L’Audi anche quest’anno non riesce a tornare al successo a Road Atlanta e cede il passo ancora una volta alla Peugeot. A differenza della scorsa stagione non si è trattata di una vittoria concretizzatasi totalmente sul campo di gara, che ha visto invece soccombere già nelle fasi iniziali sia la vettura di punta della casa del leone, la #7 affidata a Bourdais, Davidson e Pagenaud, che l’Audi #2 con i mostri sacri del volante Kristensen, Capello e McNish, il cui calvario tecnico è durato fino alla nona ora, quando i vertici della casa degli anelli hanno pensato che era ora di chiudere.

L’incidente che a tre quarti abbondanti di gara ha tolto di scena Romain Dumas e l’Audi #1 nel momento del suo massimo effort lascia discutere, e aldilà delle polemiche, ha tolto di scena l’unica vera rivale di Montagny, Sarrazin e Wurz, liberi di calare il ritmo fino alla bandiera a scacchi, la terza in tre gare dopo la sfortunata Le Mans, unica ma enorme macchia del palmares 2011 Peugeot. Col titolo ILMC già in tasca alla casa del leone si va quindi verso Zhuhai, sempre che questa trasferta conti ancora qualcosa per le due grandi case.

Seconda ha terminato la Peugeot 908 dello scorso anno affidata all’Equipe Oreca con Gene, Lapierre e Minassian, sfiorando di fatto il colpaccio come a Sebring, mentre ha conquistato il gradino più basso del podio, prima fra le vetture a benzina l’Aston Martin ufficiale di Mucke, Primat e Fernandez, prima delle benzina, che pare vivere una seconda giovinezza. Completano la top five, distanziatissime, la Oak-Pescarolo di Pla, Yvon e Prémat e la Lola-Rebellion del nostro Andrea Belicchi, Jani e Prost.

Le tre entry a stelle e strisce non hanno, come da pronostici, avuto mai voce in capitolo. Scomparse quasi subito le AMR Muscle Milk (ancora una volta per problemi tecnici) e la seconda Lola-Mazda di Kane, Al Masahood e Leitzinger (per incidente), inesistente la decrepita Lola della Autocon, è toccato alla Lola-Mazda #16 tenere alto il vessillo dei massimi prototipi a stelle e strisce. Sesta assoluta fino alle ultimissime fasi di gara, quando un’uscita di strada di Chris Dyson ha penalizzato oltremodo il risultato finale, 17ma assoluta.

Prima fra le LM P2 ed unica a non soffrire di noie tecniche la HPD ARX 01-g del Level Motorsport affidata a Tucker, Barbosa e Bouchut, sesta assoluta. La piazza d’onore è andata alla Oak Pescarolo schierata dalla United Autosport di Brown, Patterson e Stefan Johansson, mai in corsa per la vittoria finale, mentre la Oreca motorizzata Nissan della Signatech di Ordonez, Mailleux e Vernay, già laureatasi campione ILMC, è riuscita a piazzarsi comunque terza.

Bella gara tra le LM PC, con vittoria negli ultimi metri, grazie all’ultima bandiera gialla per le contemporanee uscite di strada di Chris Dyson e di Ryan Dalziel, per Lewis, Dobson e Richard e la Performance Tech Motorsports, che ha passato la #89 dell’Intersport Racing di Marcelli, Drissi e dei fratelli Ducote proprio all’ultimo giro. Terza si classifica la #06 del CORE Autosport di Ricardo Gonzalez, Gunnar Jeannette e Rudy Junco. I primi due si aggiudicano, ex-aequo con Eric Lux, sfortunatissimo ma comunque quarto con la entry del Genoa Racing insieme a Elton Julian e Christian Zugel, il titolo ALMS piloti. Al CORE Autsoport per un punto invece la classifica a squadre.

Passiamo alle GT per celebrare la grandissima vittoria della Ferrari F458 della AF Corse con Fisichella, Bruni e Kaffer. In una corsa così tirata uno stop & go di 1’ significa tanto, e gli alfieri di Amato Ferrari ce l’hanno messa tutta per sistemare il danno inferto loro dalla direzione gara nelle prime fasi della corsa. Una grande rimonta aiutata anche dalle tante caution (dieci) che hanno più volte ricompattato il gruppo, ma che nel finale avrebbe potuto privare l’equipaggio del cavallino di una quantomai meritata vittoria. Secondi a poco più di 6” Bergmeister, Long e Pilet con la prima delle Porsche del Flying Lizard, abili a capitalizzare le disgrazie altrui (leggi BMW) con un sorpasso negli ultimi metri sulla M3 #55 Di Auberlen, Werner e Farfus, terza.

Sono state le gomme il vero tallone di achille della casa bavarese. Ben quattro le forature, di cui tre per la #56 di Muller, Hand e Priaulx, l’ultima nelle fasi finali, per un deludente ottavo posto finale. Non bene neanche le Corvette, con la sola #4 di Gavin, Magnussen e Westbrook in grado di competere per la vittoria, quarta. In sordina anche la gara della Porsche del Team Falken Tire plurivittoriosa in ALMS, giunta quinta al traguardo con Helzer, Sellers e Ragginger davanti alla F458 #01 dell’Extreme Speed che con Farnbacher, Sharp ma soprattutto Johannes van Overbeek ha dato spettacolo nelle fasi centrali di gara. Ottima prova anche per le Ferrari del Luxury Racing; dell’assurda autoliminazione di Risi Competizione abbiamo già parlato. Inesistenti infine – come al solito – Jaguar e Lotus.

Tra le AM grande vittoria  per Krohn Racing con il nostro Michele Rugolo, Niclas Jonsson e Tracy Krohn, capaci di resistere anche alle scorrettezze dell’equipaggio della Larbre Competition formato da Gardel, Bornhauser e Canal, classificatisi comunque secondi a 3 giri dalla F430 verde acido. Terzi, ma con un distacco abissale, l’Aston Martin Vantage di Giroix, Goethe e Wainwright.

In GTC battaglia fino agli ultimi metri per il primato tra le GT3 del TRG, dell’Alex Job Racing e  del Black Swan. Vittoria e titolo ALMS per quest’ultima, con Tim Pappas che, grazie all’aiuto dei fratelli Sebastien e Jeroen Bleekemolen, riesce ad aggiudicarsi anche il titolo piloti.

Secondo a poco più di 8” l’equipaggio dell’Alex Job con Keen, Wong e Sweedler. Solo terza ad un giro l’entry di punta del TRG con i più accreditati Pumpelly, Ende e Ludwig.

Per l’ALMS l’appuntamento è alla stagione 2012 con la 12 ore di Sebring a marzo. L’ILMC ritorna invece a novembre per la 1000 km di Zhuhai.

Piero Lonardo

L’ordine di arrivo


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