La prima mattinata di questa 86ma 24 Ore di Le Mans è stata movimentata da una serie di circostanze che però non hanno modificato sostanzialmente i temi della classifica assoluta.

Un terzo periodo di safety car infatti, deciso dalla direzione gara per permettere la sistemazione di un tombino a Tertre Rouge, oltre che la rimozione di diversi detriti, ha lasciato separate le due Toyota di vertice ma Fernando Alonso, al suo terzo stint, non ha avuto problemi a ripassare il teammate Mike Conway, separato da due diverse vetture di servizio (ricordiamo che a Le Mans sono tre e coprono zone diverse del lungo tracciato) non appena possibile.

Cambio della guardia temporaneo anche in casa Rebellion, con la R13 #1 di Bruno Senna davanti, alla boa delle 20 ore, alla vettura gemella, salvo poi ristabilire le posizioni a seguire.

Le uniche LM P1 ancora in pista oltre i quattro battistrada, separati sempre da 11 giri nonostante la penalità assegnata ad entrambe le TS050 Hybrid, sono sempre e solo la BR #11 e la Ginetta #5, ancorchè quest’ultima ha speso gran parte di quest’ultimo periodo di gara ai box. I due prototipi scontano ora 55 e 77 giri rispettivamente dalle Toyota, il cui distacco ora si attesta prudenzialmente sotto il minuto.

Continua la marcia inarrestabile dell’Oreca del G-Drive tra le LM P2, ma dietro a Rusinov e soci accade di tutto. Due incidenti quasi consecutivi nel corso della 18ma ora alle curve Porsche arrestano temporaneamente la Ligier del Larbre Competition nella sabbia, ma è Paul di Resta che si schianta violentemente di muso e pone fine alla rincorsa della JS P217 #22 dello United Autosports.

Successivamente è Will Stevens, fino a questo momento ottimo secondo con l’altra Ligier del Panis-Barthez Competition, a doversi fermare ai box. L’operazione, che costa la bellezza di 17 giri, lascia via libera all’Alpine e all’Oreca del Graff/SO24, che vanno a completare il podio virtuale dopo che l’Oreca dell’IDEC è costretta a sua volta ad una sosta per riparare la frizione e perdere così la terza piazza. La vettura, ricordiamo partita dalla pole position si ritirerà poco più tardi.

Ma la battaglia vera si svolge in GTE-Pro. Protagonisti la Porsche #91 di Fred Makowiecki e le Ford di Sebastien Bourdais ed Andy Priaulx. L’enfant du pays impegna più volte il connazionale, passandolo un paio di volte per la seconda piazza dietro l’imprendibile “Pink Pig” dopo altrettanti pit-stop, senza esclusione di colpi.

Il duello si conclude però al termine della 21ma ora, con il cambio pilota che vede ora Joey Hand inseguire la 911 RSR in livrea Rothmans. Poco dietro, la Corvette superstite si installa in quinta piazza sbarazzandosi dell’altra Ford di Scott Dixon e della Ferrari #52.

La terza entry del Cavallino rimane la meglio piazzata al settimo posto, nonostante un drive-through comminato durante la 18ma ora, davanti – per ora – alla 488 campione del mondo #51.

L’unico beneficio allo spettacolo regalato dalla citata safety car è stato dato dal riavvicinamento dei contender in GTE-Am nei confronti della Porsche #77 del Dempsey-Proton, che dopo le prime fasi aveva intrapreso una gara solitaria di testa.

Jeroen Bleekemolen ha infatti portato a distanza ravvicinata il duello con la Ferrari del Risi Competizione; peccato che poco dopo la scadenza della 21ma ora un insabbiamento del gentleman texano riporti in seconda posizione l’altra 488 spec-2017 di Spirit of Race. Dietro le due Rosse un trio di Porsche composto da Project 1, Black Swan e dall’italianissima Ebimotors.

Piero Lonardo

La classifica alla ventunesima ora di gara


Stop&Go Communcation

G-Drive resiste inarrestabile in LM P2

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/06/PL59407-1024x682.jpg WEC – Le Mans, 21ma ora: Infiammano solo i duelli in GTE-Pro