Filipe Albuquerque è da anni uno dei protagonisti dell’endurance mondiale. Dopo i positivi esordi in monoposto e i primi passi nelle ruote coperte con Audi, esperienza terminata sostanzialmente con la sfortunata Le Mans del 2015, anno in cui ha sfiorato anche il titolo ELMS con il team satellite Jota Sport, il pilota portoghese ha saputo gestire con profitto i propri impegni su entrambe le sponde dell’Oceano Atlantico.

Negli ultimi tre anni infatti il 33enne di Coimbra si è alternato nelle varie serie promosse da IMSA e ACO, riportando a gennaio la vittoria assoluta all’ultima Rolex 24 at Daytona dopo averla sfiorata nel 2017. Nel mezzo, sempre negli States, un paio di vittorie assolute alla 6 Ore del Glen, sempre con Action Express.

Parallelamente, nel 2016 si classifica al secondo posto tra le LM P2 nel WEC con la Ligier dell’RGR by Morand con 2 vittorie e 5 podi in 9 gare e lo scorso anno ancora una piazza d’onore nella serie europea con United Autosports, team con cui quest’anno si schiera alla 24 Ore di Le Mans.

Filipe, tu sei sempre il pilota più consistente tra le “non-Oreca” in LM P2. Cosa manca alla Ligier e cos’ha in più l’Oreca rispetto agli altri contender della categoria? “L’Oreca sembra una macchina con la quale è più semplice arrivare al livello più alto. Lo abbiamo visto nella Journée Test e nelle Libere come sono andati subito al top. Noi ci mettiamo un po’ di più e quando la pista si gomma ci avviciniamo. Alla fine siamo a poco più di mezzo secondo dalle migliori Oreca e ce ne teniamo tante dietro.”

“Rispetto allo scorso anno, dove la differenza di prestazioni era scandalosa (Ligier decise di non giocare il “jolly” evitando di portare in pista modifiche estemporanee – ndr) e stavamo dietro anche alle Dallara, possiamo giocarcela.”

E in queste condizioni allora la differenza la fa l’equipaggio. “Esatto. Noi abbiamo un gran bell’equipaggio per la gara. Paul (di Resta) si è integrato benissimo con l’equipaggio e si è adattato prestissimo alla pista. Phil (Hanson) infine, sapevamo che era già veloce. Bell’equipaggio anche quello dell’altra nostra macchina, con Hugo (de Sadeleer) e Will (Owen) ancora più esperti dello scorso anno e in più c’è Juan Pablo (Montoya). Lui si sta abituando alla macchina; d’altra parte per lui è tutto nuovo, tutto diverso: gomma, telaio, rispetto alle gare americane cui è abituato.”

Quest’anno sei anche full-time con Action Express nel WeatherTech SportsCar Championship. “Sì, quest’anno con la Cadillac abbiamo anche un nuovo motore che funziona meglio ai bassi regimi.”

Spesso però sembra che le Cadillac abbiano il BoP contro… “Purtroppo in IMSA non abbiamo il Balance of Performance ma di fatto il Balance of Results (ride). In sostanza non puoi vincere troppo. Noi crediamo di avere una macchina ben assettata sul misto e sui cittadini, ma siamo lenti sul dritto al punto che facciamo fatica a passare le GT e non ci possiamo fare molto. Peccato però che il metro del BoP non sia sempre uguale per tutti;  ad esempio dopo il dominio delle Acura Penske a Mid-Ohio non è stato fatto nulla per limitarle, e questo non è giusto, perché noi invece siamo al limite…”

Tornando alla 24 Ore, avete strategie particolari in programma per domani? “No, niente a che vedere con Toyota che vuol fare tagliare il traguardo ad Alonso (ride). Nulla di definito ancora nei dettagli, ma so già che grazie alla mia esperienza partirò io sulla #22.”

Intervista raccolta da Piero Lonardo


Stop&Go Communcation

Di Resta e Montoya già parte del processo

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/06/PL55875-1024x682.jpg WEC – Le Mans: Filipe Albuquerque suona la carica in LM P2 con United Autosports