La Toyota ha finalmente vinto la 86ma edizione della 24 Ore di Le Mans. Un successo atteso quasi sette anni dall’entrata del costruttore nipponico nel neonato World Endurance Championship, per un Paese che può finalmente smettere di rammentare nostalgicamente l’unica precedente vittoria di una marca del Sol Levante, la Mazda del lontano 1991.

Toyota ha vinto ed ha vinto anche Fernando Alonso, il grande fenomeno mediatico oltre che pilota, fortissimamente desiderato dalla FIA e dall’ACO al punto di sconvolgere la schedule della sua creatura. L’asturiano ha comunque compiuto il proprio dovere, gestendo un terzo della percorrenza in gara e senza demeritare rispetto ai compagni Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima, quasi vincitori dell’edizione 2016.

Peccato che in casa Toyota non si sia deciso di lasciare fare corsa libera alle due TS050 Hybrid, perché la gara – tra le più noiose della storia, almeno nella lotta per l’assoluto – ne avrebbe sicuramente tratto giovamento. La posta in palio però era talmente alta che il secondo equipaggio composto da Mike Conway, Kamui Kobayashi e Josè Maria Lopez è stato sacrificato sull’altare del risultato.

Peraltro nelle fasi finali si sono rivisti i fantasmi di due anni or sono, con la #7 a rallentare improvvisamente a poco più di 90’ dalla fine. Invece si è trattato di un semplice errore di strategia, con Kamui Kobayashi costretto ad effettuare un giro in modalità Full Course Yellow per poter raggiungere in salvo la pitlane. Salvo ciò, una gara liscia come l’olio, guarda caso non più diretta dai box dal boss Oreca Hugues de Chaunac, grande assente, insieme al giubilato Anthony Davidson, di questo trionfo.

La concorrenza non è sostanzialmente pervenuta all’appello; troppo castrata dall’EoT la Rebellion, che si è piazzata dietro al colosso nipponico, ma a ben 12 giri dopo una gara attenta, guastata solo dall’errore in partenza (forse pare nemmeno imputabile al pilota) da parte di Andrè Lotterer. Ingiustificati comunque alla luce dei fatti gli allarmismi preventivi del vertice tecnico Toyota.

E le altre tanto attese LM P1 private ? Ancora troppo acerbe la BR, anche se sulla prestazione velocistica è risultata sicuramente la vettura più competitiva, mentre in casa Manor CEFC hanno compiuto l’impresa (incredibile a priori) di portare una Ginetta al traguardo delle 24 ore, anche se distanziata di ben 99 giri, dopo un calvario di soste e problemi vari. Peccato per la ENSO del ByKolles, che però ci ha regalato l’unico vero colpo di scena della gara.

Infatti il crash di Dominik Kraihamer ha modificato indirettamente ma non di poco, l’esito della GTE-Pro, separando, tramite la safety car deployata dalla direzione gara, le due Porsche di testa, che fino a quel momento procedevano indisturbate.

La vittoria è andata alla 911 “Pink Pig” di Kevin Estre, Michael Christensen e Laurens Vanthoor, i quali sono stati in grado di mantenere la leadership acquisita fino a distanziare di un giro l’altra Porsche in livrea retro di Gianmaria Bruni, Richard Lietz e Fred Mackowiecki.

A riprova che – Aston Martin a parte, ma qui stiamo parlando di una vettura evidentemente troppo nuova e a corto di sviluppo – le prestazioni della categoria potevano essere facilmente pareggiate, a parte l’episodio della safety car non si è trattato di una gara scontata. Ne sanno qualcosa Sebastien Bourdais e lo stesso Makowiecki, autori dell’unico vero, reiterato, duello di questa 24 Ore. Alla fine alla Ford #68 va il gradino basso del podio, mentre in casa Ferrari il migliore piazzamento è venuto dalla #52, la terza 488 GTE Evo schierata per l’occasione da AF Corse per Toni Vilander, Antonio Giovinazzi e Pipo Derani, sesta al traguardo a 3 giri dietro anche alla Ford #67 e alla Corvette #63. Peccato per le tre penalità ricevute, sennò almeno un paio di posizioni sarebbero state alla portata.

Porsche trionfa come da copione, festeggiando al meglio i suoi 70 anni anche in GTE-Am, dove l’equipaggio della 911 spec-2017 #77 di Julien Andlauer, Matt Campbell e Christian Ried ha preso il largo quasi da subito, per la gioia del patron Patrick Dempsey.

Completano il podio le due Ferrari di Spirit of Race di un ritrovato Giancarlo Fisichella, Francesco Castellacci e Thomas Flohr e di Keating Motorsports di Ben Keating, Jeroen Bleekemolen e Luca Stolz. Poteva essere una piazza d’onore per questa rossa, gestita in pista da Risi Competizione, se non fosse stato per l’uscita di strada del gentleman texano a Mulsanne nelle ultime fasi di gara. Una buona occasione per festeggiare i 20 anni di motorsport il sesto posto finale dei campioni della Le Mans Cup di Ebimotors.

Infine la LM P2, dove G-Drive trova finalmente il successo al sesto tentativo, questa volta grazie alla gestione Jota. Roman Rusinov ha pescato non uno ma due jolly in Jean-Eric Vergne, che in questa sua seconda parte di carriera par abbia ritrovato stimoli e piacere di guida, e nel giovane prodotto del vivaio Nissan, Andrea Pizzitola.

Una vittoria schiacciante, conseguita peraltro dopo il successo estemporaneo di Spa ed il trionfo ELMS di Monza, dando 2 giri secchi alla migliore delle Oreca, quella ridenominata Alpine di Nicolas Lapierre, Andrè Negrao e Pierre Thiriet (prima delle entry WEC e che quindi conquista punteggio pieno in classifica di categoria), e 3 a quella del SO24-Graff di Jonathan Hirschi, Vincent Capillaire e Tristan Gommendy.

Dietro l’Oreca nera e arancio si è svolta una gara ad eliminazione, che ha visto via via scivolare verso il fondo della classifica o addirittura ritirarsi gran parte dei contender più competitivi. Dato da non sottovalutare, l’ordine di arrivo vede ai primi sei posti altrettante vetture gommate Dunlop. Il tredicesimo ed ultimo posto della categoria infine della Dallara del Cetilar Villorba va comunque visto come un trionfo per come era cominciata questa 24 ore, disputata solo grazie ad un enorme team effort.

Nella classifica generale del WEC, l’equipaggio della Toyota #8 conduce a punteggio pieno, 65 punti, contro i 45 dei compagni di squadra, due volte secondi, e i 38 della line-up della Rebellion #3, autori di due terzi posti.

Il prossimo appuntamento con la massima serie endurance è per la 6 Ore di Silverstone, in programma il 19 agosto in coabitazione come di consueto con l’ELMS.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 86ma edizione delle 24 Ore di Le Mans


Stop&Go Communcation

G-Drive e Porsche trionfano in LM P2 e nelle due categorie GT

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/06/PL50814-1024x682.jpg WEC – Le Mans, Finale: Toyota, storica vittoria contro se stessa