L’Audi R18 e-tron quattro di Tom Kristensen, Allan McNish e Loic Duval si aggiudica l’edizione dei 90 anni della 24 Ore di Le Mans. E’ stata una corsa dura, che rimarrà negli annali, oltre che per quanto accaduto nei primi giri di gara, per le tante safety car ed il continuo alternarsi delle condizioni meteo, che hanno reso la vita ancor più difficile agli equipaggi.

Toyota ha avuto il merito di crederci fino in fondo, portando al traguardo entrambe le due TS-030 Hybrid, in attesa di un problema che non si è mai materializzato sull’Audi di testa. Troppa la differenza di prestazioni a pista libera per poter sperare in qualcosa di più per il team diretto da Hughes de Chaunac, e alla fine il secondo posto finale di Sebastien Buemi, Anthony Davidson e Stéphane Sarrazin premia comunque l’affidabilità del prototipo giapponese, precedendo sul terzo gradino del podio l’Audi #3 di Lucas di Grassi, Marc Genè ed Oliver Jarvis, il cui duello con le Toyota #7 per appropriarsi della terza piazza ha infiammato le ultime quattro ore di gara.

La Toyota di Lapierre infatto, dopo aver ceduto la posizione, a meno di 80 minuti dalla fine, andava dritto a Mulsanne. Il pilota in un primo momento usciva addirittura dalla macchina ma poi, una volta liberata dai commissari, vi rientrava per riportarla ai box. Ripartirà circa mezz’ora più tardi per aggiudicarsi la quarta piazza.

Tra i privati, vittoria a sorpresa e sesto posto assoluto per l’HPD Strakka Racing, che ha saputo approfittare delle disavventure occorse nell’ultimo terzo di gara alle due Lola Rebellion, che purtroppo non sono riusciti a replicare la gara perfetta dello scorso anno.

In LM P2, doppietta delle Morgan-Nissan dell’Oak Racing, che hanno vinto la categoria con la #35 di Bertrand Baguette, Ricardo Gonzalez e Martin Plowman davanti alla #24 di Olivier Pla, Alex Brundle e David Heinemeier Hansson. Le due barchette francesi hanno demolito la categoria sin dalle prime fasi di gara, lasciando agli avversari le briciole. Per il team di Nicolet il giusto riconoscimento dopo tanti anni di tentativi. Terza piazza per l’Oreca del G-Drive di Roman Rusinov, Mike Conway e John Martin.

Altro avvincente duello nel finale tra l’Aston Martin di Stefan Mucke e le Porsche di Marc Lietz e Patrick Pilet per la vittoria di classe in GTE-Pro. Ad un’ora e mezza dalla fine l’Aston di Mucke riesciva a portarsi a diretto ridosso di Lietz, ma proprio mentre era dietro gli scarichi della Porsche, un violento scroscio di pioggia cambiava nuovamente le carte in tavola.

Mucke rientrava per un primo cambio mentre Lietz continuava a procedere. Nello stesso giro veniva chiamata la safety car per l’uscita di strada di Badey con l’Oreca del Thiriet by TDS, che sbatteva a lato delle Hunaudieres, rischiando di portarsi con se anche il leader della P2, la Morgan Oak di Bertrand Baguette. Grande spavento anche per Minassian con l’Oreca del Pecom Racing che eseguiva un 360° proprio davanti all’Audi di Treluyer.

L’Aston montava le full wet e rientrava così come Pilet con la seconda Porsche al momento terza piazza, mentre Lietz continuava imperterrito con le slick nel diluvio di Tertre Rouge. Mucke si ritrovava intruppato dietro il semaforo in attesa della safety car e rientrava in pista solamente dietro le due 911, tra lo stupore dello stesso box Porsche.

Non era giornata nemmeno per l’AF Corse e nell’ultimo periodo la Ferrari di Malucelli ripartiva toccando l’art car di Oak Racing, che si fermerà definitivamente poco dopo nella sabbia. Toni Vilander dal canto suo, arrivava lungo a Mulsanne, lasciando strada in quarta piazza alla Corvette #73 di Jordan Taylor.

Né il forcing finale di Toni Vilander a seguito del ricompattamento effettuato dalla safety car – che anzi potrebbe anche perdere la posizione a favore di Oliver Gavin se non fosse per una sosta imprevista a causa di una portiera che non si chiude – né un ultimo forte scroscio temporalesco cambiano la graduatoria, che vede l’1-2 finale delle Porsche gestite dal Team Manthey con Richard Lietz, Marc Lieb e Romain Dumas davanti a Patrick Pilet, Jorg Bergmeister e Timo Bernhard.

Un buon auspicio per il ritorno in LM P1 Porsche del prossimo anno, i cui piloti verranno rivelati all’indomani di questa 24 Ore. Una clamorosa disfatta per Aston Martin, cui non sono bastate ben tre vetture per domare il passo di gara delle coupè tedesche. Discorso a parte per Corvette e Ferrari, che sappiamo avranno di che lamentarsi, soprattutto gli ultimi, per le equivalenze attribuite dal Balance of Performance alle diverse GT. Impalpabile infine la presenza delle Viper SRT, al ritorno dopo anni di assenza.

Porsche vittoriosa anche in GTE-Am, con la 911 #76 dell’IMSA Performance Matmut di Jean Karl Vernay, Raymond Narac e Cristophe Bourret sul gradino più alto della categoria davanti alle due Ferrari AF Corse di Perazzini, Casè e O’Young e di Cioci, Griffin e Gerber. Buon quarto posto finale per la Porsche del Dempsey Del Piero Racing dell’immenso Patrick Long, Patrick Dempsey e Joe Foster, unico risultato di rilievo della folta pattuglia americana pervenuta sul circuito della Sarthe.

E’ tutto per questa 24 ore. Il WEC ritornerà il 1° settembre con la 6 ore di S.Paolo.

Piero Lonardo

La classifica finale


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