La Toyota #8 di Anthony Davidson, Sebastien Buemi e Kazuki Nakajima si aggudica la 6 Ore del Bahrain, ultimo atto del World Endurance Championship 2017.

Un successo agrodolce, stanti i due titoli, costruttori e piloti, già appannaggio dei rivali Porsche con una gara d’anticipo, ma comunque fortemente voluto dal team di Hughes de Chaunac e gestito tecnicamente dal genio Pascal Vasselon, che ha messo nelle mani dei suoi piloti la miglior vettura del lotto.

Cos’è mancato quindi a Toyota? Fondamentalmente la vittoria e i punti doppi di Le Mans, quest’anno svanita già nel primo terzo di gara dopo la beffa 2016, nonchè qualche punto non rosicato alla concorrenza dall’altra entry gestita in pista da Josè Maria Lopez, Kamui Kobayashi e Mike Conway, veloci ma un po’ troppo fallosi (anche oggi un errore evitabilem questa volta del giapponese). Davidson e c. concludono infatti con cinque vittorie su nove gare contro le quattro dei neocampioni Brendon Hartley, Timo Bernhard ed Earl Bamber, quest’oggi secondi dopo una gara inficiata sin dall’inizio dal piloncino finito sotto la vettura.

Niente da fare per Neel Jani, Nick Tandy ed Andrè Lotterer, che ambivano finalmente alla vittoria dopo averne sacrificate almeno un paio per ordini di scuderia. I danni derivanti da un duro contatto con la 911 del Gulf Racing UK al termine della quarta ora, più la relativa penalizzazione, li estomettevano dal successo finale.

Per il costruttore nipponico è tutto rimandato quindi la prossima stagione, nuovi regolamenti permettendo; per Porsche, magari non è nata una nuova leggenda, come citavano le magliette commemorative in onore della 919 Hybrid, però sicuramente per un po’ mancherà una degna concorrenza – almeno nel nome – per l’assoluto.

Da segnalare comunque che un altro singolo episodio avrebbe potuto cambiare radicalmente il risultato in pista, con Davidson contuso al piede nella concitazione di un pit-stop.

Trionfa la Ferrari e dopo il titolo costruttori GT si aggiudica anche la prima edizione del mondiale piloti con Alessandro Pier Guidi e James Calado, secondi in parata dietro i compagni di squadra Davide Rigon e Sam Bird, che ha approfittato del podio per chiedere la mano alla fidanzata.

Bravissimi inoltre Rigon e Bird a rimontare il deficit di non aver rifornito, unica tra le GT di testa, durante l’unica Full Course Yellow della giornata; chiave di volta per la #51 invece l’aver risparmiato un set di gomme nelle qualifiche.

Niente da fare né per l’equipaggio della Ford #67 composto da Andy Priaulx e Harry Tincknell, che si deve accontentare del gradino basso del podio dopo una gara comunque tutta d’attacco, con l’unica sbavatura del penultimo pit-stop non perfettamente eseguito dagli uomini del Team Ganassi. Per Richard Lietz e Fred Makowiecki solamente la quarta piazza, che nonostante la strategia perfetta del team, rispecchia i valori odierni in campo. 

Riesce l’impresa anche alla Rebellion con Bruno Senna e Julien Canal che si aggiudicano il trofeo LM P2 grazie alla vittoria ottenuta anche con l’apporto di Nicolas Prost. Le cose sembravano essersi messe male nell’ultima ora per la Vaillante #31, con il brasiliano a segnalare ripetutamente problemi al servosterzo. Senna decideva di rimanere in macchina anche per l’ultima frazione, mantenendo così il vantaggio necessario sull’Oreca del Jackie Chan DC Racing di Oliver Jarvis, Ho-Pin Tung e Thomas Laurent, che gli terminerà dietro di poco più di 10”. Questo il reale distacco tra i due contender dopo nove gare.

Il gradino basso del podio va all’altra Rebellion di Mathias Beche, David Heinemeier Hansson e Nelson Piquet. Incaricati di rubare punti alla concorrenza, non vi sono riusciti ma hanno almeno venduto cara la pelle fino alla fine, garantendo il sorpasso per la seconda piazza solamente all’ultimo splash.

Missione compiuta infine anche per l’Aston Martin, che trionfa in GTE-Am con Thomas Lauda, Pedro Lamy e Paul dalla Lana, tornando al titolo di categoria dopo tre anni grazie ad una rimonta che ha li ha visti precedere la concorrenza grazie a tre vittorie nelle ultime quattro gare.

La Porsche del Dempsey Proton, che alla vigilia poteva ancora ben sperare nel colpaccio, ha dovuto subire una sosta killer nelle prime fasi di gara per la sostituzione di un faro, così il resto del podio è stato occupato dalle due Ferrari del Clearwater Racing degli iper-combattivi Matt Griffin e Keita Sawa, e della Spirit of Race di Francesco Castellacci, Thomas Flohr e Miguel Molina.

Entrambe queste compagini dovrebbero ritornare anche nella prossima “Super-Season” 2018/2019, che partirà con il prologo, in programma al Paul Ricard il 5-6 aprile prossimi.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore del Bahrain


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Ferrari, vittoria e titolo piloti in GTE-Pro. Rebellion e Aston Martin, missione compiuta in LM P2 e GTE-Am

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2017/11/PLM8336-1024x681.jpg WEC – Bahrain, Finale: Vittoria agrodolce Toyota, trionfo Ferrari in GTE-Pro