A Daytona il crepuscolo lascia presto spazio alle luci artificiali e davanti Kamui Kobayashi, subentrato a Fernando Alonso alla guida della Cadillac del Wayne Taylor Racing, prende il ritmo di testa dopo un’incertezza a gomme fredde.

La leadership del driver ufficiale Toyota in queste fasi varia a seconda delle neutralizzazioni e delle strategie, come quando Action Express decide di non rifornire durante la sesta ora di gara con Pipo Derani nel mentre della quarta interruzione generata dal contatto fra l’Oreca del PR1 Mathiasen di Mark Kvamme, fermo per un testacoda, e la Cadillac del JDC-Miller di Juan Piedrahita, che non riesce ad evitarla (l’LM P2 riuscirà a tornare in pista, la DPi no).

Nel frattempo in GTLM James Calado riesce a prendere la testa della categoria con la Ferrari del Risi Competizione, fin qui sempre nelle posizioni di vertice.

Ma il vero colpo di scena avviene durante la settima ora, allorquando, a meno di 15’ di distanza, entrambe le Mazda accusano problemi. Inizia Olivier Pla, appena salito al posto di Jonathan Bomarito, il quale si ritrova senza trazione – probabilmente per carenza di fluidi motore – sulla sua RT24-P e si gira. In precedenza il teammate Harry Tincknell era stato vittima di un contatto con la Acura NSX GT3 di Katharine Legge, non sanzionato dalla direzione gara. La successiva sosta ai box costerà 3 giri alla Mazda #55.

Poco dopo è invece la volta di Timo Bernhard, che si ferma al bus-stop con la sua Mazda che sputa fiamme dal motore, per propiziare la quinta Full Course Yellow della gara. La fermata del campione WEC in carica – forse derivante dal contatto con l’Acura di Ricky Taylor al restart precedente – è definitiva.

La GTD ha perso nel frattempo una sicura protagonista dalla lotta al vertice nella Ferrari di Spirit of Race, con Paul dalla Lana vittima di un contatto con la Lamborghini del Precision Performace di Milos Pavlovic che costa al box di Amato Ferrari la sostituzione della sospensione anteriore della 488 GT3 #51, più un drive-through.

Davanti è quindi il momento degli ex-F1, con Juan Pablo Montoya e Rubens Barrichello, quest’ultimo sulla Cadillac superstite del JDC-Miller, a dare spettacolo dietro Kobayashi. Dopo l’ennesima neutralizzazione di questa tormentata Rolex 24 – ancora una volta protagonista la Lamborghini #47, ferma lungo la pista – sono i due prototipi del “Captain”, regolarmente presente al posto di comando, a dettare legge, con lo stesso Montoya ed Alexander Rossi.

Simon Pagenaud, subentrato al colombiano, rischia di rovinare tutto durante la decima ora con una rovinosa uscita di strada alla curva 5, forse generata dl contatto con l’Audi in livrea canadese del Moorespeed. La situazione viene però risolta in tempi record dal box Penske con la sostituzione del muso anteriore dell’ARX-05 #6, che ricompone presto nell’accoppiata di testa, ancorché a posizioni invertite, davanti alle due Cadillac di Jordan Taylor e Pipo Derani.

In GTLM frattanto sono le due Porsche a dettare legge in una battaglia ravvicinata che, grazie alle tante neutralizzazioni, ha permesso anche alla #912, rallentata nelle fasi iniziali da un problema allo splitter anteriore, di riprendere il giro dei primi e di accodarsi al leader Fred Makowiecki.

La strategia ha premiato anche la Corvette #3, che ha rimontato ben tre giri per il contatto fratricida ai box; purtroppo però per il team diretto da Doug Fehan, allo scadere della metà gara Antonio Garcia si ritrova inspiegabilmente senza carburante, costringendo il team di servizio ad un traino ai box e generando l’ottava caution.

Alla metà gara pertanto, in regime di bandiere gialle, Alexander Rossi conduce sulla Cadillac di Jordan Taylor, sull’altra Acura di Montoya e sulla Cadillac Felipe Nasr. Queste sono fin qui le uniche vetture a pieni giri.

Tra le LM P2, la lotta è ristretta alle due entry del DragonSpeed, reduci da una toccata fratricida in pista durante la settima ora fra Roberto Gonzalez e Ben Hanley, ora con Sebastian Saavedra e Nicolas Lapierre al volante.

Dopo 12 ore, sono ben 6 invece le GTLM ancora nello stesso giro, con le due Porsche ancora al comando sulla Ferrari di Miguel Molina e la Ford di Dirk Mueller.

Ferrari in evidenza anche fra le GTD, con Toni Vilander, fin qui centellinato dai box Scuderia Corsa, ad inseguire la BMW M6 GT3 di Jens Klingmann e la Mercedes di Jeroen Bleekemolen.

Piero Lonardo

La classifica dopo la dodicesima ora di gara


Stop&Go Communcation

Lotta aperta in GT con le Ferrari in contention

http://www.stopandgo.tv/wp-content/uploads/2019/01/Acura7N.jpg USCC – Daytona, 12ma Ora: Disastro Mazda. Le Acura prendono il comando nella notte