“Babe I’ve got a brand new Cadillac” citava un classico del blues ripreso dai Clash nel 1979, e questo è quanto accaduto oggi a Daytona in occasione della 55ma Rolex 24.

Lo strapotere delle nuovissime DPi costruite per conto del costruttore statunitense dalla factory Dallara hanno dominato tutta la gara, lasciando solo le briciole agli avversari. Alla fine è stato uno spettacolare uno-due deciso nelle battute finali a favore della #10 del Wayne Taylor Racing del nostro Max Angelelli, all’ultima gara, dai fratelli terribili Ricky e Jordan Taylor, e dall’asso della NASCAR Jeff Gordon, che si è tolto un ultimo sfizio prima del ritiro.

A soli 671 millesimi termina l’altra Cadillac dei campioni in carica Joao Barbosa, Christian Fittipaldi e Filipe Albuquerque con la #5 dell’Action Express Racing. Ci sarà sicuramente da discutere sulla manovra che ha tolto il comando al talentuoso portoghese, giratosi dopo un contatto a 5’ dalla fine, e che non ha ricevuto accoglienza presso la direzione gara. Dispiace per il sempre corretto pilota ex-Audi, ma per par condicio va ricordata comunque anche l’azione di blocking che la vettura gemella dell’Action Express, pluridoppiata, di Mike Conway, ha effettuato su Jordan Taylor e sui terzi classificati del Visit Florida Racing, all’inizio dell’ultima ora di gara.

La Multimatic/Riley Mk30 si classifica terza, quale migliore delle nuove LM P2. Marc Goossens, Renger van der Zande ma soprattutto Renè Rast sono riusciti anche a capeggiare la classifica, nonostante una qualifica non esaltante e un passo iniziale non proprio convicente. Va detto che per le altre ben più attese Oreca e Ligier a motore Gibson qusta trasferta americana si è trasformata in una debacle.

Subito fuori dai giochi l’Oreca del JDC/Miller, giunta comunque al traguardo con 13 giri di ritardo, quasi immediatamente è sparito anche l’esemplare del DragonSpeed, completamente ricostruita dopo il crash del giovedì e ritiratasi definitivamente a tre quarti di gara. Non è andata meglio nemmeno all’esemplare di Rebellion, afflitta da noie elettriche. L’unica Ligier JS P217 del PR1/Mathiasen ha invece visto la bandiera a scacchi, così come le Nissan DPi da cui deriva.

Non è riuscito il miracolo dello scorso anno, ma le due vetture dell’Extreme Speed si sono dimostrate, quando nelle mani di Brendon Hartley, Bruno Senna e Pipo Derani, assolutamente al livello dei migliori. Purtroppo l’incidente di Hartley ha tolto di mezzo un sicuro contender per la lotta finale, mentre l’esemplare col #2 ha terminato in P4 a 3 giri. Doppio ritiro anticipato infine per le Mazda, che ricordiamo condividono il telaio Multimatic/Riley.

In PC è stata una cavalcata vincente della entry del PR1/Mathiasen di James French, Patricio O’Ward, Kyle Masson e Nicholas Boulle. L’entry #38 ha condotto infatti per tutta la gara salvo le prime curve, mentre le altre quattro Oreca FLM09 iscritte, soprattutto quelle dei campioni uscenti di Starworks, hanno passato più tempo fuori pista che in gara. Devastante infatti il distacco sulle due vetture del BAR1 Motorsports che, nonostante equipaggi sulla carta più titolati, si sono classificate rispettivamente a 22 e 39 giri dai class leader.

Appassionante come sempre poi la lotta fra le GTLM, che ha vissuto di duelli ravvicinati per l’intera gara, Alla fine ha trionfato la Ford #66, quella in pole, con l’equipaggio che aveva trionfato a Le Mans lo scorso giugno composto da Joey Hand, Dirk Mueller e Sebastien Bourdais, ma non c’è stato il tanto atteso arrivo in parata dei quattro esemplari iscritti.

Nelle fasi finali hanno infiammato i duelli che hanno visto protagonista James Calado sulla Ferrari del Risi Competizione, che si deve accontentare del gradino basso del podio insieme ai teammates Toni Vilander e Giancarlo Fisichella, dietro alla nuova Porsche 911 RSR di Patrick Pilet, Dirk Werner e Fred Makowiecki, rinvenuta nel finale dopo l’exploit sotto la pioggia. Solo P4 per la migliore delle Corvette, quella di Antonio Garcia, Jan Magnussen e Mike Rockenfeller.

Se tra le GT2 la 488 ha dimostrato di valere fino alla fine il passo dei migliori, BoP permettendo, la delusione più grossa per il Cavallino va scontata invece in GTD, dove entrambi gli esemplari iscritti di 488 GT3, sempre al top sin dalle qualifiche, hanno abbandonato anzitempo la competizione. Dopo il ritiro a metà gara della #51 partita dalla pole di Spirit of Race infatti, a tre ore dalla fine anche il motore della #63 di Scuderia Corsa ha reso l’anima, lasciando l’incolpevole Sam Bird fermo lungo il circuito.

Spazio quindi alle tedesche, con il factory driver Michael Christensen, ricordiamo aggiunto all’ultimo momento, a portare al successo la Porsche 911 GT3 R dell’Alegra Motorsport di Carlos e Michael de Quesada, Daniel Morad e Jesse Lazare.

Anche qui, arrivo in volata sull’Audi R8 LMS GT3 del Montaplast di Cristopher Mies, Connor de Philippi, Jules Gounon e Jeffrey Schmidt e sulla Mercedes AMG GT3 di Jeroen Bleekemolen, Mario Farnbacher, Adm Christodoulou e Bem Keating, che in questa edizione si è alternato sulla Oreca PC #8 di Starworks.

Solo P5 alla fine per l’unica Acura NSX giunta al traguardo, la #86 di Jeff Segal, Ozz Negri, Ryan Hunter-Reay e Tom Dyer, dietro l’Audi #57 dello Stevenson Motorsports, ma un potenziale sicuramente interessante. Da dimenticare infine, ma solo nel risultato, la gara delle due Lexus, sparite anzitempo a causa di un contatto e delle conseguenze di una foratura.

Il WeatherTech SportsCar Championsip ritornerà con la edizione della 12 Ore di Sebring, in programma il 18 marzo, che come consuetudine verrà preceduta dai test collettivi, il 23-24 febbraio prossimi

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo della 55ma Rolex 24 at Daytona


Stop&Go Communcation

La Ford bissa Le Mans in GTLM. Porsche “si accontenta” del successo in GTD

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2017/01/Festa2.jpg USCC – Daytona, Finale: Cadillac trionfa al debutto con Angelelli, i fratelli Taylor e Jeff Gordon