Alla fine ce l’hanno fatta le tanto vituperate (e vessate) Global LM P2, che si impossessano addirittura dei primi due gradini del podio con le Oreca di JDC-Miller e CORE Autosport alla 6 Ore del Glen, sesto appuntamento del WeatherTech SportsCar Championship.

Stephen Simpson è riuscito a completare l’impresa quasi riuscita nel 2017 con un doppio sorpasso da cineteca su Jordan Taylor e Juan Pablo Montoya all’ultimo restart, a mezz’ora dalla fine. La Cadillac del WTR aveva tratto ancora una volta vantaggio dall’ottimo lavoro della crew all’ultimo pitstop in regime di bandiere gialle e, nel contrastare il colombiano con la Acura Penske leader per gran parte della gara, ha perso di vista il sudafricano neonaturalizzato USA, che alla guida del “Red Dragon” dall’interno scivolava a prendere la testa della gara per non mollarla più sino alla bandiera a scacchi.

Nulla da fare per Montoya, che perdeva clamorosamente in volata anche la piazza d’onore a favore di Romain Dumas con l’altra Oreca del CORE Autosport. Ma andiamo con ordine.

Al via non scattava al meglio dalla pole position – acquisita grazie alla ormai consueta decisione del CORE di rinunciare al pilota che ha effettuato le qualifiche per schierare l’owner/driver Jon Bennett – la Ligier LM P2 dello United Autosports con Paul di Resta.

L’ex Force India si faceva infatti subito passare dall’Acura Penske di Dane Cameron, ma dietro un contatto tra Felipe Nasr e Tristan Vautier provocava il testacoda di quest’ultimo, centrato a sua volta dalla Nissan di Scott Sharp. Coinvolto anche Nicolas Lapierre, subentrato al via a Pipo Derani sull’altra Nissan, il quale subiva il contatto di una Porsche 911, chiudendo sin da subito la lotta per il primato dei prototipi di Extreme Speed.

Tra le GT, erano le Ford e le Lexus a primeggiare nelle due categorie: in GTLM si formavano presto addirittura quattro coppie con Richard Westbrook e Joey Hand a precedere le due Corvette, Porsche e BMW nell’ordine; dopo il restart successivo alla neutralizzazione iniziale Kyle Marcelli si riuniva alla testa delle GTD insieme al poleman Mike Hawksworth.

Il primo pit risultava disastroso per United Autosports e Phil Hanson perdeva due posizioni finendo dietro a Stephen Simpson, issatosi sino in P2 con la rossa Oreca del JDC-Miller, e alla seconda Acura Penske di Ricky Taylor. La seconda neutralizzazione, chiamata dalla direzione gara allo scadere della prima ora per i detriti lasciati da un nuovo contatto di Scott Sharp, anche questa volta incolpevole nei confronti della Cadillac di Renger van der Zande, non cambiava di molto le carte in tavola. In GTD, si rompeva la coppia di testa, con la Lexus #14 di Dominik Baumann rallentata da problemi alla pompa del carburante.

Al secondo giro di pit si formava una coppia anche in testa alla gara, con Ricky Taylor – triplo stint per entrambi i piloti Penske alla faccia del caldo – che riusciva ad accodarsi al compagno di squadra. Contestualmente sull’Oreca del CORE partita dal fondo prendeva il volante il neovincitore dell’ennesima Pike’s Peak, Romain Dumas, che iniziava una furiosa rimonta, aiutato anche dal ritmo blando del gentleman che lo ha preceduto alla guida.

In escalation anche le Porsche in GTLM, che presto andavano ad insidiare il primato delle Ford, rinnovando i duelli della recente Le Mans e Patrick Pilet a prendere il comando della categoria poco dopo 120’ di gara. In GTD invece, David Heinemeier Hansson non riusciva a contenere l’Acura di Justin Marks, dopo che l’Audi di Sheldon van der Linden, fino a quel momento al secondo posto, era costretta a tornare ai box a passo d’uomo, senza carburante, situazione senza dubbio curiosa dopo la penalità e le polemiche di Daytona sui rifornimenti della R8.

Il successivo giro di soste vedeva invece il cambio della guardia al comando in casa Penske, con Helio Castroneves ad uscire davanti a Juan Pablo Montoya, entrambi subentrati ai teammates sulle due Acura. La leadership del popolare “spider-man” durava però pochissimo, tradito dal cambio della sua ARX-05 DPi era infatti costretto ad un paio di soste assassine che lo portavano a 4 giri dal vertice.

La Ligier dello United Autosports frattanto poteva fregiarsi alla metà gara della prima posizione assoluta con Bruno Senna grazie a consumi nettamente più parchi delle “cugine” DPi. Anche Dumas perseguiva la stressa strategia, dopo aver perso il giro a causa di una toccata e relativo testacoda, mentre in GTLM si era formata al vertice un’accoppiata Porsche. Cambio della guardia anche in GTD, con l’Acura di Katharine Legge ad avere la meglio ora su Heinemeier Hansson.

La gara, fin qui abbastanza fluida dopo le due caution iniziali, si interrompeva nuovamente dopo circa 120’ per il contatto tra l’Oreca di Colin Braun, subentrato a Dumas, e quella del Performance Tech di Joel Miller, che aveva la peggio. Anche qui, curiosamente nessuna sanzione per la 07 #54. Tra le GTLM erano solo la Corvette di Oliver Gavin e la Ford di Ryan Briscoe a potere effettuare la sosta prima della chiusura della pitlane, creando un undercut rispetto agli altri contender. I prototipi di testa rifornivano invece tutti assieme salvo la Penske battistrada, nuovamente con Dane Cameron al volante, e Filipe Albuquerque, che invece in ottica campionato cercava di limitare i danni di una Cadillac poco competitiva sulla pista newyorkese.

Al terzo restart, oramai a quasi due terzi di gara, Cameron manteneva agilmente il comando su Bruno Senna, ma in GTLM erano le Corvette ora a dettare legge, formando presto un’insospettabile (alla vigilia) accoppiata con Antonio Garcia che si approfittava della Ford  #67 e si accodava ad Oliver Gavin, ricordiamo con strategia leggermente differente.

In GTD era ora la Lamborghini di Madison Snow ora a segnare il passo sulla Mercedes di Jeroen Bleekemolen, sulla Acura NSX GT3 di Alvaro Parente e sulla rinveniente Audi di Cristopher Mies. L’olandese doveva però ben presto sottostare ad un drive-through per velocità eccessiva in pitlane, vanificando lo sforzo della AMG GT3. Nel frattempo si era rifatto nuovamente sotto anche la Lexus #15, di nuovo con Jack Hawksworth al volante, ma l’inglese, forse complice una disattenzione della box 3GT, si presentava inaspettatamente in pitlane per scontare un drive-through assegnato invece alla macchina #51, la Ferrari di Ozz Negri.

Dietro Cameron tranquillamente al comando era invece lotta al coltello tra Di Resta e Colin Braun, che arrivavano anche al contatto. Il fumo proveniente dal posteriore della Ligier #32 si doveva fortunatamente ad un contatto della carrozzeria e veniva sistemata durante il successivo passaggio ai box della LM P2 angloamericana. Anche in questo caso la direzione gara decideva di non sanzionare l’Oreca #54.

Frattanto anche in GTLM arrivava l’ora dei duelli, con Dirk Mueller a riconquistare di potenza il primato per la Ford sulla Corvette #3, così come L’Audi del Montaplast acquisiva il primato fra le GTD sull’Acura della Legge dopo un lungo ed appassionante duello.

Il momento decisivo della gara per Prototipi e GTD scatta all‘inizio della sesta ora, con la quarta ed ultima caution, chiamata dalla direzione gara per rimuovere i detriti della gomma dell’Audi di Andy Lally. Nella corsa collettiva ai box era la Cadillac del WTR ad avere la meglio sulla Acura di Montoya e sull’Oreca di Simpson. Attardata invece l’altra Oreca del CORE a causa del cambio pilota, con Dumas a sostituire per l’ultima volta Braun e a montare gomme fresche. La sosta dei due battistrada temporanei, Vanthoor e Westbrook, lasciava invece Dirk Mueller al comando delle GTLM davanti alla Corvette di Garcia e alla Porsche di Pilet, che andranno poi anche a comporre, nel medesimo ordine, il podio finale della categoria.

Gli ultimi istanti sono quelli che abbiamo raccontato poco sopra, con Stephen Simpson marpione nei confronti di Dane Cameron e Jordan Taylor ad agguantare il primo successo tra le Prototypes per il JDC Motorsports e Romain Dumas a portare Jon Bennett e Colin Braun sino alla piazza d’onore, secondo podio stagionale dopo il terzo posto di Daytona.

In GTD invece è giallo finale per una penalità inflitta all’Audi del Montaplast ma non scontata dal team, che dopo 7 giri dalla comunicazione decideva di rientrare ai box e ritirarsi in segno di protesta. A sorpresa però non sarà l’Acura di Alvaro Parente a riportare la vittoria, perché Markus Palttala riusciva con meno di 15’ sul cronometro a passare la Acura #86 e ad insediarsi al comando della categoria con la BMW M6 GT3 del Turner Motorsport. A completare il podio Madison Snow e Bryan Sellers, terzi sulla Lamborghini Huràcan del Paul Miller Racing.

Come avrete inteso, una gara avvincente (facili i paragoni con la recente Le Mans), che ha finalmente sfatato il mito delle DPi avvantaggiate sulle cosiddette “global LM P2” rispondenti alle regole ACO e motorizzate Gibson, anche se le Acura sembrano godere ancora di un qualcosina in più rispetto alla concorrenza.

In classifica generale, il solo Filipe Albuquerque, stante l’assenza di Joao Barbosa, difende ancora il primato assoluto nonostante il sesto posto odierno. In GTLM, classifica sempre corta con i vincitori odierni a sopravanzare i compagni della Ford #67. In GTD infine Katharine Legge accorcia le distanze sugli alfieri del Paul Miller Racing.

E’ tutto per oggi. La massima serie endurance a stelle e strisce tornerà già la settimana prossima per la prova canadese di Mosport.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 6 Ore del Glen


Stop&Go Communcation

La Ford si aggiudica la battaglia in GTLM. La BMW torna al successo in GTD, ma pesano le decisioni della direzione gara sull’Audi del Montaplast

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/07/Redragon2.jpg USCC – Watkins Glen, Gara: La rivincita delle LM P2 con JDC-Miller e CORE