BMW celebra il nuovo campione Marco Wittmann, il secondo in tre anni dal ritorno in DTM. Mercedes festeggia il weekend perfetto di Pascal Wehrlein, con l’auto addirittura superiore a quelle degli avversari. Audi ne esce nuovamente con le ossa rotte, nonostante il podio di Timo Scheider.

UP – BMW, Mercedes, Marco Wittmann, Christian Vietoris, Timo Scheider, Vitaly Petrov

A dirla tutta, BMW non ha brillato particolarmento in quest’ultimo appuntamento. Tre auto nella top ten, ma nessuna fra le prime cinque: un po’ sottotono rispetto a ciò a cui la Casa bavarese ci ha abituato quest’anno. Tuttavia, il sesto posto di Marco Wittmann è bastato per consegnargli il titolo piloti 2014, e festeggiare il secondo campionato vinto dopo 3 anni dal proprio ritorno in DTM non è poco.
Chi ha messo in ombra tutti gli altri, sorprendentemente, è Mercedes. La pausa estiva ha fatto miracoli ad una squadra che sembrava allo sbando, tant’è vero che al Lausitzring la C-Coupé era the car to have.
Mercedes aveva anche il pilota giusto, l’appena diciannovenne Pascal Wehrlein che è diventato il più giovane nella storia del DTM ad ottenere pole e vittoria. Molto bene poi Christian Vietoris, che ha saputo difendere la doppietta della Stella. In premio ha ottenuto il secondo posto in classifica, superando i piloti dei Quattro Anelli.
Si distingue anche Vitaly Petrov, ad un passo dalla zona punti (dodicesimo), il suo miglior risultato sinora in DTM. Pollice in alto per il russo, per incoraggiamento.
Fra gli altri piloti, vanno spese due parole per Timo Scheider, autore di una gara eccezionale, priva di errori ma molto aggressiva. Per poco, molto poco, non ha strappato il gradino intermedio del podio a Vietoris, con cui ha lottato proprio nei due giri finali.

DOWN – Audi, Mattias Ekstrom, Mike Rockenfeller, Jamie Green, Edoardo Mortara, Adrien Tambay, Paul Di Resta

Non c’è niente da fare, Audi non si riprende. Un po’ tutta la squadra merita il pollice verso, e non c’è da stupirsi se il prossimo anno vedremo qualche cambiamento importante. L’erroraccio al pit stop di Mattias Ekstrom è costato punti preziosi: che la colpa sia del pilota o dei meccanici, qualcosa non va se l’auto riparte senza che la ruota sia ben serrata.
Troppi errori, anche strategici, come quelli che hanno in pratica reso Edoardo Mortara assente. Mike Rockenfeller al più mediocre, Jamie Green disastroso, fra penalità e incidenti vari. Alla fine il britannico si è dovuto ritirare, portando con sé il collega Adrien Tambay.
Disappunto, infine, pure per Paul Di Resta: il campione 2010 poteva portare a casa un buon risultato, ma un’escursione fuori pista ha messo ko la sua Mercedes, mentre duellava con Wittmann.

Giuseppe Poliseno


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