Toyota completa l’ennesimo uno-due in pista nella 6 Ore del Fuji, quarto evento della “Super-Season” 2018/2019 del World Endurance Championship. Per la prima volta però la vittoria può andare alla TS050-Hybrid #7 di Kamui Kobayashi, Mike Conway e Josè Maria Lopez.

E’ stato il divario accumulato a fronte di uno stint superlativo a gomme usurate da parte di Mike Conway nei confronti di Fernando Alonso a dettare una differenza mantenuta sostanzialmente sino all’arrivo, dove il polesitter di Le Mans 2017 ha preceduto il connazionale Kazuki Nakajima di 11”.

Al momento non sappiamo se sono stati emessi o meno ordini di scuderia, ma l’atmosfera sul podio era assolutamente tranquilla per l’ennesimo successo stagionale del Toyota Gazoo Racing.

Sul terzo gradino del podio sale l’unica fra i potenziali contender a rimanere in gara senza sostenere problemi, vale a dire la Rebellion #1 di Neel Jani, Bruno Senna ed Andrè Lotterer, a 4 giri. Il distacco finale non lascia molto da dire sulla tanto paventata equivalenza, modificata addirittura due volte prima del weekend, tra ibridi e privati.

Quarto posto agguantato nel finale invece per l’unica BR1 superstite, quella del recente idolo locale Jenson Button, che ha condiviso l’abitacolo con Mikhail Aleshin e Vitaly Petrov, sulla Enso CLM del ByKolles, entrambe a 11 giri; anche la BR a motore Gibson del DragonSpeed ha ceduto infatti le armi nel corso dell’ultima ora, fermandosi lungo la pista.

Tra le LM P2, missione portata a termine per il Jackie Chan DC Racing, che porta a casa un’altra doppietta dopo Silverstone, con la prima storica vittoria di un equipaggio malese. Weiron Tan, Jazeman Jaafar e Nabil Jeffri sono infatti riusciti a mantenere il distacco riconquistato nel secondo terzo di gara, precedendo di 26” i compagni di squadra Stèphane Richelmi, Gabriel Aubry e Ho-Pin Tung.

Ancora una volta a podio anche l’Alpine (queste tre vetture hanno fin qui conquistato 11 gradini dei 12 disponibili), che può mantenere così un distacco minimo di un solo punto su entrambi gli equipaggi del team cinese.

Porsche dal canto suo oggi ha di nuovo di che festeggiare, dopo la vittoria nel finale del WeatherTech USCC di Road Atlanta, cui si aggiungono i due successi in entrambe le categorie GTE.

In GTE-Pro, Kevin Estre e Michael Christensen sono riusciti ad avere la meglio di una concorrenza agguerritissima formata dalla “rinata” BMW M8 #82 di Antonio Felix da Costa e Tom Blomqvist e dalla Ford GT #67 di Andy Priaulx ed Harry Tincknell.

I vincitori dell’ultima Le Mans sono riusciti a rimontare da una prima parte di gara caratterizzata – per voce stessa dei piloti – da una scelta di pneumatici infelice sul bagnato, emergendo sull’asciutto insieme alla Ferrari di Davide Rigon e Sam Bird e alle Ford sulle due Aston Martin protagoniste delle prime tornate.

Purtroppo però per i due piloti della 488 GTE #71, che parevano avviati ad una vittoria sicura, ci si è messo Pastor Maldonado con l’Oreca LM P2 del DragonSpeed. Il contatto, avvenuto all’inizio della quinta ora, ha rovinato la sospensione posteriore sinistra, che gli uomini di AF Corse hanno riparato nel lasso di cinque giri, che non è stato possibile rimontare.

A salvare comunque il risultato del Cavallino il quarto posto finale dei campioni in carica, nonchè vincitori di Silverstone, James Calado ed Alessandro Pier Guidi, autori di una furiosa rimonta dopo una foratura nelle fasi iniziali.

La vittoria odierna permette ad Estre e Christensen di allungare ulteriormente in classifica generale, che ora conducono con ben 29 punti di vantaggio sui vincitori di Spa della Ford #66, Olivier Pla e Stefan Mucke, oggi soltanto sesti dietro anche l’altra 911 RSR di Gianmaria Bruni e Richard Lietz.

Uno Joerg Bergmeister stratosferico ha infine portato al primo successo in GTE-Am nella serie mondiale il P1 Motorsports. Il veterano tedesco, autore di tanti memorabili duelli soprattutto nell’American Le Mans Series, ha imposto nel finale un passo irraggiungibile per tutti, superando di slancio l’Aston Martin del TF Sport che sperava in un colpo a sorpresa.

Johnny Adam, Charlie Eastwood e Salif Yoluc si devono invece accontentare del gradino basso del podio, dopo aver ceduto nel finale anche a Matteo Cairoli con la Porsche #88 del Dempsey-Proton condivisa con Satoshi Hoshino e Giorgio Roda Jr. Le due sole Ferrari rimaste in gara hanno potuto battagliare nel finale solo per la sesta piazza, che al termine di un lungo duello è andata all’esemplare di Spirit of Race di Giancarlo Fisichella, Francesco Castellacci e Thomas Flohr sulla 488 del Clearwater Racing.

Il team battente bandiera di Singapore, insieme ai vincitori odierni, ha comunque ridotto il proprio svantaggio nei confronti dei vincitori di Le Mans Julien Andlauer, Christian Ried e Matt Campbell, ultima quest’oggi dei classificati a 24 giri dopo una disavventura iniziale.

E’ tutto dal Fuji International Speedway. Il prossimo appuntamento del World Endurance Championship a Shanghai il 18 novembre.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore del Fuji


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