Ancora una volta una corsa ad eliminazione la Rolex 24 at Daytona, dove vince chi resiste in una forma accettabile, quasi fosse una tappa di montagna del Tour de France.

Questa volta però la gara non è stata frammentata dalle inevitabili caution. La direzione gara dell’IMSA, forse anche per la presenza dei vertici ACO, che finalmente e logicamente guardano sempre più agli States per rivedere opportunamente le formule di WEC e Le Mans, in questa 56ma edizione ha dispensato solamente quattro neutralizzazioni – tre di queste piuttosto veniali peraltro.

Sicuramente il bassissimo numero di incidenti è stato aiutato, più che dall’assenza delle “famigerate” PC, anche dalla presenza di un parterre piloti di assoluta eccezione, impreziosito non solo dal bicampione del mondo di F1 Fernando Alonso, alla prima presa di contatto con il mondo dell’endurance, ma anche dai migliori giovani talenti del motorsport europeo e mondiale.

Alla fine l’hanno spuntata ancora una volta le Cadillac, quelle dell’Action Express, che piazzano una doppietta con Filipe Albuquerque, che ha simbolicamente vendicato il finale 2017, Joao Barbosa e Christian Fittipaldi sul gradino più alto e un Mike Conway sontuoso ad accompagnare la rivelazione della Roar Felipe Nasr, Eric Curran e Stuart Middleton al secondo posto. Gara perfetta, senza sbavature, salvo qualche apprensione a causa di un surriscaldamento del nuovo motore 5,5 litri nell’ultimo quarto di gara.

Ko invece entrambe le altre DPi V.R, con la sorpresa Spirit of Daytona fermata da problemi di accensione nel primo terzo di gara ed i campioni in carica del WeatherTech SportsCar Championship nonché vincitori lo scorso anno del Wayne Taylor Racing partiti dalla pole position ma fermati da una moria incredibile di pneumatici Continental che hanno consigliato al ritiro precauzionale quando peraltro ormai la gara era ormai compromessa.

A contendere il primato alle DPi made in Dallara ci hanno provato per oltre metà della percorrenza le due nuove Acura del Team Penske, ma non è bastata una line-up stellare a permettere un successo storico al rientro nell’endurance. Purtroppo per la squadra del “Captain”, sono stati guai elettrici ed un contatto proprio con la Dallara #31 a fermare i nuovi prodotti di casa Oreca, che chiudono comunque la gara al nono e decimo posto.

Il valore indubbio del telaio 07 del costruttore francese viene impreziosito innanzi tutto dal terzo posto dell’esemplare del CORE Autosport di Romain Dumas, Loic Duval, Jon Bennett e Colin Braun, ma anche dalle cinque vetture (sette se contiamo le Acura) all’interno della top ten.

Meglio del previsto la prova dello United Autosports, con la Ligier “sbagliata”, quella di Bruno Senna, Paul di Resta, Will Owen e Hugo de Sadeleer quarta assoluta a quatto giri.

Da dimenticare poi le gare di Nissan e Mazda, chiamate entrambe rispettivamente alla riconferma e al “salto” dopo le differenti esperienze dello scorso anno. L’esperienza di Extreme Speed e Team Joest, che apparentemente ha fatto difetto in questo season opener, sarà sicuramente l’arma in più nel prosieguo del campionato. Praticamente non pervenuta infine la Multimatic-Riley, affidata in unico esemplare al BAR1 Motorsports.

Doppietta anche per Ford, che stravince con le sue GT, questa volta presenti in due soli esemplari, regalando a Chip Ganassi, starter onorario, la 200ma vittoria all-time. L’ordine di arrivo vede finalmente Richard Westbrook, Ryan Briscoe e Scott Dixon davanti di soli 11” ai compagni di squadra Sebastien Bourdais, Joey Hand e Dirk Mueller. A decidere il risultato il penultimo pit della #66, con il tricampione WTCC che non riusciva ad innestare la prima a causa di problemi al cambio.

A seguire le due Corvette, con i campioni in carica della serie, con Jan Magnussen, Antonio Garcia e Mike Rockenfeller impossibilitati, nonostante un paio di situazioni favorevoli determinate da altrettante caution, a ricucire il gap solidamente scavato dalle GT dell’ovale.

Dietro le quattro vetture americane segue in P5 la Ferrari di Risi Competizione di James Calado, Davide Rigon, Alessandro Pier Guidi e Toni Vilander, autori di una gara resa complicata da un discreto numero di problemi tecnici, quale l’ennesima portiera che non si chiude, e forature, ma più di tutto da un BoP che non ha avvantaggiato certo la 488 in versione GTE.

Fosse poi durata di più la pioggia, che ha imperversato per una sola ora alla fine del primo quarto di gara, avremmo forse assistito ad un altro miracolo Porsche, con un Patrick Pilet in formato Petit Le Mans; invece la 911 dotata di uguale numero di gara si deve accontentare della penultima piazza della categoria. Leggermente meglio è andata a Gianmaria Bruni, che chiude a 22” da Vilander e c. Da rivedere infine le BMW M8, pervenute comunque entrambe al traguardo.

L’onore del tricolore, oltre naturalmente alla paternità tecnica delle Cadillac, viene salvato questa volta dalla Lamborghini, che si aggiudica la sua prima 24 ore ncon Mirko Bortolotti, Rolf Ineichen, Rik Breukers e Franck Perera, ed il GRT Grasser, primi fra le GTD. Impresa notevole dato che l’Huracàn #19 era partita dal fondo dello schieramento per un’irregolarità (derivante da guato tecnico beninteso) in qualifica. Il successo delle GT3 di Sant’Agata è impreziosito dal terzo posto dell’esemplare del Paul Miller Racing di Andrea Caldarelli, Bryan Sellers, Bryce Miller e Madison Snow. Nel mezzo, l’Acura NSX GT3 #86 di Alvaro Parente, Katherine Legge, AJ Allmendinger e Trent Hindman, vero team Pro tra i Pro-Am.

Ancora niente da fare, come nel 2017, per la Mercedes del Riley Motorsports capitanata da quel Jeroen Bleekemolen, quarto. Peccato infine per le Ferrari, iscritte in massa nella categoria. La migliore delle 488 in versione GT3 quella di Scuderia Corsa dei vincitori 2015 della categoria, Townsend Bell e Bill Sweedler, trionfatori anche a Le Mans l’anno successivo, coadiuvati dal solito Jeff Segal e da Sam Bird, quinta.

Niente da fare per i dominatori delle qualifiche, con la seconda entry del Risi Competizione affidata al talento del solo Miguel Molina, mentre l’esemplare di Spirit of Race non è giunto nemmeno al traguardo a causa dell’ennesimo errore (questa volta non in salsa Aston Martin) di Paul dalla Lana. Alessandro Balzan, bicampione in carica ricordiamo della categoria, che dal canto suo ha condotto il suo esemplare alla decimo posto dopo una gara tutta in salita dopo un problema tecnico nelle fasi iniziali.

E’ tutto per questa Rolex 24. L’appuntamento ora è per la 13 ore di Sebring, in programma dal 14 al 17 marzo prossimi.

Piero Lonardo

La classifica finale della 56ma Rolex 24 at Daytona


Stop&Go Communcation

Anche Ford fa doppietta in GTLM. Bortolotti regala la vittoria a Lamborghini in GTD

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2018/01/Podium-1024x768.jpg USCC – Daytona, Finale: Doppietta Action Express