquerque, autore dell’ultimo, interminabile e decisivo stint, di guadagnare la seconda vittoria stagionale, perlopiù nella location voluta con tanta determinazione da Ricardo Gonzalez.

L’Oreca del G-Drive, che aveva ereditato la leadership subito dopo il primo stint, a 35’ circa dalla fine subiva una defaillance quasi terminale ai freni; bravo Renè Rast a riportare la macchina ai box, ma il team per riuscire a risolvere il problema impiegava ben 5 giri che valgono solamente l’ottava posizione finale nella categoria.

L’altro major contender della giornata, l’Alpine #36 di Nicolas Lapierre, Gustavo Menezes e Stephane Richelmi era costretta ad una penalità per un’infrazione al pit e quindi doveva accontentarsi della seconda piazza, nonostante la rincorsa furiosa dell’ex-Toyota, che alla fine terminava a circa 2” dal leader, limitando i danni nella classifica generale, che li vede ancora ben saldi al comando.

Completa il podio a sorpresa per la Ligier #31 dell’Extreme Speed di Pipo Derani, Chris Cumming e Ryan Dalziel, grazie soprattutto al giovanissimo brasiliano, che riesce a pareggiare tutte i problemi causati dal canadese.

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Prima vittoria in GTE-Pro nel 2016 per l’Aston Martin, grazie a Darren Turner e Richie Stanaway. Una vittoria mai messa in discussione, che gli altri contender, Ferrari in primis, hanno cercato di arginare utilizzando al meglio le condizioni meteo e le relative strategie di gara. Proprio in quest’ottica vale oro colato il secondo posto di Gianmaria Bruni e James Calado, a meno di 10” dalla Vantage #97.

Il team gestito da David Richards riesce a piazzare anche l’altra vettura dell’equipaggio danese sul terzo gradino del podio, nonostante il crash che sembrava averla tolta di mezzo a un’ora circa dalla fine. Buono anche il quarto posto dell’altra 488 GTE di Davide Rigon e Sam Bird, che con questo risultato possono avanzare in classifica generale, grazie anche al risultato non particolarmente positivo della Ford #66. Pressochè assenti dalla lotta per il vertice infatti, a parte qualche sprazzo nelle fasi iniziali, le due Ford e la Porsche del Dempsey Proton. Il comando passa ai piloti della Aston, con Turner a quota 86 punti e i due danesi a quota 83 contro gli 82 dell’equipaggio della #71.

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Avvicente come non mai la gara fra le GTE-Am, decisa sostanzialmente dalla foratura accusata dalla Porsche del KCMG all’inizio della quinta ora di gara, e che permetteva all’equipaggio dell’altra 911 RSR dell’Abu-Dhabi Proton Racing di conquistare la seconda vittoria stagionale.

Ottimi secondi, dopo aver superato anch’essi nel finale la Porsche battente bandiera di Hong Kong, la Ferrari 458 di AF Corse di Francois Perrodo, Emmanuel Collard e Rui Aguas, che rimpinguano il proprio bottino in termini di punti nonostante un inizio di gara non facile.

E’ tutto per il quinto appuntamento del WEC, che ritorna fra due settimane al Circuit of The Americas, per la “Lone Star Le Mans”.

Piero Lonardo

La classifica finale della 6 ore del Messico


Stop&Go Communcation

Trionfo messicano in LM P2. Aston e Porsche al meglio in GT

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2016/09/Porsche1win-1024x681.jpg WEC – Mexico, Finale: Porsche si impone in una gara pazza